Morbo K, recensione: dov'è finito il fascismo nella miniserie di Francesco Patierno?

In onda su Rai 1 il 27 e 28 gennaio per il Giorno della Memoria, la miniserie di Francesco Patierno racconta una storia vera poco conosciuta della Resistenza romana. Un'omissione importante, però, ne mina il risultato. Ed è un peccato.

Vincenzo Ferrera Morbo K

Raccontare la Shoah al cinema o in televisione, oggi, è un'operazione complessa. Un po' per il rischio, sempre dietro l'angolo, di scivolare nella retorica, un po' per il peso che la Storia si porta dietro. La Storia di ieri ma anche e soprattutto di oggi. Il Giorno della Memoria nasce per non dimenticare gli orrori perpetrati dal nazifascismo nei confronti degli ebrei.

Morbo K Sequenza Scena Serie Tv Rai
Morbo K. Una sequenza della miniserie

E non dimenticare dovrebbe voler dire fare in modo che quegli orrori non si ripetano, ma basta aprire un giornale o accendere la TV per capire che non è così. E sembra ormai evidente che dagli errori non si è imparato nulla.

Morbo K - Chi salva una vita, salva il mondo intero, la miniserie in due serate (27 e 28 gennaio su Rai 1) diretta da Francesco Patierno, sceglie una strada ben precisa: raccontare un episodio realmente accaduto ma poco conosciuto della Resistenza romana. Per farlo sceglie un tipo di narrazione classica, giocata sulle emozioni e pensata per il grande pubblico.

Il risultato è un prodotto sicuramente coinvolgente e narrativamente forte, ma che incappa in un errore grossolano che si nota fin troppo e che mina tutto l'impianto, lasciando l'amaro in bocca.

Morbo K, una storia vera di Resistenza non armata

Morbo K racconta una vicenda realmente accaduta durante l'occupazione nazista di Roma: l'invenzione di una malattia inesistente all'interno dell'ospedale Fatebenefratelli, sull'Isola Tiberina, per sottrarre decine di ebrei ai rastrellamenti ordinati dalle SS.

Nel settembre del 1943, mentre il colonnello Kappler (Christoph Hülsen, di nuovo nei panni del nazista dopo Il Commissario Ricciardi) ricatta la comunità ebraica con la richiesta di cinquanta chili d'oro, il direttore dell'ospedale, il professor Matteo Prati (Vincenzo Ferrera), intuisce che la promessa tedesca non verrà mantenuta e decide di anticipare le mosse. Nasce così il "Morbo K", un virus che non esiste ma che è altamente contagioso. Un virus che consente di creare un reparto isolato, una sorta di quarantena ante-Covid inaccessibile ai nazisti, dove nascondere uomini, donne e bambini in attesa di una possibile via di fuga.

Morbo K Scena Serie Tv Rai
Morbo K, il reparto

Accanto a Prati si muove Pietro Prestifilippo (Giacomo Giorgio), giovane medico che vive in una sua bolla di inconsapevolezza, inizialmente distante dalla politica e dalla Resistenza, che viene progressivamente coinvolto nel piano e costretto a confrontarsi con scelte sempre più rischiose. A incarnare il punto di vista più fragile e umano del racconto c'è Silvia Calò (Dharma Mangia Woods), ragazza ebrea cresciuta nel ghetto romano, artista mancata e simbolo di una giovinezza bruscamente interrotta.

Il loro legame sentimentale, uno dei tanti elementi di finzione della fiction, attraversa i due episodi e accompagna lo spettatore dentro le ore più drammatiche del rastrellamento del 16 ottobre 1943, quando l'inganno del Morbo K diventa l'ultima fragile barriera tra la vita e la deportazione.

I fascisti parteciparono ai rastrellamenti?

Sì, certo. E questa è una domanda che non dovrebbe neppure venire in mente, non dovrebbero esserci dubbi in merito visto che è qualcosa di storicamente appurato. Invece i dubbi vengono e vengono proprio guardando la serie. Qui si è scelto infatti di mettere al centro quasi esclusivamente il nazismo, lasciando in secondo piano il ruolo del fascismo nella macchina della persecuzione.

