Sempre più dentro le ombre scintillanti e patinate dell'intrattenimento in Giappone: se la prima stagione di Oshi no Ko aveva sorpreso per il suo modo di spalancare la porta su un mondo multicolorato ma corrotto, e la seconda aveva approfondito relazioni e teatro 2.5D, la terza stagione si presenta come un nuovo atto in un dramma che ha trasformato l'anime in uno dei fenomeni più discussi dell'animazione moderna.
L'adattamento dell'omonimo manga di Aka Akasaka e Mengo Yokoyari ormai lo conosciamo: è una serie che ha saputo imporsi per la sua riflessione senza mezze misure su ogni aspetto dello spettacolo e del teatro, anche quello più oscuro, e sull'identità dei personaggi che vi si perdono e vi si costruiscono. Oshi no Ko torna su Crunchyroll il 14 Gennaio con un primo episodio che non accontenta nessuno, come al solito: ci sfida. Ci intimorisce. Ci mente, ci seduce e ci tiene sospesi, come ogni spettacolo che si rispetti.
Il palcoscenico di Oshi no ko: intrecci e tensioni umane
Il primo episodio della terza stagione si apre con un'atmosfera che fonde attesa e inquietudine, come se il sipario stesse per sollevarsi su una scena in cui nulla può più essere dato per scontato. Sei mesi dopo POP IN 2, il gruppo idol B-Komachi è vicino al suo grande momento grazie all'impegno incessante di MEM-Cho, la manager che ha spinto Ruby e compagne verso un'occasione di rilievo. La progressione narrativa qui non è un semplice recap di ciò che è accaduto, ma una ricostruzione di emozioni stratificate: la speranza, la stanchezza e l'ansia convivono nei volti dei personaggi.
La scelta di focalizzare il primo episodio su dinamiche quotidiane, interviste e reazioni all'interno del mondo dello spettacolo introduce con immediatezza il tono di questa stagione: più introspezione, più tensione emotiva e meno ritmo frenetico rispetto alla prima parte della storia. Aqua continua la sua evoluzione come intrattenitore versatile, spostandosi tra performance idol, teatro e programmi televisivi, mentre Akane consolida la sua carriera di attrice.
Tuttavia, è Kana il personaggio che ribalta l'equilibrio emotivo del gruppo: la perdita di quella spensieratezza che la caratterizzava nelle stagioni precedenti è avvertita con forte impatto nel modo in cui si muove, parla e osserva gli altri. La sua transizione da presenza luminosa a figura segnata porta con sé un senso di fragilità che si riflette sull'intera squadra, facendo emergere i costi interiori del successo nella fabbrica dei sogni.
Al centro di tutto resta Ruby, la cui scalata nel mondo dell'intrattenimento non è solo questione di talento, ma anche di calcolo e finzione. In linea con l'approccio narrativo originale del manga, la sua carriera è narrata come se fosse un conflitto continuo tra ciò che appare e ciò che è, un tema che risuona potentemente in un episodio che non perde tempo a ricordarci che nello spettacolo le bugie possono essere armi tanto affilate quanto le verità. Ed è così che Oshi no ko non ha dimenticato la sua ossessione per il potere dell'apparire e il prezzo della realtà.
Stile visivo e regia: tra intensità e realismo
Lo studio Doga Kobo, che ha consolidato la sua reputazione con un animazione pulita, ricca di espressioni dettagliate e capaci di restituire sia lo scintillio del palcoscenico che l'intimità dei momenti più silenziosi, conferma nel primo episodio della terza stagione la sua padronanza del mezzo.
La regia si gioca su un equilibrio sottile tra inquadrature da drama televisivo e sequenze che mettono in risalto la performance artistica come atto creativo e quasi rituale. Il contrasto tra luci da palcoscenico e ombre interiori dei personaggi innalza la visione estetica della serie, dimostrando quanto Oshi no Ko abbia saputo incorporare elementi di realismo psicologico nel linguaggio visivo tipico degli anime contemporanei.
