Con Girl Taken, la nuova miniserie thriller su Paramount+, il racconto del rapimento si sposta lontano dai binari più battuti del genere. Non c'è solo la caccia al colpevole, non c'è un climax risolutivo che rimette ogni cosa al suo posto. Al centro della storia ci sono le conseguenze, le fratture invisibili che un evento traumatico lascia nelle persone, nelle famiglie e in un'intera comunità.
È un cambio di prospettiva netto, che emerge con forza dalle parole dei protagonisti Alfie Allen e Jill Halfpenny, impegnati a dare volto a personaggi complessi, scomodi, profondamente umani. Li abbiamo incontrati su Zoom per capire come si mette in scena una serie crime diversa dalle altre.
Girl Taken: intervista ad Alfie Allen e Jill Halfpenny
Alfie Allen interpreta Rick, un personaggio che incarna una delle paure più profonde della serie: il pericolo che si nasconde dietro l'apparenza della normalità. Insegnante, marito, uomo apparentemente affidabile, Rick vive una doppia vita - nella quale rapisce e tiene prigioniera una delle gemelle Riser, Lily (Tallulah Evans) - che l'attore descrive come una continua sovrapposizione di ruoli.
"È come indossare una doppia maschera: quella dell'attore e quella del tranquillo marito e professore, oltre a quella del killer" racconta Allen, sottolineando come la sfida non sia stata solo interpretare l'oscurità, ma farlo senza lasciare che questa contaminasse l'atmosfera sul set.
Gli fa eco Jill Halfpenny, che interpreta la madre delle gemelle, Eve, e riflette su quanto lo facciamo tutti nella vita quotidiana, anche senza essere dei serial killer: "Credo che tutti desideriamo appartenere a qualcosa, e se questo significa dover indossare una maschera, siamo pronti a farlo. Tutti vorremmo essere più autentici, soprattutto per le nuove generazioni, perché il più grande rimpianto in punto di morte spesso è non aver fatto ciò che si voleva davvero. Troppe maschere portano all'infelicità".
Una serie sul disturbo post-traumatico da stress
Per l'attore, Girl Taken si distingue soprattutto per la sua struttura narrativa. A differenza di molti thriller sul rapimento, la serie non si ferma alla liberazione della vittima, ma esplora il dopo, dando spazio alle storie di tutte le persone coinvolte, che devono convivere con importanti cicatrici emotive: "La cosa più importante per me era che il viaggio riguardasse le vittime e il modo in cui cercano di riprendersi da ciò che è accaduto" - spiega Allen - "Il mio personaggio è centrale, ma la storia non è su di lui"
Un approccio che rende ancora più inquietante la figura di Rick, perché lo priva di qualsiasi focus narrativo compiaciuto, spostando l'attenzione su chi subisce le conseguenze delle sue azioni: la famiglia Riser. Non solo Eve e Lily ma anche l'altra sorella, Abby (Delphi Evans).
Come sottolinea Halfpenny, il racconto non si limita a una singola vittima o ad un singolo nucleo familiare, ma mostra gli effetti a catena del trauma su un'intera comunità: "Non pensiamo solo che, perché qualcuno riesce a tornare a casa, la vita poi prosegua serena" - spiega - "Vediamo cosa succede ad un'intera cittadina, a tutte le persone toccate da una singola azione".
È un thriller che rifiuta la spettacolarizzazione del male e sceglie invece di interrogarsi su ciò che resta, su come si continua a vivere dopo, e su quanto sia fragile l'equilibrio che chiamiamo normalità.
Il peso dei segreti e della colpa
Infatti, se Allen incarna la minaccia nascosta, l'attrice dà voce al dolore che resta. Eve è una madre segnata dal rapimento di Lily, e soprattutto dal ritorno di una figlia che non è più la stessa. Il trauma non si manifesta solo nell'evento in sé: vive nei silenzi, nei segreti, nelle distanze emotive che si creano all'interno della famiglia: "I segreti sono muri, barriere, vicoli ciechi. Impediscono l'intimità" - ci dice Halfpenny - "Quando una famiglia vive nel senso di colpa e nella vergogna, quei segreti diventano potentissimi"_.
Eve non è però una madre idealizzata. È fragile, imperfetta, spesso contraddittoria, non smette di bere quando Abby avrebbe più bisogno di lei. Una scelta narrativa che l'attrice difende con convinzione: "Puoi essere una madre in lutto e allo stesso tempo fare cose che non sono buone per te o per la tua famiglia. Eve fa del suo meglio, anche quando il suo meglio non è abbastanza".
Questione di fiducia e identità: i temi della serie Paramount+
Una delle tematiche più forti in Girl Taken è quella dell'identità. Non solo quella del rapitore, ma quella di chiunque sia costretto a indossare una maschera per sopravvivere. Un tema che, secondo Jill Halfpenny, risuona in modo particolare nel presente, tra social media, tecnologia e isolamento emotivo.
"Il problema è che passiamo sempre meno tempo insieme, guardandoci negli occhi" - osserva - "Tutto avviene attraverso uno schermo, e quella lente permette una performance. Forse è per questo che oggi ci fidiamo meno gli uni degli altri".
La serie mette così in discussione l'idea stessa di fiducia, sia nel contesto familiare che in quello sociale, mostrando come la paura, il senso di colpa e il bisogno di protezione possano deformare i rapporti più intimi.