Special 2, la recensione: nessuno mette Ryan O’Connell in un angolo

La nostra recensione di Special 2, la seconda ed ultima stagione della serie creata e interpretata da Ryan O'Connell e prodotta da Jim Parsons, dal 20 maggio su Netflix.

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Special: Ryan O'Connel in una scena della seconda stagione

Ci sono delle piccole grandi chicche seriali, che spesso passano troppo inosservate su Netflix, nell'immenso catalogo la piattaforma che ogni settimana si arricchisce di nuovi titoli. Un esempio lo si ritrova in questa nostra recensione di Special 2, la seconda ed ultima stagione della serie creata e interpretata da Ryan O'Connell e prodotta da Jim Parsons. Special si aggiunge ad altri show che hanno parlato ed "educato" in modo intelligente il pubblico su disabilità e simili, dopo Atypical (che viene anche nominato guarda caso) e Speechless, per raccontare il percorso di indipendenza e consapevolezza di sé del protagonista quasi trentenne.

ESSERE MOLTO PIÙ CHE UNA DISABILITÀ

A chi ha una disabilità di qualsivoglia tipologia si dice spesso che non deve lasciarsi definire da essa. Come dice la madre del protagonista in Special, interpretata dalla meravigliosa Jessica Hecht, però, "Ryan è un po' entrambe le cose". Ed è proprio in questo limbo che si ritrova il nostro intrepido protagonista, un ragazzo che proprio come l'attore che lo interpreta, ha una forma lieve di paralisi celebrale. Una condizione che lo fa sembrare "quasi come tutti gli altri", come se non avesse un handicap, che però risulta evidente non appena cerca di svolgere determinate operazioni che alle persone potrebbero sembrare basiche e banali. Ryan inoltre è gay e quindi rientra in ben due "minoranze" discriminate.

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Special: un'immagine della seconda stagione

La serie era iniziata proprio con Ryan che cercava di "sfuggire" a questo inghippo: dopo essere stato investito da un'auto senza riportare gravi conseguenze, cercando indipendenza dalla madre e in ambito lavorativo aveva raccontato una piccola grande bugia: ovvero che la sua disabilità fosse il risultato dell'incidente e non una sua caratteristica fin dalla nascita. Nel finale aveva preso maggiore consapevolezza di sé urlando al mondo la verità, e nessuno lo aveva giudicato per questo, al contrario di quanto pensava, soprattutto a Eggwoke, il blog con cui aveva iniziato a collaborare. Il nuovo fidanzato della madre, Phil, però, anche a causa della sua disabilità aveva fatto allontanare Ryan e Karen, ed è da lì che riparte la nostra storia.

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MONDI SEPARATI

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Special: una scena della seconda stagione

Ryan e Karen non si parlano e ognuno dei due cerca di vivere la propria vita uscendo dallo schema di co-dipendenza in cui erano finiti. Tantissimi avvenimenti colpiranno i nostri beniamini in questi nuovi - e purtroppo già ultimi - otto episodi per arrivare a un epilogo studiato, equilibrato, con una strizzata d'occhio a quando la nostra storia è iniziata. Quando c'è una scrittura pungente, fresca, attuale, che non propone mai il dialogo prevedibile ma sceglie quello dirompente, senza peli sulla lingua, c'è tutto in una serie, e Special ne è l'esempio perfetto. Fin dal titolo scherza sulla condizione del protagonista e di tutti quelli come lui, per non farlo sentire diverso dagli altri ma allo stesso tempo per non perderne mai la consapevolezza: in questa seconda stagione ad esempio si unirà a un gruppo di supporto, i Crips, formato da ragazzi che come lui devono convivere con un tipo di disabilità e hanno deciso di affrontarla con il sorriso sulla faccia.

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Special: una scena della stagione 2

Special va oltre: oltre il pietismo, oltre il cliché, oltre le facili etichette in cui "rinchiudere" Ryan come gli altri personaggi. Una girandola di figure ottimamente caratterizzate e interpretate che rendono il mondo del protagonista più ricco e più colorato, proprio come la fotografia della dramedy di Netflix che gioca con la luce e coi chiaroscuri (proprio come quelli della vita). A cominciare dagli interessi amorosi di Ryan, che mostrano un punto di vista esterno diverso sulla sua disabilità (tenete d'occhio l'adorabile ragazzo che porterà Ryan nei Crips), l'energica Punam Patel che è Kim, la sua amica, confidente e collega di lavoro a Eggwoke, una ragazza indiana formosa che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Senza dimenticare la già nominata Jessica Hecht, il cui personaggio dovrà imparare a gestire la propria vita senza doversi occupare 24h su 24 di qualcuno, e Marla Mindelle nei panni di Olivia, la direttrice di Eggwoke implacabile, cinica, egocentrica e narcisista ma allo stesso tempo ben consapevole di ciò che accade nel mondo. Questo ultimo emozionante giro di boa regalerà non poche sorprese, molte risate, qualche lacrimuccia e tanta, tanta, verità, attraverso gli occhi pieni di ingenuità e stupore e allo stesso tempo sempre più consapevoli del nostro protagonista.

Conclusioni

Concludiamo la nostra recensione di Special 2, la seconda ed ultima stagione della serie creata e interpretata da Ryan Connell, in modo dolceamaro proprio come la serie e la vita stessa. Non manca nulla in questo ultimo capitolo che è un piccolo pezzo della vita di Ryan e degli altri personaggi ma allo stesso tempo una grande testimonianza di come si possa fare ottima serialità parlando di argomenti delicati e spinosi, che non dovrebbero assolutamente essere tali.

Movieplayer.it
4.5/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • La scrittura sempre fresca, vivace, pungente e senza peli sulla lingua di Ryan O’Connell, insieme alla sua interpretazione dolce e determinata.
  • Viene dato il giusto spazio a tutti i personaggi e ognuno ha il proprio percorso di crescita e conoscenza di sé per arrivare a un epilogo soddisfacente per tutti.
  • Menzione speciale per Jessica Hecht e Punam Patel, che insieme a Marla Mindelle regalano tre interpretazioni comiche complesse di tre donne altrettanto complesse.

Cosa non va

  • Ne dovrebbero fare di più di serie così.