La colonna sonora accompagna con sofisticatezza ogni scena, alternando pezzi che evocano il frastuono dell'intrattenimento con momenti più rarefatti, quasi sospesi. Questo uso sonoro della distanza emotiva permette allo spettatore di percepire - anche nelle scene apparentemente più leggere - una profondità che è il marchio di fabbrica della serie. La sigla di apertura "TEST ME" di Chanmina introduce con energia una narrazione che oscilla tra introspezione e crisi di identità, mentre la scelta di temi musicali originali come "Pop in 2" e "Star T Rain" sottolineano l'importanza della componente performativa nel mondo di Oshi no Ko.
Connessioni con l'opera originale e aspettative narrative
Adattare un manga denso come Oshi no Ko richiede un delicato equilibrio fra fedeltà alla fonte e rinnovamento. Il terzo arco narrativo del manga - che include elementi come il Mainstay Arc e successivi sviluppi - porta con sé tensioni sempre più complesse, intrecciando il destino delle B-Komachi con l'indagine personale di Ruby sulla verità riguardo alla morte di Ai e Goro. La decisione di iniziare la stagione con un arco che esplora queste dinamiche consente all'anime di rimanere saldo alla struttura tematica principale: lo spettacolo come lente deformante di verità, finzione e vulnerabilità.
La presenza di nuovi personaggi legati al mondo televisivo e alla produzione - tra cui figure come Shun Yoshizumi e Tetsu Urushibara - arricchisce ulteriormente l'universo narrativo, suggerendo che il core drammatico della stagione non sarà solo nelle relazioni interne, ma anche nella complessità delle macchine produttive e delle dinamiche di potere dietro le quinte dello show-business.
È importante notare che il manga si è concluso nel novembre 2024, con 166 capitoli complessivi e una storia che affronta temi di fama, identità, manipolazione e perdita con una profondità emotiva significativa. Questo conferisce alla terza stagione dell'anime una struttura quasi di "secondo atto" maturo, in cui la narrazione si allontana dalla costruzione dell'universo narrativo per addentrarsi nel cuore stesso dei desideri e delle contraddizioni dei personaggi.
Aspetti positivi e criticità del primo episodio
Quello che colpisce immediatamente del primo episodio è la sua capacità di restituire la sensazione di essere - narrativamente e visivamente - molto più che il semplice "avvio di stagione". La regia, l'animazione e la scrittura collaborano per offrire un capitolo denso di promesse: le ambizioni di B-Komachi, la maturazione emotiva di Kana, la scalata spietata di Ruby e la presenza carismatica di Aqua danno forma a un mondo dello spettacolo tanto brillante quanto inquietante.
Tuttavia, questa stessa densità può risultare un ostacolo per gli spettatori meno familiari con le stagioni precedenti o con il manga originale. Il ritmo più lento e la maggiore enfasi sulle dinamiche interne già avviate piuttosto che sugli eventi di grande impatto possono, per alcuni, rendere il primo episodio meno immediatamente catartico rispetto ai debutti spettacolari delle stagioni precedenti. La costruzione lenta delle tensioni emotive richiede invece una partecipazione attiva da parte dello spettatore, che deve investire attenzione nella comprensione dei dettagli narrativi e psicologici.
Ma se non avete memoria o non avete mai seguito dall'inizio, dovete rimediare voi: con una narrazione che promette più sfumature e conflitti interiori, Oshi no Ko S3 si prepara a essere non solo un seguito atteso, ma una stagione che potrebbe ridefinire il modo in cui la televisione animata esplora il costo emotivo del successo... e anche noi stessi.
Conclusioni
Il primo episodio della terza stagione di Oshi no Ko non offre soltanto un ritorno sul palco: invita lo spettatore a riflettere sulle conseguenze di ciò che è stato e su ciò che sarà. L’equilibrio tra introspezione psicologica, dramma umano e mondo sfavillante dell’intrattenimento mette in chiaro che la serie, pur restando stilisticamente elegante e visivamente coinvolgente, non ha rinunciato a interrogarsi sul prezzo della fama, sul peso delle verità nascoste e sulla fragilità delle ambizioni.
Perché ci piace
- Uno spaccato sempre più vero, autentico e drammaticamente reale del Giappone (e del mondo dello spettacolo)
- L'animazione sempre ad alti livelli, coerente con le stagioni precedenti
- Una storia davvero originale, ancora adesso capace di intrattenere
Cosa non va
- Dopo tre stagioni, qualche spettatore potrebbe aver bisogno di un recap per seguire al meglio.