Il mito di Frankenstein torna a farsi cinema per la seconda volta in meno di un anno: dopo l'intensa rilettura di Guillermo del Toro, ecco arrivare La Sposa! (in originale The Bride!), il lungometraggio di Maggie Gyllenhaal, giunta alla sua seconda, ambiziosa e particolarissima opera da regista. Scordatevi, però, il classico romanzo di Mary Shelley, perché le ispirazioni per quest'opera attingono altrove: in primis alla pellicola La moglie di Frankenstein del 1935, ma anche al cinema noir, all'heist movie e all'horror gotico.
È per questo che abbiamo definito quest'ultimo lavoro della regista ambizioso: tentare la commistione di tanti generi andando al contempo a toccare un "mostro sacro" (perdonateci la battuta) della letteratura non è poca cosa. Anzi, è un tentativo già di per sé interessante di mostrare un nuovo, attuale e originale punto di vista su uno dei miti più iconici mai scritti. Com'è quindi questo titolo? Ci avrà convinto o fatto gridare allo scandalo? Di sicuro è un film troppo complesso per essere liquidato con un parere sbrigativo; la sua analisi ha richiesto una riflessione profonda che scava non solo nel cinema, ma anche nell'idea che abbiamo della società in cui viviamo.
La rinascita di Ida: da vittima a creatura potente
Ida fa la escort in un club gestito dalla mafia, ma da subito capiamo che è diversa da chi la circonda: fin dall'inizio, nella sua testa sembra abitare un fantasma, una voce che la spinge alla ribellione, che si agita per condannare gli aguzzini che ha intorno senza remore e senza inibizioni. Una sera, dopo essere stata allontanata dal locale, viene spinta giù per le scale e muore; o almeno, questo è ciò che accade finché il suo cadavere non viene disseppellito dal cimitero da colui che si fa chiamare col nome del suo creatore, Frankenstein, aiutato da una scienziata che si occupa di studi sulla longevità.
La creatura vuole una compagna e così Ida viene riportata nel mondo dei vivi, anche se priva di memoria e con una personalità che sembra ormai totalmente fusa con quell'entità che le parla nella testa. Quando Frank - così si fa chiamare il celeberrimo non-morto - le racconta di aver avuto un incidente e di essere suo marito, i due iniziano una vita insieme fatta di uscite tra cinema e club. Dopo una sera durante la quale uccidono due uomini che stavano cercando di usare loro violenza, i due intraprendono una rocambolesca fuga attraverso gli Stati Uniti.
La rivoluzione degli invisibili e un cast magnetico
La Sposa! è un film che, attraverso una sceneggiatura a tratti un po' confusa e ridondante, cerca di raccontare una rivoluzione prima individuale e poi collettiva: quella degli invisibili, di tutti coloro che la società mette a tacere perché considerati inferiori, non idonei a partecipare alla cosa pubblica, magari perché donne, apparenti mostri o semplicemente "diversi". Questo è ciò che incarna il personaggio di Ida: una donna considerata meno di niente, sacrificabile da tutti, che proprio nell'uscire dai binari inizia a ritrovare sé stessa. Nel fuggire dai ranghi deve, prima di tutto, recuperare quell'identità che in vita non le avevano mai permesso veramente di esprimere. Attraverso la fuga e la ribellione, Ida ritrova una memoria identitaria più che una costellazione di semplici eventi del passato, comprende e accetta sé stessa come mai prima aveva fatto. È questo il fulcro del film, un nodo centrale che rischia però di perdersi un po' tra i grovigli dei tanti avvenimenti e delle numerose dinamiche messe in scena.
In tutto questo, Jessie Buckley è magnetica, intensa nei suoi continui cambi di registro, capace di passare dalla vulnerabilità alla follia con la voce, con i gesti o anche solo con uno sguardo. Accanto a lei, Christian Bale offre allo spettatore un'altra delle sue camaleontiche interpretazioni: una spalla perfetta e volutamente grottesca per un personaggio (e un'attrice) destinato a catturare la maggior parte dell'attenzione. Tutto il cast, ad ogni modo, si fonda su scelte particolarmente azzeccate che vanno a caratterizzare alla perfezione i vari personaggi, complice immaginiamo, la buona direzione di Maggie Gyllenhaal.
La Sposa!, yn trionfo visivo dal sapore punk
Se la scrittura, quindi, non convince fino in fondo - seppur sorretta dall'ottimo livello dei suoi interpreti - a costituire la parte migliore del film è senza dubbio il comparto visivo. Fotografia, costruzione dell'immagine e regia risultano oltremodo spettacolari e suggestive: un piacere per gli occhi che rimanda a diverse pellicole storiche, costituendo un omaggio sentito, una dichiarazione d'amore punk e a tratti psichedelica al cinema del passato, con il quale però rompe per denunciarne le disparità e le ipocrisie. La Sposa! non è quindi un film perfetto o totalmente travolgente, ma può vantare idee affascinanti e un coraggio che di questi tempi manca a molte produzioni. Una dote che, a nostro parere, è ampiamente apprezzabile e, purtroppo, sempre più rara.
Conclusioni
Il mito di Frankenstein torna al cinema, ma dimenticate la storia che già conoscete. Con La Sposa! la regista Maggie Gyllenhaal ci regala una rilettura coraggiosa e psichedelica, mescolando horror gotico, noir e atmosfere punk. Pur con qualche incertezza nella sceneggiatura, il film è un trionfo visivo assoluto e vive delle interpretazioni magnetiche e folli di Jessie Buckley e Christian Bale. Una favola oscura, imperfetta, affascinante eppure coraggiosa, dedicata agli "invisibili" della nostra società e a chi cerca la propria voce in un mondo che cerca di spegnerla.
Perché ci piace
- Le interpretazioni del cast, prima tra tutta quella della magnetica Jessie Buckley.
- Le immagini potenti con una fotografia d'impatto.
- Le tematiche attuali e interessanti.
Cosa non va
- La scrittura poco equilibrata e ridondante.