Private Life

2018, Drammatico

Recensione Private Life: un uomo e una donna fra humor e malinconia

La recensione di Private Life, disponibile su Netflix: Paul Giamatti e Kathryn Hahn sono una coppia di intellettuali newyorkesi nel film firmato da Tamara Jenkins.

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Nella sequenza d'apertura di Private Life, Richard sta praticando una dolorosa iniezione nella natica della sua compagna Rachel, un'iniezione che dovrebbe stimolare la fertilità della donna. Lo scenario, l'abitazione della coppia, è uno di quei tipici appartamenti newyorkesi confortevoli, caratterizzati da un pizzico di disordine e con libri che fanno capolino da ogni angolo... insomma, una di quelle ambientazioni che potremmo ritrovare puntualmente nei film di Woody Allen o di Noah Baumbach.

E in fondo a quella stessa tradizione cinematografica appartiene anche Tamara Jenkins, una delle voci più interessanti del cinema indipendente americano, reduce da un lunghissimo periodo di silenzio produttivo: risale infatti addirittura a undici anni fa il suo precedente lavoro da regista, La famiglia Savage, toccante ritratto familiare interpretato da Philip Seymour Hoffman e Laura Linney, che era valso alla Jenkins una meritata nomination all'Oscar per la miglior sceneggiatura.

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Paul Giamatti e Kathryn Hahn aspiranti genitori

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Private Life, presentato lo scorso gennaio al Sundance Film Festival e approdato in autunno direttamente nel catalogo Netflix, si muove entro territori analoghi a quelli de La famiglia Savage, bilanciando la leggerezza ironica dei dialoghi, conditi da diverse punchline da applauso, e la profondità di un racconto volto ad esplorare il disagio di una coppia che non riesce a concretizzare il progetto di avere un figlio. Una gravidanza agognata, e puntualmente mancata nonostante i ripetuti tentativi, costituisce infatti il motore drammaturgico che imprime un nuovo corso all'esistenza di Richard e Rachel, residenti nell'East Village insieme a due imponenti cani domestici. Richard ha quarantasette anni e lavora come regista teatrale, mentre Rachel ne ha quarantuno ed è una commediografa, saggista e autrice di brevi novelle (non a caso uno degli scambi di battute più divertenti e amari del film riguarda il prestigio in declino delle riviste letterarie).

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La caratura intellettuale dei due protagonisti, interpretati con meravigliosa spontaneità da Paul Giamatti e Kathryn Hahn (entrambi i ruoli sembrano cuciti a misura su di loro), fornisce un background essenziale nel rendere Richard e Rachel figure vivide e credibili, senza però scivolare nel rischio dello stereotipo pseudo-alleniano: il focus del film rimane il dramma vissuto dai due coniugi, ma affrontato con una consapevolezza ed una 'maturità' che contribuiscono al senso di realismo e all'effetto di empatia. Ad offrire una potenziale svolta a questa impasse interviene all'improvviso Sadie (Kayli Carter, reduce dalla miniserie Godless), figlia venticinquenne della cognata di Richard, Cynthia (la solita, bravissima Molly Shannon), e figliastra di suo fratello Charlie (John Carroll Lynch): una studentessa venticinquenne con ambizioni da scrittrice, una notevole confusione in merito ai propri progetti futuri e diverse tensioni irrisolte con la madre.

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La vita quotidiana, fra dramma e ironia

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Il rapporto triangolare fra Richard, Rachel e Sadie, la quale accetta con entusiasmo la proposta di diventare donatrice di ovuli per Rachel, si impone dunque come il fulcro di un film che procede con perfetta coerenza lungo il proprio percorso, senza mai rinunciare a quell'umorismo malinconico che, in più di un'occasione, può rivelarsi uno strumento salvifico di fronte a delusioni piccole e grandi. Dal canto suo, Tamara Jenkins conferma di non aver perso il proprio formidabile tocco nel tratteggiare personaggi e situazioni: si veda, come esempio su tutti, la tragicomica scena del pranzo per il Giorno del Ringraziamento a casa di Cynthia e Charlie, con una festa che si trasforma in un'apoteosi di malcelato imbarazzo, di risentimenti repressi e di aspre recriminazioni, pur mantenendo una sorprendente lievità e regalando almeno un paio di momenti esilaranti.

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È la cifra mantenuta dalla Jenkins per tutte le due ore di una pellicola che non ha bisogno di scene madri né di coup de théâtre; che prende di mira i paradossi delle procedure mediche legate alla fertilità e alla procreazione assistita, fra citazioni di The Handmaid's Tale e battute sull'incesto, senza mai abbandonarsi alla farsa; e che nel corso di una notte di Halloween realizza un delizioso siparietto, con Richard mascherato da Richard Nixon che regala dolcetti a due bambini travestiti da cambiamento climatico. Tutto questo senza mai perdere di vista il cuore pulsante del racconto: la lotta quotidiana contro malesseri silenziosi e sommessi fallimenti ai quali, tuttavia, si continua a reagire con una discreta ma inoppugnabile resilienza... tenendo sempre in mente il valore di ciò a cui teniamo davvero e delle persone che scegliamo di avere al nostro fianco.

Recensione Private Life: un uomo e una donna fra...
Stefano Lo Verme
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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