Proven Innocent

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Proven Innocent, la recensione: il legal drama di Fox non convince tra stereotipi e casi surreali

La recensione di Proven Innocent, nuovo legal drama di FoxCrime con protagonisti Rachelle Lefevre e Kelsey Grammer.

Proven Innocent, la nuova serie creata da David Elliot, arriva dal 19 febbraio su FoxCrime per raccontare una storia di ingiustizie, lotta per il potere e misteri da risolvere. La narrazione segue infatti quanto accaduto nel passato della protagonista, la cui vita è stata stravolta per sempre da un omicidio che ha avuto delle conseguenze drammatiche sulla sua famiglia, e nel presente in cui sta usando la propria esperienza per sconfiggere il suo "nemico" e ottenere giustizia per i condannati che ritengono di non aver ricevuto un processo equo che permettesse di dimostrare la propria innocenza.
Il primo episodio dello show introduce tutti gli elementi principali su cui è costruita la trama e fa emergere le potenzialità del progetto e anche alcuni punti deboli che potrebbero ostacolare una buona accoglienza da parte del pubblico. Non è semplice proporre una recensione di Proven Innocent esaustiva, dovendo limitarsi alla visione del pilot, tuttavia il legal drama, almeno per ora, non riesce a lasciare il segno.

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Madeline, una donna segnata da un errore giudiziario

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Al centro della trama c'è Madeline Scott, un avvocato interpretato dall'attrice Rachelle Lefevre, alla guida di un team di legali e investigatori che hanno il compito di dimostrare l'innocenza dei propri clienti, condannati per crimini che sostengono di non aver commesso. La donna è animata da un'esperienza personale che l'ha segnata profondamente: quando era una teenager, insieme al fratello, è stata accusata dell'omicidio della sua migliore amica e ha trascorso dieci anni in prigione, proclamando sempre la sua innocenza. Ad aiutarla è stato Ezekiel "Easy" Boudreau (Russell Horsnby, Seven Seconds) che ha accettato il suo complicato caso dopo aver scoperto che la ragazza aveva già inviato 2.736 lettere destinate a vari avvocati senza ricevere alcuna risposta. L'uomo collabora ora con lei, con l'investigatore Bodie Quick (Vincent Kartheiser) e la responsabile della comunicazione Violet (Nikki M. James). I quattro si scontrano prevalentemente con Gore Bellows (Kelsey Grammer), il procuratore distrettuale che era riuscito a far condannare Madeline e ora sta provando a compiere una scalata verso il potere politico.
I tentativi di ricostruirsi una vita sono per la protagonista e suo fratello Levi (Riley Smith, Frequency) inoltre ostacolati dalla loro "fama" che li frena nella vita personale, con Madeline che fatica ad accettare l'attenzione di un affascinante giornalista, e in quella professionale a causa dei sospetti della comunità che continua a pensare i due siano colpevoli. Levi, in particolare, si ritrova a fare i conti con le dure accuse dell'ex reginetta di bellezza Heather Husband (Caitlin Mahner) e suo marito, convinti della sua colpevolezza nel caso della morte di Rosemary Lynch (Casey Tutton).

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Un gruppo di personaggi privi di sfumature

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Fin dai primi minuti della serie è chiaro che Madeline Scott è stata ideata per portare sugli schermi l'immagine di una donna forte e dall'esistenza piena di ombre causate da un passato traumatico. Rachelle Lefevre entra in scena con determinazione e la reazione del personaggio di fronte a una drammatica scelta compiuta dal suo interlocutore ne dimostra la personalità solo apparentemente fredda, evidenziando con una certa intelligenza la sua capacità di gestire situazioni apparentemente sconvolgenti con una certa rassegnazione e un distacco necessario a non lasciarsi coinvolgere emotivamente. A rendere inefficace l'introduzione è però una situazione che dovrebbe suscitare tensione e, al contrario, lascia interdetti di fronte all'assurdità dell'intero confronto, situazione che purtroppo non migliora nemmeno con la presentazione del primo caso di cui deve occuparsi il team dei protagonisti che giunge alla sua conclusione, molto prevedibile, talmente presto da far dubitare della logica alla base di questa rappresentazione del sistema giudiziario americano.
Proven Innocent, almeno nella prima puntata, compie poi l'errore di delineare il personaggio di Grammer come un villain senza sfumature, rendendolo detestabile ed eccessivamente machiavellico fin dalla sua entrata in scena. La grande esperienza dell'attore potrebbe risollevare le sorti del suo procuratore distrettuale, tuttavia resta difficile ipotizzare che gli spettatori restino sintonizzati fino all'auspicato momento. Tra i personaggi secondari emergono le figure di Levi, a cui Smith attribuisce la giusta dose di vulnerabilità e disperazione, e dell'esilarante Bodie, una presenza che alleggerisce l'atmosfera e risulta, in questo modo, dissonante con il resto dello show che appare privo di un equilibrio tra gli elementi drammatici e quelli comici.

