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Skyfire, la recensione: un disaster-movie cinese che guarda a Hollywood

La recensione di Skyfire, kolossal battente bandiera cinese che offre uno spettacolo roboante e personaggi stereotipati, stasera su RAI4.

Skyfire, la recensione: un disaster-movie cinese che guarda a Hollywood

Xiao Meng Li era soltanto una bambina quando ha visto morire durante un'eruzione vulcanica la madre, ricercatrice. Una tragedia che ha provocato una frizione mai del tutto risanatasi con il padre, anch'esso esperto vulcanologo, Wentao Li, testimone diretto e incredibilmente sopravvissuto al cataclisma.

Come vi raccontiamo nella recensione di Skyfire sono trascorsi vent'anni da quel tragico giorno e Xiao Meng Li, divenuta adulta, ha deciso di seguire le orme dei genitori ed è diventata un'affermata e coraggiosa scienziata, al punto da aver sviluppato un rivoluzionario sistema di rilevamento dei movimenti di masse magmatiche, in grado secondo le aspettative di poter prevedere future eruzioni. Eventualità che si presenta sull'isola di Tianhuo, nel Mar Cinese Meridionale, dove lei si trova insieme al suo team per controllare le misure di sicurezza relative all'apertura di un suggestivo parco naturalistico, un vero e proprio paradiso terrestre che il ricco uomo d'affari Jack Harris intende rendere fruibile a danarosi investitori e migliaia di turisti. Peccato che proprio nelle fasi inaugurali qualcosa vada storto e ben presto l'atollo sia teatro di un'apocalisse di fuoco e fiamme dove si dovrà lottare per la sopravvivenza in una disperata lotta contro il tempo...

Da est a ovest

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Skyfire: una scena del film

Voleva essere nelle dichiarazioni dei produttori il primo disaster movie ad alto budget in grado di competere con i kolossal hollywoodiani, sulla scia di quanto fatto nel medesimo periodo dal fantascientifico The Wandering Earth (2019). E non è un caso che dietro la macchina da presa sia stato chiamato proprio un regista occidentale, quel Simon West conosciuto dalle masse per titoli fracassoni come Con Air, il primo Tomb Raider e il secondo capitolo dei Mercenari.

Con certe premesse era ovvio che la sceneggiatura non potesse andare troppo per il sottile ed ecco che si fanno palesi sin dai primi minuti le similitudini con la saga di Jurassic Park, tra rimandi alla trilogia originale e altri alla nuova, in particolare all'eruzione che devasta l'isola in Jurassic World - Il regno distrutto (2018).

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Paese che vai, usanze che trovi

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Skyfire: una foto del film

L'idea di un parco in un paradiso terrestre dove i visitatori si ritrovano ben presto al centro di situazioni pericolose è il palcoscenico ideale per un incipit catastrofico, tra rimandi a classici del filone come L'inferno di cristallo (1974) ed altre ispirazioni che richiamano a un cinema enfatico prettamente indigeno, in un mix che cerca di far convivere spettacolo e sentimenti con non uno, ma due, occhi di riguardo verso il grande pubblico.

Troviamo infatti personaggi scavati su determinati stereotipi per innescare il necessario trasporto empatico, con la tragedia della protagonista - ripercorsa non solo nel prologo ma anche in numerosi flashback - che permette di dar vita a situazioni familiari tese con la figura paterna. E poi ancora la love-story tra due delle figure secondarie, scena acquatica - romantico inclusa, e il presunto villain che si ravvede e compie una breve ma incisiva catarsi. Tutto molto bello ma anche tutto molto...finto. Viene infatti difficile appassionarsi alle caratterizzazione di figure così stereotipate che si muovono su step altrettanto telefonati, fino a quell'epilogo dolce-amaro con tanto di colpo di scena dell'ultimo minuto.

Anche l'occhio vuole la sua parte

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Skyfire: una scena del film

Laddove Skyfire convince maggiormente è nella discreta resa degli effetti speciali, con una manciata di sequenze visivamente imponenti che offrono la giusta dose di intrattenimento a tema. Allo stesso modo la colonna sonora ricerca costantemente quel senso di solennità tipico delle grosse produzioni a tema, amplificando lo slancio emotivo delle fasi clou.

Il cast internazionale - che oltre alle star autoctone vede nelle vesti di guest l'inglese Jason Isaacs - se la cava senza infamia e senza lode, potendo far poco per aggiungere profondità ad alter-ego che sono semplici pedine ad uso e consumo del contesto, tra giganteschi massi di roccia che colpiscono a casaccio in diverse parti dell'isola e ondate di lava che divorano qualsiasi cosa trovino sul loro passaggio. Complice la breve durata, inusuale per il genere, che supera di poco l'ora e mezzo (titoli di testa e coda inclusi), il film può divertire un pubblico senza troppe pretese, per la classica serata a base di birra e pop-corn.

Conclusioni

Un paradiso terrestre pronto ad accogliere migliaia di visitatori è sconvolto dall'eruzione del vulcano locale, che inizia a seminare morte e distruzione e costringe i protagonisti a una forsennata corsa contro il tempo. Come vi abbiamo raccontato nella recensione di Skyfire questo disaster-movie battente bandiera cinese cerca di competere con i kolossal hollywoodiani sfruttandone le carte vincenti, quelle che piacciono tanto al grande pubblico, con effetti speciali solidi al punto giusto e qualche gesta di sacrificio ed eroismo qua e là. La sceneggiatura pecca di profondità, con personaggi più o meno caricaturali, e i rimandi alla saga di Jurassic Park sono evidenti, per un film che va preso così com'è, senza troppe aspettative di sorta, per potersi divertire nell'ora e mezzo di visione.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • Effetti speciali godibili e qualche passaggio suggestivo.
  • Il film preso com'è può divertire...

Cosa non va

  • ...ma non mancano comunque difetti evidenti.
  • La sceneggiatura scimmiotta classici ben più ispirati, a cominciare dalla saga di Jurassic Park.