Share, parla Pippa Bianco: "Tutte le donne della mia famiglia vittime di aggressioni sessuali"

Pippa Bianco, regista di Share, ha presentato il film insieme a Rhianne Barreto: 'Le donne della mia famiglia hanno subito aggressioni sessuali, ma non sapevano a chi rivolgersi'.

INTERVISTA di 08/11/2019
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Share, una scena del film

Dal 6 novembre è disponibile su Sky, anche on demand, il film Share, primo lungometraggio della regista Pippa Bianco, già presentato al Sundance lo scorso gennaio e nella sezione Séances Spéciales a Cannes, prima di uscire nelle sale americane grazie alla HBO Films. La regista ha accompagnato il film - di cui abbiamo parlato nella nostra recensione di Share - in occasione dell'anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma 2019, insieme alla giovane protagonista Rhianne Barreto. Hanno incontrato la stampa per parlare di una storia molto attuale, legata al lato oscuro delle nuove tecnologie. Un film che la stessa Bianco ha inizialmente realizzato come cortometraggio, prima di espandere la storia: "In realtà ho avuto prima l'idea per il lungometraggio, ma in attesa dei finanziamenti ho esplorato la questione in formato breve", svela la regista.

La gioventù di oggi

Share è la storia di Mandy, una sedicenne tormentata a causa di un video virale di una sera che non ricorda più. Che tipo di ricerche sono state fatte per rappresentare una gioventù a tratti terrificante come quella di oggi, nell'epoca degli smartphone? Risponde Pippa Bianco: "Ho intervistato molti giovani di entrambi i sessi che avevano vissuto situazioni simili da entrambi i lati della barricata. Ho parlato anche con esperti digitali, presidi, psicologi, chiunque avesse un parere da esperto sui vari aspetti del film. Inoltre, quando ho scritto la sceneggiatura i miei fratelli minori erano ancora al liceo, quindi hanno letto la sceneggiatura per accertarsi che fosse verosimile."

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Share: una scena del film

Aggiunge Rhianne Barreto: "Pippa mi ha chiesto di non fare ricerche su casi specifici, perché Mandy non è al corrente di ciò che è accaduto, e il film non si basa su una storia realmente accaduta, è la mia versione di questo personaggio. La cosa più utile per me, a livello di preparazione, è stata la visione del video, nella prima settimana di riprese. E siccome all'epoca avevo 19 anni ero ancora abbastanza vicina a quel mondo." Si può definire il film una riflessione sul potere maschile e sulla percezione errata di bene e male che hanno i giovani di oggi? "Per me è più un thriller psicologico", afferma la regista. "Ci sono degli aspetti legati al gender, ma queste cose accadono anche ai maschi. Mi sono interessata più al voyeurismo e alla questione di come si consumano le immagini ai giorni nostri. Gli equilibri di potere e la misoginia ne fanno parte, ma non volevo fare un film moralizzatore. Volevo soprattutto dare dignità a chi ha il coraggio di denunciare fatti simili."

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Da Share a Euphoria

La regista ha recentemente diretto un episodio della serie Euphoria. C'è una differenza tra grande e piccolo schermo in termini di libertà creativa per i registi? "Ottima domanda. Mi sono divertita molto lavorando a quella serie, è stata la mia prima esperienza televisiva. La libertà dipende in parte dallo showrunner e in parte dalla nazione: adesso vivo nel Regno Unito, dove si dà un certo spazio ai registi, mentre negli USA è più potente la figura dello showrunner o dello sceneggiatore. Nel mio caso specifico, però, il creatore dello show, Sam Levinson, dà la giusta libertà a tutte le persone del set, sceglie lo staff per motivi precisi. Mi incoraggiava spesso a proporre le mie idee più folli. Non è sempre così, vedremo come sarà in futuro." Pippa Bianco svela anche un retroscena non molto allegro: "Il film è nato mentre stavo elaborando un lutto, mia madre è venuta a mancare prima che girassi il corto e mio padre dopo che avevo finito il lungo. Questo ha alimentato la caratterizzazione di Mandy, perché anche lei sta affrontando una sorta di lutto, il fantasma di ciò che è accaduto."

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Share: un'immagine del film

Com'è nato l'equilibrio tra gli atteggiamenti di madre, padre e figlia, che in altri film sul tema non è così presente? "A volte, quando si scrive un film, si tende a ridurre tutto al minimo ed esagerare per generare tensione drammatica. Preferisco quando le persone cercano di capirsi, anche se non concordano. C'è anche un altro elemento: mia madre, le mie zie e mia nonna sono tutte state vittime di aggressioni sessuali e non avevano veramente qualcuno a cui rivolgersi, credo che non ne parlassero neanche tra di loro. Per la reazione della madre di Mandy, che ha vissuto esperienze simili, mi sono parzialmente basata su come mia madre cercò di parlarmi di quello che le era successo."