Secondo Jan Komasa, Good Boy nasce da un'idea: "in un mondo affamato di attenzione, la libertà è ancora desiderabile se nessuno ti vede?" Se la risposta non è certo scontata, il regista polacco prosegue il discorso iniziato con l'ottimo Corpus Christi soffermandosi sul tema della violenza e, sopratutto, calcando la sottile linea tra "amore e tirannia".
Al centro del film Tommy, teppistello diciannovenne rapito e incatenato - letteralmente - da una ricca famiglia, padre, madre e il giovane figlio. Lo scopo? Trasformare Tommy in un bravo ragazzo. Nel cast - strepitoso - Anson Boon, Stephen Graham, Andrea Riseborough e Kit Rakusen. "Sì, è un film violento ma ci sono due violenze: quella di Tommy, di cui non sappiamo molto all'inizio. E poi la violenza del personaggio di Stephen", spiega Komasa, presentando il film alla stampa italiana. "Per questo credo che la violenza analogica, vicina alla forma mentis degli anni Cinquanta, sia interessante. Si finiva spesso con il punire i ragazzi per educarli".
La violenza secondo Good Boy
Una violenza analogica che si scontra con quella digitale, avallata e in qualche modo giustificata dal mezzo social. "La violenza perpetrata dalle immagini diventa un mix che crea strana tensione", prosegue il regista, che si chiede: "È possibile arrivare alla redenzione? In Good Boy ho cercato di seguire una specie di allegoria, ma questo film è incentrato sui rapporti e sul ricevere attenzione. Il film è una provocazione: la libertà è il valore massimo o se può essere in parte scambiata per avere attenzione?", tuttavia "Non ho mai trattato questo film come se fosse specchio della realtà. C'è però il tema della perdita: il nostro sviluppo dipende da come affrontiamo certi dolori. In questo senso ho spinto sul grottesco, dando sfumature al comportamento dei personaggi".
Un accenno al mondo distopico e senza regole che ci ritroviamo a vivere e che, in qualche modo, si riflette nello script del film: "Ricordiamo tutti che negli anni Novanta c'erano certi reality show, come il Grande Fratello. È divertente che abbiamo girato Good Boy proprio lì, negli studi del Grande Fratello polacco. La cantina del set è un luogo iconico, perché per la prima volta una coppia di partecipanti fece sesso. Tutto abbastanza ironico". Del resto, in Good Boy, "parliamo di violenza, ma anche di cultura trash. Lentamente, questa cultura è entrata nel mainstream. I telefoni, i social... siamo tutti registi e attori, ci filmiamo e ci fotografiamo. Una cultura che può anche essere monetizzata".
L'attenzione come merce di scambio
Poi, un riferimento alla politica: "In Polonia guardavamo Berlusconi, un politico eccessivo. Pensavamo che uno così, da noi, non sarebbe mai potuto arrivare. E invece al governo oggi c'è un ex teppista. Ora si può fare tutto senza dire nulla. Ciò che una volta era eccezione, adesso è la regola. Penso a Trump che sta organizzando un evento MMA alla Casa Bianca. Gente che si mena. Assurdo. Manca l'educazione. Sembra quasi non si possa aver successo senza attirare l'attenzione. Se segui le regole finisci per essere un perdente. L'attenzione non sono follower, è altra roba. L'attenzione è diventata una merce di scambio". Come non essere d'accordo?