I fascisti ci sono, ma sono due. Di numero. E diciamo che ne abbiamo visti di più credibili. Tutto sembra accadere esclusivamente per mano delle SS in piena autonomia e purtroppo dire che "non interessava fare un processo storico" - come affermato in conferenza stampa - non è una motivazione sufficiente. L'omissione c'è e non solo si nota parecchio, ma è abbastanza grave da gettare un velo su tutto il resto.

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Questo non vuol dire che Morbo K sia un prodotto pessimo, anzi tutto il contrario. È una miniserie validissima che racconta qualcosa che in pochi conoscono e che è molto importante non dimenticare. Un gesto di resistenza non armata che ha salvato un centinaio di persone da morte certa. E con un cast davvero credibile, mai sopra le righe, che riesce a restituire la drammaticità del momento. Ed è proprio questo a farci rabbia: che tutto ciò venga incrinato da una scelta che, come una goccia cinese diventa man mano più fastidiosa.

Proprio oggi, in un'epoca di revisionismo in cui la politica gioca spesso a dimenticare, stravolgere la Storia, il servizio pubblico dovrebbe giocare il suo ruolo in modo più serio. Romanzare, abbellire, prendersi delle libertà creative è sacrosanto quando si parla di prodotti artistici, ma omettere fatti storici è un'altra cosa. E se si sceglie di ricordare qualcosa che è realmente accaduto bisogna ricordarlo bene e fino in fondo.

Il punto di forza di Morbo K: il cast

Morbo K Giacomo Giorgio Dharma Mangia Woods Scena Serie Tv Rai
Giacomo Giorgio e Dharma Mangia Woods

Tornando a quanto di positivo c'è nella serie, il cast è sicuramente il vero punto di forza. Un "grande gruppo" dice Vincenzo Ferrera e la bravura di tutti non si può mettere in discussione. Proprio Ferrera dà al suo professor Prati una dimensione umana intensa: pur essendo un eroe di fatto, è un uomo caricato di un peso morale enorme che porta sulle spalle in modo consapevole. Sceglie di fare la cosa giusta pur sapendo di mettere in pericolo sé stesso e la propria famiglia e non è qualcosa che si vede ogni giorno. Segnato anche da un lutto personale durante le riprese, l'attore riesce a restituire tutto il tormento, la rabbia e la risolutezza del dottore.

Al suo fianco Flavio Furno e Giacomo Giorgio, che continua a convincerci, interpretazione dopo interpretazione. Con una presenza scenica imponente e uno sguardo che sa essere dolce e tagliente allo stesso tempo, si incastra alla perfezione con (l'apparente) fragilità di Dharma Mangia Woods. Menzione d'onore al piccolo Marco Fiore (Marco Calò nella fiction), una vera scoperta.

Morbo K Antonello Fassari Scena Serie Tv Rai
Antonello Fassari

Ma è ad Antonello Fassari che il film è dedicato e non poteva essere altrimenti. La sua ultima apparizione sullo schermo prima della scomparsa lascia il segno in modo indelebile e l'attore romano è riuscito a trasferire nel suo personaggio - il nonno, nella famiglia Calò - una grande esperienza umana.

Morbo K, si muore un po' per poter vivere

Tirando le somme, quindi, Morbo K - Chi salva una vita, salva il mondo intero è un racconto che fa il suo dovere, quello di sollevare domande. "Avrei fatto lo stesso?", viene da chiederci guardandola, e la risposta non è dato saperla. Purtroppo solleva anche dubbi non necessari, però ci ricorda soprattutto come la resistenza possa assumere forme inaspettate. Forse a volte è vero: "Bisogna rispondere alla follia con la follia".

Conclusioni

Come scritto nella recensione, Morbo K è un racconto valido di una pagina della Resistenza romana durante l'occupazione nazista. Scorrevole, coinvolgente in modo crescente dal primo all'ultimo episodio. L'unica grande pecca è quella di non mostrare la partecipazione attiva del fascismo nel rastrellamento del ghetto ebraico di Roma nel 1943.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Porta alla luce una storia vera poco raccontata e significativa
  • La prova intensa di tutto il cast
  • L'ultima apparizione di Antonello Fassari

Cosa non va

  • Il fascismo è praticamente invisibile ed è grave