Ci era mancato Sam Raimi, nonostante la parentesi relativamente redente in casa Marvel Studios per raccontarci il secondo cupo capitolo di Doctor Strange. Ci era mancato il Raimi che si lascia andare agli eccessi e sa coniugare bene spaventi da horror, o tensione da thriller come nel caso di Send Help, con il divertimento. Lo abbiamo ritrovato nel film interpretato da Rachel McAdams e Dylan O'Brien e abbiamo accolto con gioia anche la possibilità di confrontarci con lui in un'intervista per sviscerare alcuni aspetti del dietro le quinte di questo folle survival thriller.
Manipolare lo spettatore secondo Send Help
Una prima curiosità riguarda cosa abbia affascinato Sam Raimi del progetto Send Help: perché ha scelto di realizzare questa storia? "Mi ha affascinato un elemento specifico, che non so se è quello che può essere abbastanza di richiamo da spingere la gente ad andarlo a vedere" ci ha detto, spiegando che invece lui, come scrittore e regista, si è chiesto "se potessi riuscire a far identificare il pubblico con la protagonista perdente, al punto da far sì che si potessero innamorare di lei. E poi una volta che la gerarchia di potere crolla, quando lui non è più il capo e lei non è più la dipendente, vederla diventare l'eroina."
Un ribaltamento di ruoli, che non si limita però solo a questo: "E una volta spinto questo aspetto all'estremo, far sì che il pubblico si potesse identificare con lui, rendendo lei l'antagonista. E poi volevo capire se potevo invertire i ruoli ancora una volta. Insomma quanto potevo manipolare lo spettatore." Perché alla fine i suoi horror sono questo, manipolazioni. E con Send Help ha fatto un film dal quale lo spettatore non sa cosa aspettarsi, in cui è difficile prevedere cosa accadrà dopo.
L'equilibrio tra divertimento e sangue in Send Help
Il tutto con un mix di generi, perché Send Help è un survival thriller, ma è anche pieno di sangue e molto divertente. Difficile tenere tutto questo in equilibrio? "È sempre questa la questione che sta lì in sospeso in fase di scrittura" e a volte si è trovato a girare qualcosa che fosse troppo divertente ed è dovuto tornare indietro per mantenere quell'aspetto leggero ma restando nel "regno della credibilità". Ma una cosa ha sempre voluto: "risate e tensione" e nella sua carriera Sam Raimi ha dovuto imparare a realizzare horror invece di commedie, per poi capire "che potevo fare entrambi insieme ed è la cosa che mi viene più naturale."
La bravura di Rachel McAdams
E nel costruire il film, che scelte ha fatto per il casting? "Avevo lavorato con Rachel McAdams in Doctor Strange 2, in cui ricreava la parte che aveva nel primo film, ma dovendo diventare una unità del multiverso, una versione di se stessa con una porzione della sua storia differente, ha dovuto cambiare delle sfumature del personaggio. Ha interpretato una seconda versione così vicina alla prima, ma cambiando questi elementi che il nuovo background suggeriva. E l'ho vista recitare lo stesso essere umano, ma con quei cambiamenti."
Ma non bastava, perché "per dei reshoot abbiamo aggiunto una terza versione e l'ho vista applicare nuove sfumature in modo così sottile che solo noi autori possiamo rendercene conto. Fu una performance splendida e mi sono detto che avrei dovuto lavorare di nuovo con lei, perché così talentuosa."
La collaborazione con Danny Elfman
Un'altra collaborazione di Sam Raimi che prosegue è quella con l'autore della colonna sonora Danny Elfman. "Abbiamo sempre delle sessioni di spotting per ogni film in cui io sono lo studente e lui ha l'approccio da insegnante. Per esempio, gli dico: 'Danny, qui Darkman china la testa, ha il cuore spezzato'. E lui: 'No, no, non entro con la musica in quel punto'. Allora io chiedo: 'E allora dove entri?'. Lui risponde: 'Gli lascio chinare la testa, lascio che il pubblico lo senta. Uno... due...'. E poi entro sotto con gli archi. Sono già lì, ma così li solleverò al livello successivo. Il pubblico non si sentirà forzato'. E io: 'Wow, okay, sembra fantastico'."
Il ricordo di Sam Raimi però procede e passa a Spider-Man: "Così, nel film successivo gli dico: 'Danny, Peter Parker ha il cuore spezzato, china la testa e non voglio che tu entri con la musica qui. Voglio che aspetti... uno... due... per lasciare che lo sentano' - perché gli stavo rinfacciando le sue stesse stronzate. E lui fa: 'No'. Io: 'Cosa?'. Lui: 'Lasciali pure emozionare, è giusto. Ma ora, quando la camera si muove, entriamo con gli ottoni'. Ho pensato: 'Oddio, è incredibile'. È sempre diverso. Ha sempre ragione. E mi insegna continuamente che non esiste un 'giusto' o un 'sbagliato', ma lui conosce d'istinto la musica, il cinema, la narrazione e la tristezza. È davvero un maestro della narrazione, un maestro della tecnica, un maestro della composizione... un 'maestro vero', come si suol dire."