L'insostenibile incertezza dell'essere
La fine di una storia d'amore non è mai un'esperienza facile, per nessuno. Non è semplice ritrovare sé stessi dopo aver vissuto e pensato "per due", e spesso questa ricerca può rivelarsi lunga e sofferta. Il giovane protagonista di Un mundo misterioso, Boris, si ritrova a vivere una situazione simile quando la sua fidanzata gli chiede una pausa di riflessione: una formula poco diretta, che quasi sempre anticipa la fine di una storia. Boris non ha nulla di speciale, non è particolarmente attraente e non sembra neanche particolarmente intelligente, ma come tutti, cerca di trovare qualcosa con cui riempire la sua esistenza, dopo la concusione della sua storia con Ana.
Fino a questo punto, la trama del nuovo film di Rodrigo Moreno - che cinque anni fa aveva diviso la critica a Berlino con El Custodio - è piuttosto ordinaria, poi ci si perde insieme al protagonista lungo un percorso indecifrabile, che finisce per stancare quasi subito. Quasi a voler giustificare l'inconsistenza del suo ultimo progetto, Moreno ha rivelato di essersi trovato a scrivere la sceneggiatura di A Mysterious World in un momento della sua vita in cui era alle prese con un blocco creativo, e nel tentativo di superarlo provò semplicemente a tirar fuori tutto ciò che aveva dentro, senza tracciare nessuno schema narrativo e senza porsi dei limiti.
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Se in El custodio il tema della solitudine (vissuto da un personaggio molto diverso da Boris) era affrontato partendo da un punto di vista, e sviluppato con ritmi lenti, ma efficaci, in questo caso la mancanza di una vera idea di partenza è evidente, e il film non approda a nessuna conclusione.
Movieplayer.it
2.0/5