Dopo il premio alla migliore sceneggiatura a Venezia 2025 La mattina scrivo di Valérie Donzelli è arrivato in sala. Il film è l'adattamento dell'omonimo romanzo di Franck Courtès, fotografo che ha abbandonato una ricca carriera come fotografo per diventare scrittore. Tra mille difficoltà, non ha abbandonato il suo sogno.
Nell'opera di Donzelli il personaggio principale si chiama Paul Marquet e a interpretarlo è Bastien Bouillon. L'attore si cimenta in mille mestieri diversi, proprio come Courtès, che pur di continuare a scrivere ha fatto qualsiasi lavoro potesse permettergli di sostenersi. Nel cast anche Virginie Ledoyen e la stessa regista, che ha il ruolo dell'ex moglie di Paul.
Nella nostra intervista Donzelli e Bouillon ci spiegano com'è stato raccontare una storia che esalta la libertà: non è un tema scontato, anche nel 2025. In qualsiasi epoca seguire le proprie passioni e ideali invece che il profitto è sempre vista come una scelta folle.
La mattina scrivo: Valérie Donzelli e Bastien Bouillon
In La mattina scrivo Paul è visto come un pazzo perché rinuncia a una carriera molto remunerativa come fotografo per inseguire il sogno di diventare scrittore. Perché seguire i propri desideri sembra qualcosa di folle?
Per Donzelli: "Perché penso che la libertà faccia paura. Ed è per questo che stiamo cercando di reprimere la libertà".
D'accordo Bouillon: "Perché oggi cresciamo, fin da piccoli, con mille esempi che ci dicono che fare i soldi è la cosa più importante. Dallo sport alla musica. Quindi ci sembra naturale aspirare alla ricchezza. Così quando qualcuno decide di mettere in discussione questa idea sembra quasi una scelta masochista, perché finisce per mettere in pericolo tutta la sua esistenza".
L'importanza del cambiamento
A fare paura spesso è anche il cambiamento. Ma il cambiamento è fondamentale, soprattutto quando si è artisti. Se non si cambia si rimane fermi, è come essere già morti. Per Donzelli è essenziale: "Cambiare significa essere vivi. La vita è la cosa più importante e preziosa che abbiamo, quindi bisogna nutrirsi di vita. Per lasciare una traccia, una testimonianza di noi stessi, è importante essere connessi. E per riuscirci bisogna accettare i propri cambiamenti interni, sia positivi che negativi. Cambiare è doloroso, ma anche eccitante".
D'accordo Bouillon: "Non lo faccio mai, ma adesso farò una citazione di Robert Filliou: l'arte è ciò che rende la vita più interessante dell'arte".
A volte però l'arte incontra la vita: Donzelli mette spesso spunti personali nei propri film. Come ci ha confermato: "Quando faccio un film cerco di parlare di un'esperienza personale, ma è come uno zoom che sposto dal mio ombelico verso un punto di vista più ampio. I miei film parlano di me, ma cerco allo stesso tempo di renderli storie universali. Altrimenti non sarebbero molto interessanti: la piccola storia personale non interessa a nessuno. Visto che parliamo di uno scrittore, anche in letteratura è così: ci sono molti autori che rendono se stessi il soggetto del loro libro. Pensiamo ad Annie Ernaux per esempio. Ma poi stratificano la storia: non è più la loro, diventa qualcosa di più complesso".