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Un legal drama con poca personalità

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La serie creata da Elliot e Danny Strong, forse abituato agli eventi sopra le righe di Empire, non rimane nella scia di legal drama di successo come The Good Wife, e del suo spinoff The Good Fight, e non trova nemmeno una formula utile a proporre una variante del mix di misteri e intrighi con cui Le regole del delitto perfetto ha conquistato un gran numero di fan e di prestigiosi riconoscimenti. Il pilot rinchiude i personaggi in schemi stereotipati in cui sembra esserci poco spazio per l'evoluzione e l'inevitabile necessità di un "caso" della settimana limiterà inoltre lo spazio dato all'elemento forse più interessante proposto nel pilot, ovvero il mistero legato all'omicidio di Rosemary. Lo show con protagonista Viola Davis ha fatto scuola con il suo alternarsi di dimensioni temporali per mantenere alta l'attenzione, tuttavia Proven Innocent non sembra possedere lo stesso ritmo e un gruppo di personaggi altrettanto interessanti.
Dal punto di vista della rappresentazione della quotidianità degli avvocati non si può nemmeno non paragonare quanto proposto nel primo episodio con il ritratto del settore compiuto da show analoghi, maggiormente curati e verosimili anche nel proporre casi al limite dell'irrealtà. A differenza di progetti televisivi volutamente "esagerati" nella rappresentazione di emergenze mediche o che necessitano l'intervento del pronto intervento, la serie targata Fox ruota intorno a una tematica talmente delicata e socialmente rilevante, ovvero gli errori giudiziari e la condanna di persone innocenti, che richiederebbe una ricerca maggiormente approfondita e una costruzione almeno razionale per quanto riguarda le attività del team della difesa. Risulta poi difficile non compiere un confronto diretto con In Justice, il procedural creato dagli ormai noti Michelle e Robert King che è sopravvissuto solo per una stagione nonostante la presenza di una star del calibro di Kyle MacLachlan, la star di Twin Peaks, nel ruolo di un avvocato benestante e di successo che guida il National Justice Project per tentare di liberare chi è stato ingiustamente condannato e assicurare alla giustizia i veri colpevoli. I tredici episodi andati in onda negli Stati Uniti nel 2006 non hanno lasciato il segno e Proven Innocent dovrà trovare in fretta i propri punti di forza e sfruttarli con intelligenza se non vuole replicarne la sorte.

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Per appassionati del genere legal drama

Il pilot di Proven Innocent fa compiere a Rachelle Lefevre e Kelsey Grammer un passo indietro rispetto ai loro precedenti progetti televisivi e la serie appare confusa nel suo approccio narrativo e nella gestione dei vari elementi che la costituiscono. Gli aspetti legali sono proposti in modo approssimativo e poco credibile, il confronto tra Madeline e Bellows sembra privo di chiaroscuri, la rappresentazione delle conseguenze del lungo periodo trascorso in carcere scivola rapidamente nel prevedibile abuso di sostanze e nell'incapacità di fidarsi degli altri, gli altri membri del team che entra in azione appaiono poco rilevanti o fuori contesto e il crimine avvenuto nel passato potrebbe non bastare per mantenere vivo l'interesse di un pubblico che può scegliere tra un'offerta di contenuti sempre più ampia. Chi ama le serie ambientate nel mondo legale potrà forse divertirsi e svagarsi con situazioni non particolarmente credibili o impegnative, tuttavia sarà necessaria una significativa evoluzione in positivo per giustificare la visione di un'intera stagione e di un rinnovo da parte del network.

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Beatrice Pagan
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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