Dinastia Song, 1100 d.C.. Qiao Feng è il leader carismatico e rispettato della Setta dei Mendicanti, un guerriero di straordinaria abilità e di integrità morale incrollabile. Un giorno si ritrova ingiustamente accusato dell'omicidio del vice-capo Ma Dayuan e dei suoi genitori adottivi. Le sue origini sembrano essere un movente per le sue azioni: Qiao è infatti di etnia khitan, appartenente al popolo nemico contro cui la Dinastia Song sta combattendo da tempo un conflitto sanguinoso.
Il protagonista di Sakra viene così etichettato come traditore, costretto all'esilio e in cerca di risposte per poter provare chiaramente la propria innocenza. Nel tentativo di scoprire chi sia il vero assassino e chi lo abbia incastrato, si ritrova a lottare contro pregiudizi e complotti che affondano le radici nel drammatico passato di quelle terre tormentate. Lungo il percorso unisce le forze con la misteriosa Azhu, che diventerà determinante nei sempre più concitati eventi a venire.
Sakra, la trama: c'è sempre bisogno di un eroe
Donnie Yen è ormai uno dei pilastri dell'action asiatico, figura di transizione tra l'epoca d'oro del cinema di Hong Kong degli anni Ottanta e Novanta e il panorama contemporaneo, sempre più contaminato dagli effetti digitali. Dopo aver ottenuto il successo globale tramite la saga di Ip Man e la partecipazione a blockbuster hollywoodiani quali Rogue One: A Star Wars Story (2016) e John Wick: Chapter 4 (2023), all'età di sessantanni (per nulla dimostrati) ha deciso di tornare dietro la macchina da presa, dopo una pausa quasi ventennale dal suo ultimo lavoro registico.
L'obiettivo era ambizioso, ossia quello di portare sul grande schermo l'adattamento del celeberrimo romanzo wuxia Demi-Gods and Semi-Devils di Jin Yong, pubblicato originariamente a puntate tra il 1963 e il 1966. Scopriamo insieme come è andata.
Vecchio e nuovo: un film spettacolare senza spunti narrativi
Sakra si presenta come operazione dichiaratamente nostalgica: il tentativo di riportare sullo schermo l'estetica del wuxia classico, tra combattimenti coreografati, filosofia buddista ed elementi soprannaturali, creando palcoscenici dove i guerrieri volano sui tetti e attraverso foreste di bambù, lanciando sfere di energia dalle mani e incendiando pugni di fuoco.
Il risultato è un film che nelle sue due ore e rotti di visione si rivela profondamente contraddittorio, capace di momenti coreograficamente avvincenti e spettacolari ma al contempo afflitto da scelte narrative che ne compromettono l'impatto complessivo, smorzando la stessa verve epica alla base. Anche la stessa ingerenza degli effetti speciali in computer grafica è altalenante, con alcune soluzioni originali e altre gratuite che tolgono fascino all'estetica dei combattimenti tipicamente orientale. Combattimenti sia chiaro dove Donnie Yen rimane un vero e proprio maestro, dimostrando a dispetto dell'età una forma fisica ancora straordinaria.
La storia di un eroe
Scontri che vedono il protagonista affrontare decine di avversari simultaneamente, veri e propri tour de force entusiasmanti che vanno a inserirsi in una trama che, soprattutto nella seconda metà, aggiunge troppe suggestioni, con alcune nemesi e figure secondarie non pienamente caratterizzate e un generale senso di accumulo, epilogo aperto al sequel - ad oggi non ancora annunciato - incluso.
Qiao Feng viene descritto come l'archetipo dell'eroe confuciano: pronto a tutto pur di fare la cosa giusta e difendere i più deboli, ossessionato da concetti di giustizia e moralità, pronto a sacrificarsi ripetutamente per gli insegnamenti del Buddha. Scelte che finiscono per renderlo un eroe dal taglio unidimensionale, privo di quelle sfumature e contraddizioni che avrebbero potuto creare una maggior enfasi drammatica. E così, tra colpi di scena più o meno credibili, tradimenti inaspettati, maschere che sembrano uscite da Mission: Impossible e rese dei conti roboanti, Sakrà si rivela un intrattenimento sì discreto e consigliato agli appassionati, ma ingabbiato da certi limiti evidenti che sembrano paradossalmente autoimposti.
Conclusioni
Un film che piacerà ai nostalgici del wuxia, con i suoi rimandi continui a quell'estetica e a quelle coreografie che hanno fatto la storia del filone "cappa e spada" cinese. E con protagonista uno degli attori più popolari di tali latitudini, quel Donnie Yen - qui anche regista - che a sessant'anni continua a stupire in combattimenti spettacolari, uno contro moltitudini. Ma Sakra, trasposizione di un popolare romanzo, paga anche evidenti ingenuità narrative, con una sceneggiatura sin troppo densa non supportata da un'adeguata caratterizzazione dei personaggi e dall'effettiva gestione degli eventi, tra colpi di scena e rese dei conti che non raggiungono il climax necessario. Rimane un gradevole spettacolo avventuroso, ma l'impressione è che con qualche piccolo sforzo in più si sarebbe potuto realizzare qualcosa di veramente epico.
Perché ci piace
- Donnie Yen impegnato in spettacolari coreografie e combattimenti di massa.
- Il richiamo ai wuxia classici è piacevole...
Cosa non va
- ...anche se a tratti la computer grafica rischia di depotenziare la poesia dei corpi in movimento.
- La sceneggiatura palesa diverse sbavature che affossano l'atmosfera epica.