Fatih Akin, su sceneggiatura di Hark Bohm, torna a interrogare la natura umana - e quella reale - con L'isola dei ricordi. Paesaggio, letteratura, immagini, romanzo di formazione e tensioni politiche, nell'eco di una guerra che non fa sconti. La storia è quella di un ragazzo e della sua famiglia che vivono gli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale sull'isola di Amrum, nel Mare del Nord.
"Sono una persona che ama la vita di città", spiega Akin, durante la nostra intervista via Zoom. "Nelle grandi città non hai quell'ambiente naturale. Per me quindi è stata una sfida bellissima uscire dalle strade, dalle auto, dal rumore, dall'inquinamento luminoso, e immergermi nella natura cercando di fotografarla. Dal punto di vista cinematografico è qualcosa di molto diverso da quello che ho fatto in passato. Il mondo che vedevo davanti alla macchina da presa era incredibilmente cinematografico".
L'isola dei ricordi: tra Friedrich e il romanticismo pittorico
Per costruire l'estetica di L'isola dei ricordi, il regista si è ispirato alla pittura romantica del XIX secolo, in particolare a Caspar David Friedrich. "Molti degli scatti del film sono stati costruiti partendo dai suoi dipinti", racconta. "Friedrich era un pittore romantico che lavorava moltissimo con la natura, spesso con paesaggi che avevano qualcosa di quasi fantastico. Il Romanticismo nasce proprio come reazione all'industrializzazione: da una parte c'erano le fabbriche e il modernismo, dall'altra un movimento che cercava di tornare alla natura. Oggi viviamo qualcosa di simile: allora era l'industria, oggi è l'intelligenza artificiale".
Akin sottolinea anche come la figura del pittore sia stata talvolta fraintesa nella storia culturale europea. "I nazisti hanno cercato di appropriarsi del romanticismo, parlando di patria e identità. Ma questi pittori esistevano molto prima. Non erano pittori nazisti. In un certo senso, lavorare su queste immagini nel film è stato anche un modo per liberare quel tipo di immaginario da certe letture ideologiche e riportarlo al suo posto nella storia dell'arte".
Il legame con Moby-Dick
La sceneggiatura, che si basa su ricordi d'infanzia di Bohm, contiene numerosi riferimenti letterari, tra cui Moby-Dick di Herman Melville. "Quando ho letto la sceneggiatura, il riferimento a Moby Dick era già presente nei dialoghi", spiega il regista. "Così ho deciso di rileggere l'intero romanzo. È un libro molto complesso, non è affatto un libro per bambini. Per me è diventato quasi una meditazione prima dell'inizio delle riprese. Ho cercato di mantenere il più possibile di quello spirito nel film".
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Accanto a Melville, Akin ha riletto anche altri romanzi legati all'immaginario dell'isola, come Robinson Crusoe di Daniel Defoe e Il signore delle mosche di William Golding. "Le isole hanno una forza simbolica enorme. Ho riletto pure Robinson Crusoe, che è quasi ossessivo nel raccontare la sopravvivenza quotidiana - cosa mangia, cosa trova, come vive. Ho riletto anche Il signore delle mosche. Tutto quello che parlava di isole mi serviva per entrare nella giusta mentalità e concentrarmi sul film".
Il nucleo del film secondo Fatih Akin
Sotto la superficie naturalistica e letteraria, L'isola dei ricordi affronta anche temi politici, tornati contemporanee. In particolare l'ascesa dell'estrema destra in Europa. "In Germania stiamo assistendo alla crescita dei neonazisti e di partiti come l'AfD", afferma Akin, riferendosi a Alternative für Deutschland. "Non è più un fenomeno marginale. Se così tante persone votano per loro significa che queste idee sono radicate nella società. Potrebbe essere un tuo amico, tua madre, tuo figlio".
Secondo l'autore, il nucleo emotivo nasce proprio da questa tensione dentro la famiglia. "La cosa che mi ha colpito subito nella storia non era la natura, né Moby Dick. Era una domanda molto semplice: cosa succede dentro una famiglia quando una sorella resta quella che è sempre stata e l'altra diventa nazista? Come si sente un bambino che cresce tra la madre e la zia? Una madre nazista può amare suo figlio? E un figlio può amare sua madre?".
A proposito, il giovane protagonista del film è interpretato da Jasper Billerbeck, scelto dopo un lungo processo di casting. Una vera e propria folgorazione. "Il responsabile del casting è andato nelle scuole di vela, perché nel film ci sono alcune scene in mare," racconta Akin. "Jasper era uno dei ragazzi di quella scuola. All'inizio era estremamente timido, ma mi è piaciuto subito il suo volto. Tra centinaia di bambini ho visto lui e ho pensato: questo è il volto giusto. Il personaggio è il figlio di una famiglia nazista, quindi il pubblico non può simpatizzare subito con lui. Deve conquistarsela lentamente."