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Robert the Bruce, la recensione: un sequel low-budget di Braveheart

La recensione di Robert the Bruce, film storico dove Angus Macfayden torna a rivestire i panni del re scozzese, stasera su RAI4 in prima tv.

Robert the Bruce, la recensione: un sequel low-budget di Braveheart

Nel 1313, in seguito a una serie di brucianti sconfitte che hanno demoralizzato l'esercito e causato immani perdite tra i suoi uomini, Robert the Bruce decide di abbandonare la lotta per l'indipendenza della Scozia e libera le esigue truppe rimaste a sua disposizione. Ma la corona inglese non dimentica e sulla sua testa pende ora una taglia che fa gola a molti.

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Robert the Bruce: Angus MacFadyen in una scena del film

E proprio chi ha combattuto per la sua causa inizia a tradirlo, in un Paese lacerato e diviso, dove l'ideale di libertà che aveva trovato in William Wallace il suo massimo catalizzatore è ormai un lontano ricordo. Ora Robert, ferito e sopravvissuto a stento, viene ritrovato da una famiglia di contadini - una donna e i suoi tre figli - che decidono di prendersi cura di lui e offrirgli rifugio. La capofamiglia Morag, vedova di un soldato che aveva prestato servizio sotto il suo comando, è finita nel mirino del cognato Brandhubh, uomo subdolo e crudele che intende farla sua con la forza. Toccherà a Bruce ritrovare la voglia di lottare e ridare speranza alla sua gente.

L'onore delle armi

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Robert The Bruce: una scena con Angus Macfadyen

Non soltanto i fan della storia medioevale ma anche chi ha visto e rivisto un grande classico epico degli anni Novanta come Braveheart - Cuore impavido saranno stati incuriositi dal titolo ma anche dal volto familiare di Angus Macfayden, che torna a vestire quel ruolo cult già interpretato nel kolossal di Mel Gibson.
Robert the Bruce è infatti una sorta di sequel di Braveheart non ufficiale, che vede nuovamente l'attore scozzese - una carriera mai esplosa definitivamente la sua - vestire i panni di questo tormentato re, che ha tradito William Wallace con l'idea di un bene maggiore salvo accorgersi dell'errore e portarsi dietro un rimorso profondo, che lo ha reso comunque una delle figure chiave per la futura indipendenza del Paese.

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Il discorso del re

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Robert the Bruce: Angus MacFadyen in una scena del film

Una storia quella di Robert già ripercorsa qualche anno fa in Outlaw King, esclusiva Netflix dove era Chris Pine a vestire i panni del sovrano. Un'operazione anch'essa non perfetta ma che poteva almeno contare su un budget decoroso, cosa che purtroppo non si può dire di questo Robert the Bruce. Fin dai primi minuti sono infatti evidenti le carenze produttive, con un numero limitato di comparse che si muovono negli innevati paesaggi del...Montana! Infatti non abbiamo a che fare con le suggestive highlands scozzesi, che ben altro contorno avrebbero donato, ma con le zone montuose dello stato americano. Un effetto straniante che toglie ulteriore fascino e verosimiglianza all'operazione.

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Robert the Bruce: Angus MacFadyen in una scena del film

Ma le due ore mancano di una visione d'insieme, con una pressoché totale assenza dell'epos - il discorso motivazionale riservato all'epilogo è davvero troppo poco per un pubblico appassionato di vicende eroiche e cavalleresche - e un'eccessiva verbosità, tanto che per gran parte del film il protagonista e i comprimari, buoni o cattivi che siano, parlano in continuazione senza un effettiva giustificazione.

C'era una volta

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Robert the Bruce: una scena del film

Il racconto del background è affidato alla voce narrante di Morag, figura femminile che funge da collegamento tra i vari eventi che si susseguono nel racconto, e il discorso relativo al senso di fratellanza di un popolo si perde nella banale gestione del rapporto tra Robert e le persone che l'hanno accolto e curato, prima di quella resa dei conti finale dove a imbracciare le armi sono anche dei bambini. Si cerca il dramma e il coraggio nell'improbabile e quel senso di sacrificio e dedizione alla causa ne risulta depotenziato.

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Robert the Bruce: Angus MacFadyen in una scena del film

Robert the Bruce non riesce a ricreare la giusta atmosfera e soprattutto se confrontato all'opera fiume di Gibson ne esce con le ossa non semplicemente rotte, ma sbriciolate. Certo rivedere Macfayden nei panni del personaggio potrà far piacere a chi conosce Braveheart a memoria - anche se Robert avrebbe qui dovuto avere 32 anni e l'attore ne aveva 55 compiuti durante le riprese - ma finita la comprensibile curiosità il film comincia a palesare le sue pecche minuto dopo minuto.

Conclusioni

L'idea di riprendere Angus Macfayden per fargli rivestire nuovamente i panni del personaggio interpretato in Braveheart - Cuore impavido era potenzialmente interessante, ma Robert the Bruce è un'operazione fuori tempo massimo e dal budget troppo esiguo per poter anche solo vagamente ricordare le atmosfere del prototipo. L'epica dell'origine è qui totalmente assente e anche il contorno paesaggistico - ricreato inspiegabilmente nel Montana - sfigura con l'illustre predecessore. Il limitato numero di comparse e una regia piatta, che si affida a una sceneggiatura dove l'azione è limitata a fugaci sfuriate, rendono le due ore di visione più noiose del previsto e Macfayden nonostante l'impegno è troppo vecchio per un ruolo che avrebbe già dovuto reinterpretare molti anni fa.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
3.3/5

Perché ci piace

  • Angus Macfayden nei panni di Robert the Bruce può indurre nostalgia nei cultori di Braveheart.

Cosa non va

  • Il racconto manca di epica e di azione.
  • La sceneggiatura è troppo verbosa e ricca di passaggi improbabili.
  • Le riprese effettuate negli Stati Uniti hanno tolto fascino al palcoscenico scozzese dove è ambientata la storia.