Kiss Me First

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Kiss Me First: amore, solitudine e realtà virtuale nella nuova serie Netflix

Basata sul libro di Lottie Moggach, la serie britannica firmata dal creatore di Skins affronta il tema della realtà virtuale dal punto di vista di Leila Evans, una ragazza in cerca di una via di fuga dalle proprie inquietudini personali. Il nostro commento sui primi tre episodi di Kiss Me First, disponibile su Netflix.

Kiss Me First: un'immagine della serie

Elemento cardine della fantascienza degli ultimi decenni, con un posto di particolare rilievo fin dall'epoca dell'ascesa del filone cyberpunk, la realtà virtuale rimane una fonte d'ispirazione inesauribile per la narrativa, il cinema e la televisione: oltre agli innumerevoli esempi offerti in questi anni da Black Mirror, si pensi al recentissimo fenomeno di Ready Player One, che ha proposto sul grande schermo la rielaborazione di un immaginario pop già al cuore del romanzo di Ernest Cline.

In contemporanea con l'enorme successo del film di Steven Spielberg, sugli schermi britannici andavano in onda, per Channel 4, i sei episodi della serie Kiss Me First, approdata in seguito su Netflix per il mercato internazionale: un adattamento dell'omonimo libro di Lottie Moggach ad opera dello scozzese Bryan Elsley, che nel 2007 aveva creato uno dei più significativi teen drama della televisione contemporanea, Skins. E in Kiss Me First, la realtà virtuale - un mondo fittizio di nome Azana - torna prepotentemente in primo piano all'interno di un racconto a metà strada fra vari generi.

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Kiss Me First: Matthew Aubrey e Simona Brown nell'episodio Make It Stop

Tra avatar e pillole rosse

Kiss Me First: un'immagine della prima stagione

Azana è appunto il nome dell'universo a cui è possibile accedere attraverso un gioco online che, per la giovanissima Leila Evans (Tallulah Haddon, proveniente dal cast di Taboo), è diventato l'indispensabile rifugio da una realtà grigia e dolorosa. Leila, infatti, ha appena perso sua madre, trascorre un'esistenza priva di stimoli e di soddisfazioni e non sembra poter contare su alcuna amicizia; quando però si trasforma nel proprio avatar, Shadowfax, e fa il suo ingresso in Azana, tutte le frustrazioni e le sofferenze di colpo si attutiscono fin quasi a svanire. La realtà virtuale, in sostanza, costituisce il miglior anestetico possibile contro il senso di malessere che grava su questa ragazza timida e introversa; fin quando i due mondi di Leila, quello concreto e quello fittizio, non raggiungeranno un "punto di contatto".

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Kiss Me First: una scena della serie

Nell'episodio pilota della serie, She Did Something, Leila incontra infatti una giovane donna destinata ad esercitare un forte impatto su di lei: Mania, uno dei 'personaggi' di Azana, membro di un gruppo segreto chiamato "Pillola rossa" (un esplicito omaggio a Matrix). Mania è l'alter ego di Tess (Simona Brown), ragazza fascinosa e sregolata, caratterizzata da un turbolento background sentimentale e da un fragile equilibrio psichico. L'attrazione di Leila nei confronti di Tess dovrebbe rappresentare il cuore pulsante di Kiss Me First, eppure, già dalle prime interazioni fra le co-protagoniste, la descrizione del loro rapporto fatica a convincere. Il legame fra le due ragazze risulta fin troppo immediato e segue dinamiche non sempre credibili: una forzatura che di certo non favorisce l'empatia per un racconto penalizzato da diversi problemi a livello di scrittura e di ritmo.

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Un prodotto confuso, tra dramma intimista e sci-fi

Kiss Me First: Tallulah Haddon nell'episodio She Did Something

In Kiss Me First, infatti, ci sarebbero vari spunti degni di nota, a partire dalla visione cupa e malinconica della tecnologia di un prossimo futuro, così come la dicotomia fra le molteplici 'connessioni' nate nel web e la solitudine che affligge invece l'individuo nella sua esperienza quotidiana. Elementi che Bryan Elsley non riesce però a sviluppare del tutto, mostrando al contrario una costante indecisione sulla direzione da prendere: se la storia d'amore, il dramma intimista o il cyber-thriller. Proprio quest'ultimo aspetto finisce per rivelarsi il più debole dei primi episodi della serie: a cominciare da un mondo virtuale, Azana, davvero poco intrigante, con i suoi piatti paesaggi naturali che non trasmettono mai vere suggestioni allo spettatore, per proseguire con la costruzione di un plot giallo debole e confuso.

Kiss Me First: Simona Brown nell'episodio Make It Stop

Laddove Kiss Me First si fa più incisivo è quando si preoccupa di esplorare il disagio dei suoi comprimari: come nel terzo episodio, Off the Rails, focalizzato in gran parte su Ben (Samuel Bottomley), adolescente tormentato che, come Leila, nel web trova una temporanea scappatoia ai propri drammi. Non abbastanza, comunque, per affezionarsi a una serie che non si dimostra in grado di reggere il confronto con l'agguerritissima concorrenza nell'ambito dell'attuale fantascienza televisiva, né tantomeno in quello dei racconti di formazione - ben più coinvolgenti - che il piccolo schermo e le piattaforme di streaming ci hanno regalato negli scorsi anni.

Kiss Me First: amore, solitudine e realtà...
Stefano Lo Verme
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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