Recensione Mio figlio: alla ricerca del figlio perduto

Christian Carion firma un thriller elementare e solo a tratti efficace, dominato da un grande, straziante Guillaume Canet. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.

My Son: Guillaume Canet e Mélanie Laurent in una scena del film
My Son: Guillaume Canet e Mélanie Laurent in una scena del film

Divorziato da qualche anno, Julien è spesso in viaggio a causa del suo lavoro. Durante una breve permanenza in Francia, l'uomo riceve un messaggio dalla sua ex-moglie Marie: il loro figlio di sette anni, Mathys, è misteriosamente scomparso durante una gita in montagna con la scuola. Affranto, Julien si reca sul posto e, malgrado i consigli di Marie e della polizia, decide di indagare per conto suo. Mentre le speranze di ritrovare il ragazzo si fanno ufficialmente più vane, la determinazione disperata di Julien aumenta, spingendolo a ricorrere a metodi estremi per risolvere il mistero.

Ritorno al presente

Nel 2001, Christian Carion ha esordito nel lungometraggio con Una rondine fa primavera, commedia drammatica basata in parte sulle vere esperienze del regista (nato in una famiglia di contadini e inizialmente indirizzato verso stesso percorso professionale, nonostante la passione per il cinema). Dopo quel debutto il cineasta originario di Cambrai si è specializzato nei film d'epoca, raccontando gli anni Quaranta in Joyeux Noël - Una verità dimenticata dalla storia (2005) e Come What May (2015) e la Guerra Fredda in Farewell (2009). Arrivato al quinto lungometraggio, Carion ha finalmente deciso di tornare nel presente, optando per un esercizio di genere incentrato sulla famiglia, My Son (Mon garçon), il cui debutto italiano ha avuto luogo nella Selezione Ufficiale della 12ma Festa del Cinema di Roma. Un thriller montano, giocato sulle atmosfere letteralmente gelide, e nuovo punto di contatto fra il regista e l'attore Guillaume Canet, già diretto da Carion in Joyeux Noël e Farewell.

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Nel nome del figlio

My Son: Guillaume Canet e Olivier de Benoist in una scena del film
My Son: Guillaume Canet e Olivier de Benoist in una scena del film

Carion mette in scena un microcosmo cupo e isolato, dove il candore della neve fa da contraltare alla violenza che si cela dietro la scomparsa e nei recessi della psiche di un padre spinto oltre i limiti. Se la lontananza dagli ambienti tipici del thriller francese (Parigi da un lato, Marsiglia dall'altro) costituisce un'interessante ventata di aria fresca, per non dire gelida, l'operazione procede comunque in modo abbastanza schematico, a tratti molto superficiale. I momenti veramente riusciti, come il pre-finale che è un bell'esercizio di tensione, sono una minoranza nel contesto di un prodotto di genere che ammicca ad altri lungometraggi simili (difficile non pensare a Prisoners di Denis Villeneuve vedendo una scena in particolare), ma senza quel tocco personale capace di dare al mistero il giusto sapore individuale, distinguibile dalla massa di storie simili che popolano schermi di ogni tipo. A farne le spese è soprattutto lo spessore psicologico, il più delle volte ridotto al minimo indispensabile (vedi la sottotrama sul lavoro di Julien, una serie di allusioni in fin dei conti abbastanza inconcludenti).

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Padre coraggio

My Son: Guillaume Canet e Mélanie Laurent in un momento del film
My Son: Guillaume Canet e Mélanie Laurent in un momento del film

Detto ciò, Mon garçon riesce comunque a ripagare in parte la visione grazie al lavoro preciso e al contempo brutale di Guillaume Canet, un interprete arrivato a una maturità recitativa tale da rendere interessante il percorso del suo personaggio nonostante le pecche di scrittura che, con un altro protagonista, potrebbero essere a rischio di giustificare un'uscita alternativa alla distribuzione cinematografica. Con il suo volto sciupato l'attore francese (qui coinvolto anche come produttore) domina ogni inquadratura, trasudando un'intensità che nessun altro nel film riesce a eguagliare (sebbene Mélanie Laurent, nei panni dell'ex-moglie, ci si avvicini in alcune occasioni). Non è del tutto sufficiente per salvare in toto la sua terza collaborazione con Carion, ma per i suoi ammiratori c'è abbastanza carne al fuoco per 90 minuti di visione.

Movieplayer.it

2.5/5