Torna la Mostra del Cinema di Venezia e, con essa, torna la Settimana Internazionale della Critica, quella sezione parallela e indipendente che da sempre scommette sui talenti emergenti. Anche per questa 41ª edizione, in programma dal 2 al 12 settembre, il pubblico avrà l'opportunità di scoprire sette opere prime in gara, affiancate da due proiezioni speciali e nove cortometraggi.
Un'edizione che vuole "riscrive il canone", secondo Beatrice Fiorentino, delegata generale e direttrice artistica della SIC. "Se il cinema vuole preservare la sua funzione civile oltre che estetica, ha il dovere di squarciare il velo di uni sguardo anestetizzato, imponendo che il presente venga visto".
Un presente che passa da quattro continenti diversi, e un insieme di lavori che fotograno una realtà in costante mutamento attraverso i temi della memoria, della corporeità, dell'impatto tecnologico e delle nuove forme di emancipazione, la rassegna conferma la sua vocazione: scovare voci inedite, cogliere l'evoluzione dei linguaggi visivi e garantire uno spazio di totale indipendenza artistica.
Settimana Internazionale della Critica: i film in programma
In questo contesto, i sette film in gara compongono una vera e propria mappa della contemporaneità che "interroga" la nostra epoca. La Colombia è presente con due titoli: The End of Times di Bibiana Rojas Gómez e Juan David Cárdenas, un saggio visivo che mescola archivi storici e intelligenza artificiale per riflettere su memoria e colonialismo, e Meteorite di Sebastián Múnera, un racconto al femminile ambientato in territori ancora segnati dai fantasmi della violenza.
La Tunisia partecipa con The H@llow Man di Kamel Laaridhi, che immagina un futuro distopico in cui la tecnologia controlla sentimenti e ricordi, mentre dal Brasile arriva London, esordio queer di Victor Di Marco e Márcio Picoli incentrato sulla fisicità, sul desiderio e sulla libertà di autodeterminazione.
L'India risponde con Our Share of Sand di Shalini Adnani, una riflessione sulle disuguaglianze sociali e sulla crisi climatica, mentre l'Italia concorre con Prima della guerra di Tommaso Usberti, un romanzo di formazione che esplora le fragilità della mascolinità contemporanea. A chiudere la selezione principale è il cinese Zoom In, Zoom Out di Dong Jie, un'opera sospesa tra mystery, gaming online e isolamento urbano che dà voce alle inquietudini della Generazione Z.
Il cinema italiano alla SIC
Fuori concorso, l'apertura della rassegna è affidata a Il grande Giaffa di Marco Santi, un noir esistenziale con Edoardo Pesce focalizzato sui temi dell'identità e dell'invisibilità sociale, mentre la chiusura spetta a Rider, un film da "black list" firmato dalla coppia Roan Johnson e Davide Pavanello, che propongono un musical metropolitano a ritmo rap per raccontare il lavoro precario, la voglia di riscatto e le contraddizioni dell'Italia di oggi. Cast variegato, giovane e mica male: Lorenzo Aloi, Kaze, Mattia Mor, Kyshan Wilson, Johnny Marsiglia, Levante, Ensi, Rosa Chemical, Axos, Alice Rosso, Federica Bonani con la partecipazione di Margherita Vicario e di Claudio Santamaria.
Lo sguardo della SIC@SIC
Non solo lungometraggi, però. La SIC 2026 corrisponde anche con l'undicesima edizione di SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica), che propone una selezione competitiva di sette cortometraggi di autori italiani non ancora approdati al lungometraggio di finzione, e due eventi speciali fuori concorso.
Il programma nasce dalla sinergia fra il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) e Cinecittà, ed è una delle iniziative per il supporto allo sviluppo del nuovo cinema italiano e per la promozione dei giovani autori. Con una peculiarità, se "il futuro del cinema è donna", spiega ancora Fiorentino, i corti che compongono la SIC@SIC sono tutti diretti da registe. Tra esse, anche Maria Giménez Cavallo, già collaboratrice di Abdellatif Kechiche, che porta al Lido Les métamorphoses, au féminin, evento speciale di apertura, interpretato da Noémie Merlant.