Potenza della fede, fuori e dentro lo schermo. Nel suo nuovo lungometraggio, Giulio Base si misura col personaggio più controverso del Vangelo, Giuda. L'infido traditore attraverso la cui mano si compirà la profezia divina diventa il filtro con cui Base rilegge la Parola biblica in un'opera che, non a caso, arriva nei cinema pochi giorni prima di Pasqua.
Scritto dallo stesso Base, Il vangelo di Giuda è stato presentato in anteprima al Locarno Film Festival prima di approdare nelle sale, sollevando perfino dibattiti teologici sui quotidiani con grande soddisfazione del regista torinese, attuale direttore del Torino Film Festival. "Sono anni che sentivo il bisogno di raccontare la sensazione del sentirsi inadeguati alla fede. Con Giuda ho spinto questo sentimento alla massima potenza" ha spiegato Base. "Giuda mi ispira tenerezza perché mi rivedo in lui quando mi ritrovo a fare sempre gli stessi errori. Se è tutto scritto che colpa ne ho? Giuda compie un atto di obbedienza e amore, ascolta le parole di Gesù e dopo aver portato a termine il compito finirà per togliersi la vita".
La versione di Giuda: la "voce pensante" di Giancarlo Giannini
Lontano dalla tradizione più canonica, Giulio Base si adopera in una (ri)scoperta del personaggio di Giuda adottandone il punto di vista, come rivela la nostra recensione de Il Vangelo di Giuda. L'apostolo condannato all'odio perpetuo è una figura sfuggente, che non vediamo mai in faccia, anche se ne udiamo i pensieri mentre si confronta con la schiera di personaggi della tradizione biblica interpretati da star quali Rupert Everett (Caifa), Abel Ferrara (Erode), Paz Vega (Maria) e John Savage (Giuseppe).
La voce di Giuda, affidata a Giancarlo Giannini, è la chiave per conoscerne l'interiorità, come spiega il regista: "Quando ho concepito questa idea, una delle prime cose che mi è venuta in mente è stata far identificare lo spettatore con Giuda, mostrarne il volto avrebbe interrotto questo tentativo. Sarebbe diventato un film convenzionale, ma io cercavo un coinvolgimento soggettivo. Così ho sperimentato con la voce che, più che narrante, definirei 'pensante' proprio perché concretizza i pensieri di Giuda".
Un Gesù all'insegna dell'autenticità
Mentre per Giuda Giulio Base ha optato per mistero e vaghezza, per il ruolo di Gesù ha scommesso sul giovane esordiente siciliano Vincenzo Galluzzo. "C'erano due casting, quello italiano fatto in Calabria per i ruoli minori e quello internazionale" ha spiegato Base. "Anche per Gesù pensavamo a una star internazionale, mi erano arrivare importanti risposte positive, ma quando ho visto Vincenzo alle audizioni ho avuto un tuffo al cuore. L'ho incontrato privatamente, ha compreso la mia visione e sono contentissimo di quello che ha fatto".
E Galluzzo si è tuffato anima e corpo nel personaggio per fornirne l'interpretazione più realistica possibile. "Per entrare nel personaggio ho seguito una dieta ferrea che mi ha fatto perdere dieci chili" ha rivelato l'attore. "La privazione, la fame e il sacrificio mi hanno aiutato a entrare nella mentalità di Gesù. Non volevo somigliare al Cristo, volevo comprenderne l'essenza e per capirlo dovevo provare le sue stesse sofferenze. Il motore che spinge le azioni di Gesù è l'amore, e nel mio piccolo l'ho compreso stando ore e ore sotto il sole del set senza mangiare". A condividere la scena con lui c'è anche uno dei figli di Giulio Base, Vittorio, a cui è stato affidato il ruolo dell'apostolo Giovanni. "Io ho sofferto meno di Vincenzo" ha scherzato. -"Interpreto l'apostolo preferito, quello che scrive il Vangelo più interessante. Mi sono concentrato su questa amicizia con Gesù e la presenza di Vincenzo mi ha aiutato molto perché la sua passione ci ha contagiato. Ci spronava, ci ha perfino portato tutti a messa".
L'influenza dei maestri: Scorsese, Zeffirelli e Mel Gibson
Affrontando la tematica evangelica, e in particolare la Passione, non posso non venire in mente modelli illustri come L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese o La Passione di Mel Gibson, riferimenti inevitabili quando si affronta la figura del Cristo sul grande schermo. "Alla fine del mio film c'è la bibliografia, ma per essere totalmente organico avrei dovuto mettere anche la filmografia" ammette Giulio Base. "Il Vangelo Secondo Matteo di Pasolini, L'ultima tentazione di Cristo, il Gesù di Zeffirelli e la Passione di Mel Gibson sono i quattro titoli che ricordo sui 1000 che credo di aver visto. Anche non volendo, in qualche modo omaggi o rubi qualcosa perché ti hanno formato".
Vincenzo Galluzzo indica nel film di Gibson un riferimento fondamentale per la sua interpretazione "perché dovevo sentire il suono dell'accento aramaico. Non ho copiato, volevo dare genuinità al mio personaggio, volevo che mi somigliasse. Provengo da una famiglia cattolica, sono credente, non mi sono ispirato a nessuno. Riguardo all'estetica del mio Cristo, ci ho lavorato mesi e mi sono rifatto al Gesù di Zeffirelli, alla sua iconografia, ma poi ho creato il mio personaggio anche grazie all'ascolto di musica spirituale o tribale tribale per immergersi nel passato".
Un calvario a ritmo di rock
E la musica è un altro ingrediente essenziale de Il Vangelo di Giuda con la sia forza dirompente. Il regista ha, infatti optato per una colonna sonora hard rock che spiazza lo spettatore. "Il rock l'ho scelto per la voglia di essere dirompente, spiazzante, ma non è stata una decisione immediata" ammette il regista. "Ho provato musica classica, cantautori, ma il rock, anche se lontanissimo dal contenuto, mi sembrava il più organico. Il film contiene scene di grande violenza, ma comunque è molto evocativo per via delle sonorità e dello stile e dal modo di ripresa. Sullo schermo non succede quasi niente".