Il Falsario, l’intervista al cast: personaggi ambigui in una Roma in fiamme

Giulia Michelini, Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante ci raccontano i loro personaggi ne Il Falsario, il film Netflix con Pietro Castellitto che racconta liberamente una storia vera ambientata nella Roma degli anni '70.

Pietro Castellitto con Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante  ne Il Falsario

Una storia falsamente ispirata a una storia vera, con grande coerenza con l'indole e l'arte del suo protagonista Toni interpretato da Pietro Castellitto. Questo è Il Falsario di Netflix, il film di Stefano Lodovichi che ci porta negli anni '70 in una Roma che era una polveriera divisa da ideologie per raccontare la storia di un uomo che arriva nella Capitale col sogno di portare avanti il suo lavoro artistico e si trova coinvolto in dinamiche di potere e invischiato in alcuni dei misteri più delicati del nostro paese.

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Pietro Castellitto è Toni

Accanto a Castellitto, c'è un cast di tutto rispetto, che contribuisce a rendere viva la resa della Roma del periodo, da Giulia Michelini che interpreta la gallerista Donata che rappresenta in qualche modo una guida per il protagonista, ad Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante, rispettivamente Vittorio e Fabione, ideali fratelli di Toni e compagni d'avventura al loro arrivo in città dalla provincia. Tre figure differenti tra loro, ma unite dal filo conduttore dell'ambiguità.

Capire l'ideologia dei personaggi

E proprio dai loro personaggi che abbiamo iniziato la nostra chiacchierata con i tre interpreti, per capire che aspetto sia stato più difficile da mettere a fuoco e da portare su schermo. "Secondo me la difficoltà maggiore è stata la ricerca di identità in quel contesto storico, che è un contesto storico di fiamme, anche letterali delle volte" ci ha detto Andrea Arcangeli, "un contesto storico in cui ci si riconosceva in degli ideali che spesso e volentieri erano opposti e agli estremi".

Un momento storico, infatti, in cui "sia i fascisti che le Brigate Rosse hanno commesso atti di efferatissima violenza, in cui riconoscersi in un'ideologia era quasi d'obbligo. Per cui questi tre ragazzi che sono appunto Toni, Vittorio e Fabione, che arrivano da un piccolo paese e da una realtà semplice, si ritrovano travolti da questa Roma che è un po' una voragine che li risucchia in una ricerca di ambizione assoluta che fa perdere la loro verità, la loro integrità."

L'ambiguità di Donata è quello che ha maggiormente intrigato Giulia Michelini: "credo che la cosa interessante sia stata proprio questa ambiguità, cioè questo essere un po' un ponte tra due realtà, tra la parte più bassa, la borgata, e invece i salotti della Roma bene. Questo continuo osare, rischiare, compromettersi in qualche modo con l'illecito, ma cercare di mantenere una facciata che fosse di legalità e di eleganza".

L'ideologia è invece l'aspetto più preponderante di Fabione, come conferma Pierluigi Gigante: "una delle cose più difficili è stata la ricerca della convinzione ideologica, che era ben marcata in ogni personaggio, ma soprattutto in quello di Fabione perché è palesemente schierato. Una convinzione che adesso, nella società attuale, forse manca ed è trattata in maniera più superficiale, meno decisa."

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Vivere la Roma de Il Falsario

Una ricerca che ha richiesto un lavoro di preparazione per Il falsario, uno studio del periodo e del contesto storico. Ma quanto ne sapevano già prima di iniziare questa produzione Netflix? "Personalmente lo conoscevo a livello artistico essendo fan della musica, del cinema di quell'epoca" ci ha detto Pierluigi Gigante, che aggiunge di aver avuto anche un'idea del periodo a livello storico, ma che inevitabilmente quando si affronta un lavoro focalizzato in un periodo storico ben preciso, "lo si va a ristudiare ed è stato interessante farlo, è stato costruttivo. Lo conoscevo, adesso lo conosco meglio." Lo stesso vale per Giulia Michelini, che lo conosceva ma in parte visto "di riflesso", così come il suo personaggio: "Donata non è sicuramente parte attiva dell'attività politica di quegli anni, però vive quel periodo storico nel riflesso delle conseguenze che cadono su Toni, delle azioni di Toni che hanno un'onda d'urto anche su di lei."

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Una scena del film Netflix Il Falsario

Il loro lavoro è stato però agevolato da come il regista Stefano Lodovichi ha trattato il periodo, "in maniera per niente banale. L'abbiamo visto trattato in tutte le salse, ma la capacità di Stefano di rimanere in qualche modo super partes, di raccontarlo in maniera scevra da condizionamenti, è molto interessante, perché i fatti ci sono e ti arrivano addosso con la loro potenza senza bisogno di particolari artifici."

Anni che vivevano di estremi, "sia nel bene che nel male" secondo Andrea Arcangeli: "anche quando vediamo loro tre nel paese, la sensazione è che sia una povertà un po' estrema. Tra l'altro paesi dove in quell'epoca ancora vivevano in tanti, mentre oggi si stanno piano piano spopolando."