Il quieto vivere, recensione: un film tra Shakespeare e la farsa di paese

Il cattivo sangue che scorre tra le cugine diventa materia narrativa per il regista, che prosegue la sua esplorazione del confine tra finzione e realtà con un'opera scoppiettante.

La protagonista de Il quieto vivere, Luisa

Chi non ha avuto problemi con qualche parente alzi la mano. Di certo ne sa qualcosa Gianluca Matarrese. Il regista piemontese, ma meridionale di origine, ama raccontare la realtà che lo circonda rielaborandola in chiave cinematografica. A quanto pare non ha avuto bisogno di inventare troppo ne Il quieto vivere, vivace "docufilm" (anche se le etichette, ai suoi lavori, stanno strette) che racconta la faida eterna tra le cugine Maria Luisa e Imma, cognate e vicine di casa.

Il Quieto Vivere Immagini
Luisa Magno mangia da sola a una tavola imbandita

Tutto nasce da Luisa, cinquantenne single il cui unico scopo nella vita è avere dei nemici. In cima alla lista c'è Imma, la moglie del fratello che vive al piano di sotto. Il motivo dell'astio nei confronti della cognata e, di conseguenza del fratello e della madre, la cui unica colpa è difendere Imma dalle sue sfuriate, non è chiaro. Luisa accusa la cognata di essere una "poco di buono", si lamenta dei dispetti che le farebbe, e arriva perfino a chiedere l'intervento dei Carabinieri per punire la colpevole di misfatti di cui neppure lei è consapevole.

La grandezza di una villain (in)consapevole

È la stessa Imma, in uno dei tanti scontri esplosi di fronte ai parenti, a chiedere alla cognata perché ce l'abbia tanto con lei. Ma al di là di qualche generica accusa, Luisa non sembra in grado di dare una risposta precisa. Il suo aggirarsi da sola per le vie del borgo calabrese in un cui risiede, le urla, le minacce, il rancore dei cui si nutre la rendono quasi un personaggio shakesperiano. Una Lady Macbeth di provincia cupa e iraconda, pronta a tutto pur di liberarsi della "scomoda" parente unicamente perché covare odio verso qualcuno la fa sentire viva.

Il quieto vivere: la famiglia di Gianluca Matarrese non è bella se non è litigarella Il quieto vivere: la famiglia di Gianluca Matarrese non è bella se non è litigarella
Il Quieto Vivere Sequenza
Imma sorride indossando un cappello

Gianluca Matarrese sfrutta la naturale tendenza al dramma della cugina ingigantendolo a scopo narrativo. Due sono le scene chiave in cui Luisa "dà il meglio di sé". La prima è l'incontro coi Carabinieri in cui la donna lascia trapelare tutta la sua sfiducia nei confronti delle forze dell'ordine che si conclude con una neanche troppo velata minaccia: se la legge non fa il suo dovere ci sono ben altre "autorità" a cui rivolgersi per risolvere il problema. Il preludio al gran finale la vede, invece, nella sua stanza, intenta a vestirsi e truccarsi con cura. E se, in alternanza, al piano di sotto la famiglia riunita festeggia il Capodanno con brindi, canti e balli lei celebra nella più totale solitudine, con la sua silhouette che si staglia nel buio del cielo squarciato dai fuochi d'artificio come una perfetta villain.

Il Quieto Vivere: un film difficile da incasellare

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Il coro delle zie

Nel raccontare gli scontri tra le sue cugine, Gianluca Matarrese non nasconde un certo divertimento. L'ironia serpeggia sotto la superficie de Il quieto vivere, rendendo il film un unicum. Impossibile parlare di documentario visto che lo stesso regista ha ammesso di aver "creato ad hoc" le occasioni per suscitare l'ira di Luisa con l'aiuto dei parenti, alcuni dei quali recitano i ruoli dei Carabinieri e delle altre presenze che intervengono nel film. Eppure la faida tra le due parenti è reale così come le location e la gran parte degli episodi narrati.

Il Quieto Vivere Scena
Luisa in una scena de Il quieto vivere

Alla componente realistico/documentaria si contrappone quella teatrale. L'ostentazione dell'ira, la gestualità, le urla a favor di camera attingono a piene mani sia dal teatro popolare che dalla tragedia greca. Matarrese si inventa addirittura un coro impersonato dalla madre e delle zie, che commentano le liti familiari sedute sul divano di fronte a una tazza di caffè. Col precedente film, di cui abbiamo parlato nella recensione di GEN_, il regista aveva dimostrato il proprio talento nel dipingere ritratti larger than life carichi di umanità, non senza uno sguardo "politico" sull'attualità. Stavolta la questione si fa più "intima", ma questo non impedisce al cineasta di sperimentare muovendosi sul confine sempre più labile tra realtà e finzione.

Conclusioni

Il nuovo esperimento narrativo di Gianluca Matarrese è un affare di famiglia. La faida tra le cugine diventa gustosa materia narrativa grazie all'ironia del regista e alla complicità dei parenti in un film vivace e ricco di colpi di scena. Non mancano strizzate d'occhio alla tragedia greca nel raccontare una faida familiare immotivata.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • L'umanità che trapela dallo sguardo del regista nella descrizione dei suoi personaggi.
  • Lo humor con cui vengono raccontate le liti familiari.
  • Alcune scene madri che vedono Luisa protagonista.

Cosa non va

  • La grande libertà narrativa lascia alcuni quesiti sui personaggi irrisolti.