Land

2018, Drammatico

Land, la recensione: Vite di frontiera

La recensione di Land, film di Babak Jajali su una famiglia di una riserva indiana e in uscita dal 21 febbraio 2019.

Land di Babak Jalali non è un film facile, di certo non è un film per tutti, con il suo passo lento nel muoversi nella mondo rarefatto ma circoscritto delle riserve indiane d'America. Un film che, a dispetto della sua ambientazione, è realizzato "interamente con fondi europei", ci ha spiegato il regista Babak Jalali, perché quando ci si avvicina con questo tipo di storie a produttori americani, è raro che siano interessati. Fondi europei tra i quali è preponderante l'Italia, tra Rai e Torino Film Lab, per raccontare una storia di frontiera che si concentra su una singola famiglia per dipingere una situazione di evidente disagio. Un film non per tutti, dicevamo, ma di sicuro interesse e cercheremo di spiegarvene i motivi in questa nostra recensione di Land.

Storia di frontiera

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"Sono sempre stato molto interessato alla cultura degli Indiani d'America", ci ha spiegato Jalali, "ma non conoscevo molto bene la situazione contemporanea." Per questo ha trascorso mesi negli Stati Uniti, tra più di trenta riserve indiane, incuriosito da un articolo del Guardian, letto mentre a Londra dove vive, ricco di statistiche e immagini suggestive su una riserva del Sud Dakota. Quelli degli stati centrali degli USA sono scenari mozzafiato, ma lì la vita è molto difficile. "La prima sensazione una volta lì" ha raccontato Jalali "è stata di sorpresa e di shock. Ma come in ogni posto, dopo averci passato del tempo, si conosce la gente, le loro aspirazioni e sogni, il loro passato e ci si avvicina alla loro cultura."

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Un ambiente particolare caratterizzato dal suo essere isolato, dominato da regole proprie, aspetto tipico delle zone di frontiera per cui il regista prova interesse e che aveva già affrontato nel precedente Frontier Blues. "La mia città natale è al confine dell'Iran e sono cresciuto con questa sensazione di essere lontano dalla capitale, isolato, chiedendomi sempre cosa succedesse laggiù." Una sensazione che ben descrive anche in Land, concentrandosi su una riserva indiana, isolata, separata e dimenticata dal governo centrale, focalizzando l'attenzione anche sull'aspetto della legalità, sull'essere terra di mercato nero, contrabbando e transito di merci.

La realtà nei personaggi di Land

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Per indagare questa realtà così particolare, Jalali si concentra sulle figure che la animano, sui personaggi di Land sui loro problemi e disagi, che emergono dagli sguardi sofferti. A cominciare dalla madre della famiglia Denetclaw, Mary, che ha appena scoperto della morte di uno dei figli, Floyd, in Afghanistan e alle prese con la burocrazia militare per il rimpatrio della salma, per poi concentrarsi sui due fratelli del ragazzo deceduto, Wesley e Raymond: se il secondo si tiene lontano dai guai e lavora seriamente in una fattoria, il primo passa le sue giornate a bere birra in un locale subito fuori la riserva, all'interno della quale l'alcool è proibito. 
Personaggi trovati attraverso un processo di casting aperto e lungo sei, sette mesi, alla ricerca di figure, non necessariamente professionisti, che potessero sembrare appartenenti alla stessa famiglia. James Coleman, che interpreta Wesley, non aveva mai recitato prima, infatti, mentre Rod Rondeaux che ha il ruolo del fratello Raymond ha un passato da stunt. Sono però persone in grado di capire la realtà del film. "Tutti hanno qualcuno in famiglia che vive con l'alcolismo" ha spiegato Babak Jalali "e durante i casting avevamo modo di ascoltare storie reali e scioccanti."

Tratteggiare un mondo

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Quel che fa il regista di Land è tratteggiare un mondo. Lo fa dal punto di vista visivo, dando spazio e importante alle polverose location della riserva, lo fa soprattutto attraverso i volti dei suoi protagonisti, seppur limitato da una certa rigidità dovuta alla mancanza di naturalezza del cast in alcune situazioni. Quel che manca è un senso della storia, che procede a strappi e in modo frammentario, adagiandosi su un passo lento e rarefatto che è voluto, ma rischia di mancare di coinvolgere parte del pubblico. Si apprezza lo sforzo di mettere in scena un mondo che il cinema ha spesso, soprattutto in passato, rappresentato in modo errato o quantomeno semplicistico, di mettere il pubblico al cospetto di una realtà poco nota che meriterebbe maggiore attenzione e approfondimento.

Land, la recensione: Vite di frontiera
Antonio Cuomo
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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