Se il suo nome non ci suonasse ancora familiare dopo il successo con il Waldo Salt Screenwriting Award al Sundance Film Festival o il passaggio alla scorsa edizione di Cannes nella Quinzaine Des Cinéastes, Eva Victor e la sua opera prima Sorry, Baby, sono state ufficialmente benedette dagli elogi di Julia Roberts alla cerimonia di consegna dei Golden Globes dell'11 gennaio scorso.
L'attrice candidata per After The Hunt, non ha vinto il premio per la miglior attrice (andato a Jessie Buckley per Hamnet) ma, sul palco per presentare il premio per Miglior Film - Musical o Commedia, ha trovato il tempo di riconoscere la sua collega candidata: "Ho perso, un minuto fa... io ed Eva Victor, che è la mia eroina. Sorry, Baby - se non l'avete visto, guardatelo".
Il film, una dramedy di ispirazione autobiografica, vede Victor nei panni di Agnes, una giovane professoressa alle prese con le conseguenze di un trauma che ha fatto deragliare la sua vita.
Sorry, Baby distribuito da A24 nelle sale USA e prodotto dalla Pastel di Barry Jenkins, arriva in Italia con I Wonder Pictures e per l'occasione, abbiamo incontrato virtualmente Eva Victor affiancata dai due attori fondamentali per il suo film: Naomi Ackie, nel ruolo di Lydie, migliore amica di Agnes e Lucas Hedges in quello di Gavin, vicino di casa e suo interesse romantico.
Una storia di amicizia oltre il trauma, quella di Sorry, Baby, lo ribadisce più volte Eva Victor, nelle interviste e nelle sue note di regia: "Mentre Agnes e Gavin stanno un po' "recitando l'idea" di una relazione romantica, senza esserci completamente arrivati; Agnes e Lydia... quella è la cosa più romanticissima del film".
Sorry, Baby: intervista a Eva Victor, Naomi Ackie e Lucas Hedges
Eva, il film è una composizione di scene, momenti che costruiscono questo percorso di guarigione che non è mai lineare. Come l'hai costruito?
Eva Victor: Credo di aver pensato ai vari capitoli come a momenti di ogni anno che risultassero emblematici della sensazione di quell'anno e di quel periodo. Ho scelto, per esempio, la scena della giuria, che era una sorta di forzatura: lei è costretta a lasciare casa per la prima volta. Le vengono poste domande a cui non è ancora pronta a rispondere pubblicamente. È come se si trovasse nel suo peggior incubo, un luogo terribile in cui trovarsi, e questo la fa tornare un po' indietro. Ma volevo che i capitoli funzionassero come funziona la memoria: ricordi le cose più intense e il tempo si muove in modi strani nella tua memoria. E questo succede soprattutto quando stai cercando di guarire e ti senti traumatizzata. Volevo che il tempo fosse più intuitivo e meno lineare. Ma volevo anche che il film iniziasse dall'amicizia, perché è di questo che parla, oltre l'amore e il romanticismo. Volevo partisse con molta gioia per poi ritrovarla in momenti diversi.
Eva Victor: Credo che la scena in cui Agnes dice ciò che hai appena citato: "a volte mi sento in colpa quando non ci penso" sia un vero momento di cambiamento per lei. Le cose si spostano perché finalmente dice ciò che sta vivendo con le sue parole e alle sue condizioni ad uno sconosciuto, e inizia a non filtrarsi per la prima volta. Perché a volte, quando parli con uno sconosciuto, la posta in gioco è più bassa: non deve trattenerti in nulla, non è così preoccupato per te, e ti vede semplicemente per ciò che sei in quel momento. Quindi sì: non lineare, ma sicuramente con momenti di guarigione. Mi piace che vedi il film come una composizione di scene, sembra così anche a me.
Le manifestazioni del trauma nel film
Naomi e Lucas, come avete percepito il film sulla carta e di cosa direste che parla, ora che lo avete girato?
Naomi Ackie: Penso che ciò che ora riesco a vedere rispetto alla prima lettura della sceneggiatura sia che il film parla di trauma, ma non solo di quello. Perché i momenti traumatici della tua vita influenzano le tue azioni, ma non necessariamente in modo esplicito. E gli strati del trauma sono così profondamente nascosti che sembrano più veri della vita stessa. E questo mi è sembrato molto speciale. Le persone possono scattare per le cose più casuali.
Questo film mi sembra davvero autentico nel modo in cui mostra quanto il trauma possa vivere dentro una persona: non è qualcosa che sta in superficie, ma emerge e salta fuori in momenti in cui non ne sei consapevole, attraverso le tue azioni, nel modo in cui vivi. E in realtà, quando ne sei più consapevole, è proprio allora che non salta fuori ed è lì che entra in gioco la vulnerabilità.
Lucas Hedges: quando leggo e guardo qualcosa, mi ritrovo a percepire la singolarità della voce dell'autore. Sì, c'è "di cosa parla il film", ma in realtà vedi la forma e l'essenza di un'artista. Quando ho letto la sceneggiatura, ciò che veniva fuori più di tutto era Eva. Chi è Eva come autrice. E la stessa cosa si percepisce nel film. Ho pensato: "Oh cavolo, devo tenermi forte, allacciarmi la cintura, capite cosa intendo? Lo dico veramente."
Eva Victor: Cosa intendi con cintura di sicurezza?
Lucas Hedges: Potevo sentire che stavamo accelerando. Grazie ad Eva, al suo genio, alla sua unicità o semplicemente al suo talento come artista, riceviamo questo film così bene. Questo film sarebbe potuto essere veramente brutto ma non lo è perché è Eva a raccontarlo, capite?
La scena della vasca da bagno
Nel film ci sono tre scene bellissime e dolorose e sono tutte ambientate nella vasca da bagno. Quanto pensate che siano rappresentative delle connessioni tra i personaggi?
Naomi Ackie: Adoro questa lettura, non avevo mai pensato alla vasca così. Me ne vengono in mente solo due.
Eva Victor: C'è la scena in cui Lydie dice ad Agnes che è incinta, mentre si lavano i denti. C'è il momento di confessione di ciò che è accaduto e poi infine Gavin e Agnes che condividono un momento.
Naomi Ackie: Ho pensato una cosa che non c'entra niente con il film ma penso abbia senso con la domanda. Mia madre aveva un quarzo rosa in salotto. La mia famiglia, come molte, litigava abbastanza spesso, ma, non abbiamo mai litigato in salotto. Ce ne siamo accorti solo dieci anni dopo che non avevamo mai litigato lì. È stato davvero strano. E come ha detto Eva, nel film la casa vive insieme ad Agnes. Quando Lydie è lì, la casa è uno spazio caldo, ma, in realtà, quando Agnes è sola e si sente davvero vulnerabile,diventa quasi una casa dell'orrore, isolante. E penso che la vasca da bagno, e quel bagno, rappresentino lo spazio di condivisione, come se lì dentro ci fosse tipo il cristallo dell'onestà.
Eva Victor: Ed il pubblico fa parte di tutto questo gioco e capisce, in un certo senso, la storia di quello spazio. Mentre, quando entra Gavin, lui no, ma noi sì, insieme ad Agnes. Quindi inevitabilmente siamo un po' più con lei in quel momento. E lui entra e... rovina l'atmosfera, o qualcosa del genere. Ahah.