My Father's Shadow, recensione: le vibrazioni di un film capace di sfocare il dolore

Akinola Davis Jr. realizza un'opera dal forte impatto estetico, puntando sull'intimità di una storia che parla di memoria, libertà e fratellanza.

My Father's Shadow: Sope Dirisu, Godwin Chiemerie Egbo e Chibuike Marvellous Egbo in una scena

Una sgargiante camicia viola, gli occhi che schizzano, da una parte all'altra, oltre i confini di un immagine spessa e granulosa (che grande lavoro quello di Canute Edwards, direttore della fotografia). E poi il cibo che diventa racconto, lungo le strade di una Lagos che vibra; un cosmo parallelo che sembra uscito da Star Wars.

My Fathers Shadow Foto
My Father's Shadow: Sope Dirisu, Godwin Egbo, Chibuike Marvelous Egbo in un'immagine

Niente fantascienza, però, in My Father's Shadow diretto da Akinola Davis Jr. (nato a Londra ma cresciuto in Nigeria) e scritto insieme al fratello Wale, bensì il tratteggio intimo di un paese spezzato dalla dittatura, e appeso alla speranza - poi tradita e quindi uccisa - delle elezioni.

My Father's Shadow: un viaggio nella Lagos del 1993

Menzione speciale della Camera d'Or a Cannes 2025, My Father's Shadow è una sorta di viaggio, intimo, colorato, inevitabilmente doloroso, di un padre e dei suoi due figli (protagonista Sope Dirisu, con lui due strepitosi ragazzini non-attori, fratelli per davvero, Godwin Chiemerie Egbo e Chibuike Marvellous Egbo). Tutti e tre, in attesa di una mamma fuori per lavoro, gironzolano tra le strade fuori traccia di Lagos in attesa dei risultati elettorali: è il 1993, e dopo dieci anni di dittatura militare la Nigeria si affaccia a un possibile nuovo risultato. Un futuro nuovo, in qualche modo rappresentato dai due fratellini, che il regista non molla mai, abbassando l'ottica facendo dei loro occhi - appunto - il principale punto di vista. Un futuro, tuttavia, che finirà per essere incompiuto, mutilato e represso.

Un incrocio di umanità nel film di Akinola Davis Jr.

Accompagnato dal dolce giro di piano di Duval Timothy e CJ Mirra, strepitosi compositori di un'ottima e poetica colonna sonora, My Father's Shadow trasmette la precisa identità di una nazione in bilico, intanto che l'immagine si muove in avanti, lungo un percorso sgangherato, fuori sincrono. Rumori, voci, odori, sudori, sapori. Un incrocio quasi violento, in cui l'umanità, la paternità e la fraternità diventano ricercata sostanza narrativa che, però, non rinuncia all'estetica (con un filo di retorica visiva).

My Fathers Shadow Frame
Sope Dirisu, Godwin Chiemerie Egbo e Chibuike Marvellous Egbo in un momento del film

Epopea quasi epica, ma intima e riservata. Romanzo di formazione, memoria, passato e futuro. La volontà di un popolo che scelse la democrazia, quel popolo poi silenziato dal regime, tra sangue e violenza. Testimonianza di quanto la storia faccia sempre il giro, tornando al punto di inizio.

Una storia ancora attuale

Nulla di nuovo, in un certo senso: dal Brasile del 1977, raccontato ne L'agente segreto fino al Cile del 1973 in No - I giorni dell'arcobaleno, oppure all'Iran di Persepolis. Quell'Iran ancora in fiamme, intanto che l'incendio si propaga verso "la civilizzata America", partendo da Minneapolis e arrivando chissà dove. E se sta al cinema e all'arte resistere, credere, ricostruire, l'autore, conscio del materiale, e conscio della sua diretta convergenza rispetto ai temi (ha tratto ispirazione dalla perdita del padre avvenuta quando era molto giovane), sceglie quindi di sfocare il dolore, affidando la memoria a due bambini.

Cinema oltre la traccia teorica (tanto che le principali riprese si sono svolte proprio a Lagos), quello del giovane (ed esordiente) Akinola Davis Jr. Un nome che ricorda i grandi del jazz e, probabilmente, un nome dal destino già scritto: diventare uno dei più apprezzati autori africani, a testimonianza di quanto il miglior cinema vada ben oltre lo sguardo transatlantico.

Conclusioni

My Father's Shadow di Akinola Davis Jr. riporta la memoria al 1993, in una Lagos in attesa dei risultati elettorali. Film politico, certo, che parte però da un contesto intimo, affrontando temi come la libertà, la fraternità, la democrazia. Un'opera dal forte impatto estetico, ma sorretta da una forte emotività e da una certa grazia. Un'esordio interessante.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • Il regista sa indubbiamente girare.
  • Una certa intimità.
  • I due giovani protagonisti, non professionisti.
  • La colonna sonora.

Cosa non va

  • A tratti fin troppo estetico.