Prolifico sceneggiatore nonché regista, Pascal Bonitzer si è confrontato con Simenon portando al cinema Maigret - L'amore e la morte, dove il celebre commissario è interpretato da Denis Podalydès. "A mio parere l'aspetto più interessante è l'inattualità in realtà di Maigret", ci dice il regista, che incontriamo via Zoom. "In questo film inseriamo il nuovo Secolo. Se avessi deciso di inserire Maigret negli anni '50 o '60, questo aspetto non sarebbe emerso chiaramente. Invece, inserendo questo personaggio nell'epoca attuale emergono diversi aspetti interessanti di questo personaggio. E ripeto, è la sua inattualità che lo rende interessante".
Se l'indagine di Maigret esplora i lati più reconditi dell'aristocrazia francese, il film è anche una riflessione sull'età. "Mi sono concentrato sul tema dell'età perché era un tema che non avevo mai trattato nei miei film e ho deciso di farlo utilizzando un romanzo poliziesco adattato poi al cinema. È un romanzo tra l'altro molto particolare perché viene scritto da Simenon in un momento in cui sembrava afflitto da un blocco dello scrittore, sembrava che non riuscisse più a scrivere. Invece questo libro gli ha permesso di uscire da questo periodo di depressione e gli ha permesso poi di scrivere anche altro".
Pascal Bonitzer e il dono della sintesi
Interessante poi il pensiero di Bonitzer sulla durata, appena 80 minuti di montaggio. Una contro-tendenza rispetto alle attuali durate. "Tutto nasce negli Stati Uniti, dal cinema americano che poi si è diffuso anche nel resto del mondo. A quanto pare un film non viene considerato serio se non supera le 2 ore", dice il regista. "Credo che il motivo per cui non si trovino più film corti sia per questo. Anche se non è vero, in tutto il mondo ci sono poi dei registi seri che non riescono però a esprimere ciò che vogliono dire se non con film di più di 2 ore. Quindi in quel caso è obbligatorio sforare diciamo i 90 minuti ed essere più lunghi. Io dal canto mio punto piuttosto ad essere più breve, riesco a esprimermi in brevi periodi. A volte mi pento però, perché vorrei saper scrivere per film più lunghi ma non ci riesco".
Maigret - L'amore e la morte, in pieno stile Simenon, è un giallo tout court. Un genere che, ultimamente, sembra essere stato riscoperto anche grazie alle piattaforme. "Le piattaforme offrono grandi e diversi generi cinematografici. Il giallo comunque sembra ancora andare per la maggiore, perché al pubblico piace vedere morti, piace l'enigma", dice il regista. "Riguardo la relazione tra il giallo e le piattaforme, recentemente ho visto che è in produzione o stanno creando una serie per le piattaforme su Maigret, come tra l'altro succedeva già in Francia. Anche Sherlock Holmes ritorna ciclicamente sulle piattaforme, quindi sì, è vero, c'è sempre una relazione tra questi due mondi".
Il segreto del cinema francese
In chiusura, chiediamo a Pascal Bonitzer quale sia il segreto del cinema francese al botteghino. "C'è da dire che anche l'Italia attuale ha dei grandi registi e dei grandi cineasti, ma nel mondo sembra che la Francia abbia un legame molto stretto con il cinema rispetto ad altri Paesi. Sì, è vero, in Francia c'è una politica che spinge il cinema per promuovere questa forma d'arte che non mi pare esista qua in Italia o in altri paesi", prosegue l'autore.
"Voi italiani avete avuto grandi registi nel passato, poi questa tendenza ha iniziato un po' a calare a partire dagli anni '70, quando è iniziata la concorrenza della televisione. Forse semplicemente ai francesi piace andare al cinema. È un po' un mistero, ma a me va bene finché dura, perché giustamente va a mio vantaggio".