La notte è piccola per noi

2018, Drammatico

La notte è piccola per noi, la recensione: il mondo in una balera

La recensione di Una notte è piccola per noi di Gianfrancesco Lazotti, film dal sapore vagamente retrò, che ha la capacità di riunire in una sala da ballo i più bizzarri tipi umani.

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La sala da ballo come osservatorio privilegiato per guardare, spiare e tratteggiare l'umanità variegata del nostro tempo. Tutto il mondo confinato in una balera della periferia di Roma, luogo-non luogo che - come leggerete in questa recensione de La notte è piccola per noi di Gianfrancesco Lazotti - diventa lo scenario delle azioni di una girandola di personaggi, tutti all'affannosa ricerca di qualcosa.
Un piccolo film, con una sua coerenza stilistica e narrativa, che strizza l'occhio al racconto corale e a un certo cinema del passato, su tutti quello di Ettore Scola (omaggio dichiarato dei titoli di coda).

La notte è piccola per noi appartiene a quel filone di pellicole coraggiose e sovversive, capaci di osare e innovare linguaggi, ma senza perdere il piacere della narrazione a favore di vuoti esercizi stilistici. Qui Lazotti dimostra di saper parlare allo spettatore ritagliandosi una dimensione propria, personalissima entro i cui confini gestisce il mezzo cinematografico con cura dei particolari ed equilibrio.

Una trama da film corale

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La trama di La notte è piccola per noi si sviluppa seguendo un'unità di tempo, luogo e azione che determinerà il tono di tutto il film: decadente, evanescente, quasi sospeso.
Prendete un sabato sera qualunque in una non meglio precisata zona della capitale, un bizzarro assortimento di uomini e donne di tutte le età, e una pista dal sapore vagamente retrò, circondata da tavoli e inondata dalla musica di una band che suona dal vivo.

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Tutto si consuma in quell'unica, per alcuni catartica, nottata. Al centro uno sfiorarsi di personaggi che si incrociano, si guardano, si toccano e si aspettano: l'appuntamento al buio tra un ragazzo e una donna (Michela Andreozzi) più matura di lui; un pugile alcolista (Andrea Sartoretti) che vuole riconquistare la sua ex (Thony), la cantante della band; una donna (Giselda Volodi) che aspetta l'uomo sparito anni prima senza spiegazione; un carabiniere e una prostituta; quattro professoresse in libera uscita; una bizzarra coppia di ultraottantenni gelosi (Alessandra Panaro e Philippe Leroy); una cameriera filosofa, una cartomante e un parcheggiatore clandestino.

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Insieme andranno a comporre un puzzle tragicomico in cui ciascuno ha il proprio passo, la propria storia, il propria "prima" e dove complici i fumi della notte, un po' d'alcol e un ballo sociale si stabiliranno relazioni insospettabili o ci si troverà a fare i conti con i propri turbamenti o pregiudizi.
I destini di ognuno si consumeranno sulle note di una vecchia canzone (da "Maracaibo" a "24.000 baci"), tra santi protettori, colpi di fulmine, vecchie gelosie e tirate filosofiche in un luogo democratico per antonomasia, perché tutti dovranno seguire la stessa sequenza di passi e perché, come ricorderà la cameriera interpretata con straordinaria leggerezza da Cristiana Capotondi: "Ricchi, sfigati, tiranni, cretini, cervelloni: a tavola sono tutti uguali e tu li guardi sempre dall'alto al basso".

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Interpretazioni aderenti al reale

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Una notte è piccola per noi è un affresco capace di bilanciare i tempi del cinema con quelli della musica, che non abbandonerà mai le scene. Il merito è di Gianfrancesco Lazotti, che ha diretto e scritto il film con eleganza e rigore, senza rinunciare al sapore malinconico del racconto, quasi esistenzialista. Non sono da meno le interpretazioni degli attori scelti, perfettamente aderenti ai propri ruoli e alla verità dei personaggi, anche quando occupano lo spazio solo per una manciata di minuti.
Spiccano la coppia composta da Alessandra Panaro e Philippe Leroy, ultrasessantenni litigiosi, l'emblematica rivendicazione del diritto a essere un uomo e una donna innamorati, prima che amabili vecchietti. "La vecchiaia è una punizione ingiusta, figuriamoci se ti rende saggio. Quello che veramente mi fa incazzare e l'indulgenza, il vecchio perde perfino il diritto di essere giudicato male", dice lui in una battuta che racchiude tutto il senso della loro presenza. Per una notte ciascuno sarà libero di essere semplicemente quello che gli va. Senza svovrastrutture, categorizzazioni o imperativi sociali.

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Elisabetta Bartucca
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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