Marvel Mania: 5 curiosità sulla celebre casa editrice dei supereroi

In occasione di Marvel Mania, ecco qualche curiosità sulla storica casa editrice americana specializzata in supereroi.

APPROFONDIMENTO di 03/11/2020
Spider Man Un Nuovo Universo 5
Spider-Man: Un nuovo universo, un momento del film

Come ogni anno, anche in Italia è tempo di Marvel Mania, l'iniziativa globale con attività di merchandising a tema Casa delle Idee, in collaborazione con i principali punti vendita del settore, tra cui tutti i Disney Store. Per questa quinta annata è prevista anche una sezione, sul sito shopdisney.it, dedicata alle curiosità sul mondo Marvel, tramite la quale i fan potranno testare le loro conoscenze di tutto ciò che è legato alla casa editrice, inclusi i film che dal 2008 sono parte integrante dell'immaginario collettivo globale (basti ricordare che l'ultimo lungometraggio degli Avengers, uscito lo scorso anno, detiene attualmente il record del maggior incasso mondiale di sempre, inflazione esclusa). Per l'occasione abbiamo voluto metterci del nostro, con alcune chicche sulla casa editrice che dal 1939 (quando ancora si chiamava Timely Comics) ha arricchito l'universo fumettistico fantascientifico statunitense.

1. Questioni di nome

The Avengers: il cameo di Stan Lee
The Avengers: il cameo di Stan Lee

La più nota firma della Marvel Comics è ovviamente Stan Lee, che nel 1961 ideò gran parte dell'universo che tuttora conosciamo, dando i natali artistici a personaggi come i Fantastici Quattro, gli X-Men, Spider-Man e gli Avengers. Il vero nome dell'autore però era Stanley Lieber, il quale scelse di firmarsi con uno pseudonimo (basato sul suo nome di battesimo) perché quando lui iniziò a lavorare nel campo dei fumetti questi erano considerati discutibili in ambito artistico e culturale, e decise quindi di usare un nom de plume in caso gli capitasse poi passare ai romanzi. Non fu l'unico a servirsi di questo stratagemma: il suo più noto collaboratore, Jack Kirby, si chiamava in realtà Jacob Kurtzberg, e scelse il nome d'arte come omaggio indiretto all'attore James Cagney (c'è chi ha suggerito che Kirby usasse uno pseudonimo per nascondere la propria identità ebraica, cosa che lo stesso disegnatore negò seccamente).

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2. Dai romanzi ai fumetti

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Tra coloro che hanno cercato di scrivere per la Marvel ci fu anche Mario Puzo, autore del romanzo che ispirò Il padrino, ma rinunciò perché la metodologia lavorativa dei fumetti non era compatibile con il suo modo di creare storie. Ci sono però altri romanzieri che nel corso degli anni hanno prestato le loro penne all'universo della Casa delle Idee, tra cui Stephen King e Neil Gaiman (che in realtà si diede alla narrativa tradizionale dopo aver già esordito come fumettista, ma era attivo in campo giornalistico all'inizio della carriera), mentre in tempi più recenti c'è stato il caso di Jeff Lindsay, che ha firmato due miniserie incentrate sul serial killer Dexter Morgan, da lui stesso ideato in forma letteraria e poi portato anche in televisione. Non mancano neanche i legami con il cinema: George A. Romero collaborò con la Marvel pochi anni prima della morte, trasponendo su carta il suo mondo fatto di zombie.

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3. Questioni di censura

James Franco in una scena del film Spider-Man 2
James Franco in una scena del film Spider-Man 2

La Marvel fu la prima delle grandi casi editrici nel campo del fumetto ad abbandonare il visto di approvazione della Comics Code Authority, organo di censura che dal 1954 al 2011 regolava i contenuti dei titoli previsti per un lettorato più giovane. La Casa delle Idee accantonò del tutto il "Codice" nel 2001, dopo aver già apertamente sfidato la censura negli anni Settanta: il governo americano aveva infatti chiesto a Stan Lee di scrivere una storia sugli effetti negativi della tossicodipendenza, cosa che lui fece con un racconto in tre parti incentrato sui problemi di Harry Osborn, il migliore amico di Peter Parker. La CCA si oppose però alla pubblicazione, poiché all'epoca la droga era un argomento tabù nei fumetti, ma Lee, avvalendosi anche del sostegno governativo, fece uscire comunque i tre albi in questione, il che portò a una modifica degli statuti: da quel momento in poi si poteva trattare la questione della droga, a patto che la si mostrasse solo come elemento negativo.

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4. Le fattezze giuste

L'oscuro Nick Fury (Samuel L. Jackson) nel film Iron Man 2
L'oscuro Nick Fury (Samuel L. Jackson) nel film Iron Man 2

Più di una volta i disegnatori Marvel si sono rifatti ai volti di varie celebrità per diversi personaggi (l'esempio più noto è Doctor Strange, iconograficamente influenzato da Vincent Price). Ma in un caso specifico la cosa comportò un cavillo contrattuale: nella serie The Ultimates, ambientata in un mondo parallelo che rileggeva in chiave moderna gli esordi degli eroi Marvel, il personaggio di Nick Fury fu reinventato come afroamericano, con le fattezze di Samuel L. Jackson (elemento a cui lo stesso Fury allude in un numero della testata, quando gli Ultimates - il corrispettivo degli Avengers - parlano di chi potrebbe interpretarli al cinema). L'attore venne a sapere della cosa e diede l'approvazione, ma a una condizione: in caso Fury fosse apparso sul grande schermo, sarebbe stato lui a interpretarlo. E così è stato, a cominciare dal primo Iron Man nel 2008.

5. Non solo Marvel

Tom Cruise in una celebre sequenza di Mission: Impossible
Tom Cruise in una celebre sequenza di Mission: Impossible

Nel corso degli anni la Casa delle Idee ha anche pubblicato fumetti basati su altre proprietà, tra cui un ambizioso adattamento del ciclo de La Torre Nera, e dal 2015, grazie all'acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney, dà alle stampe le avventure cartacee ambientate nell'universo di Star Wars, di cui la Marvel aveva già pubblicato delle trasposizioni ai tempi della prima trilogia. Tra le più curiose sfaccettature di questa componente a base di licenze di terzi c'è una defunta sottoetichetta della casa editrice chiamata Paramount Comics: attiva per circa due anni, dal 1996 al 1998, essa aveva lo scopo di produrre storie a fumetti basate sui franchise della Paramount, in particolare Mission: Impossible e Star Trek. La cosa ebbe vita breve, a causa di dissapori interni, ma alcuni anni dopo il sodalizio tra la casa editrice e lo studio cinematografico ebbe nuova vita grazie al Marvel Cinematic Universe, di cui quattro dei primi cinque lungometraggi furono distribuiti proprio dalla Paramount.