"Questo film l'abbiamo fatto per quelli come te", ci dice al telefono Francesco Mandelli, alla regia di quello che abbiamo definito un "perfetto manifesto millennial". Ma attenzione: il macro tema di Cena di Classe non è relativo solo al contesto generazionale, bensì si allarga all'amarognola consapevolezza che ogni aspettativa può essere delusa. "Volevamo cogliere certe sfumature, e c'è quasi un'incompiutezza romantica. Come Roberto Baggio che sbaglia il rigore", prosegue il regista nel corso della nostra lunga - e sentita - intervista.
Cena di Classe, scritto insieme a Roberto Lipari, Tiziana Martini, Andrea Pisani e Ignazio Rosato, racconta di un gruppo di ex compagni di scuola che si ritrovano per una fatidica rimpatriata, in seguito alla triste (ma forse non così triste) dipartita di un amico. Un filo invisibile lega personaggi e interpreti, per un cast perfetto che coglie "gli snobbati del grande schermo", come li definisce Pisani.
Cena di Classe: i millennials secondo Francesco Mandelli
Francesco, c'è una grande frase nel film: "siamo una generazione ponte, in un Paese dove i ponti crollano". Ma allora: da dove nasce questa sfiga millennial?
"Tutte le generazioni si sentono un po' sfigate, almeno da quando abbiamo iniziato a definirle. Quando cresci e diventi consumatore, giudichi in base a ciò che ti ha formato, dai film alle canzoni del momento. Detto ciò, i millennials hanno però una sfiga oggettiva: sono un cuscinetto tra due mondi, quello analogico e quello digitale. Sono cresciuti con dei riferimenti e sono stati i primi a scoprire il fuoco della tecnologia. E i primi che lo scoprono, di solito, si scottano. Non hanno visto arrivare il colpo. Provano a tenere insieme la Gen X, la mia, e la Gen Z: due direzioni diverse, due mondi diversi".
È stato difficile raccontarli?
"Il mio regista di riferimento è John Hughes, che ha raccontato gli anni Ottanta puntando su riferimenti chiari. Con i millennials diventava più complesso, perché stanno nel mezzo. Volevamo raccontare proprio questa incompiutezza romantica: Roberto Baggio che sbaglia il rigore e proprio per questo diventa un mito. E poi, l'Italia dei millennials è quella che ha vinto un Mondiale. Una risposta definitiva non ce l'ho. Abbiamo ragionato con Andrea Lipari, Nocella, Beatrice. Spesso trovavo che molte cose erano simili a quelle vissute da me, puntando su situazioni radicate nelle emozioni, nelle sensazioni, nei momenti. Forse, essendo del '79, avevo il distacco necessario per raccontarla al meglio".
Il bello di essere irrisolti? Una partita a PES
A proposito di essere irrisolti, forse racconti il massimo del romanticismo incompiuto: i nomi dei giocatori sbagliati quando si giocava a PES.
"Nel 1999 anch'io giocavo a PES con i nomi storpiati. Era una roba che ci faceva morire dal ridere. Per questo i protagonisti hanno perso consapevolezza di chi erano e poi, ritornando a scuola, si ricordano la loro identità. L'importante non sono i nomi giusti o ciò che fai: l'importante è che ti ricordi chi sei. Poi magari il piano va in maniera diversa, ma devi essere consapevole di quello che fai e di dove stai andando. Escono dalla scuola guardando il fantasma del loro compagno e fanno il funerale alla loro adolescenza. A un certo punto bisogna chiudere le porte della scuola, prendersi questa bara sulle spalle e uscire da lì per andare a fare quello che si deve fare".
La nostalgia, dunque, è un'arma a doppio taglio?
"Si deve vivere nel presente. Poi la malinconia, come sensazione, come sentimento, non è una cosa sbagliata. Però non devi farti sopraffare. Quando rivedo dei miei amici di MTV dico: 'minchia, che bello che era, ti ricordi che figata?'. Era bellissimo, ma l'oggi non mi fa schifo. Io oggi sto da paura, sto bene. Non faccio più le stesse cose, non ho più quella sensazione: il tempo avanza e le cose cambiano. La malinconia ti ricorda una certa felicità, ma non devi farti divorare, sennò passi la vita a rimuginare sul passato".
Le citazioni di Cena di Classe
Ci sono tantissime citazioni in Cena di Classe, ma una è raffinatissima e spero venga colta da molte persone: l'omaggio al videoclip di "A Thousand Miles" di Vanessa Carlton. Un inno millennial.
"Ma io ti voglio bene che l'hai colta! Cosa c'era di più millennial di Vanessa Carlton che suonava il piano su MTV alle tre del pomeriggio? Volevo trovare riferimenti senza forzature, non potevo metterci cose a caso. Quel video era perfetto. Sono andato da Massimo Schiavon, il nostro produttore, e gli ho detto: 'si può far muovere un pianoforte dentro la scuola?'"
Il film è tratto da una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari. Da dove siete partiti per lo script?
"Sono un grande appassionato di musica: a volte una canzone mi ha raccontato più di tanti film. Ero felicissimo quando Andrea Pisani è venuto da me con l'idea di sviluppare il film dalla canzone. Dura tre minuti, ma dentro scatena un sacco di cose. Sotto quelle parole c'era un film, ma era difficilissimo da costruire, perché quel brano aveva una cifra precisa, con una matrice comica e molto malinconica. Abbiamo studiato e creato la backstory dei personaggi citati, le loro relazioni. È stato complesso, ma anche il lavoro più bello della mia vita. Ringrazio soprattutto Tiziana Martini e Ignazio Rosato che mi hanno aiutato. E chiaramente Pisani e Lipari, senza i quali questo film non esisterebbe".
Riccardo Zanotti dei Pinguini cosa ha detto alla fine del film?
"Gli ho fatto vedere il film montato. Gli è piaciuto e si è buttato a capofitto, firmando la colonna sonora. È una sorta di zio che ha fatto la canzone, dando il benestare al film. Il fatto che abbia apprezzato mi conforta molto".
Dall'intelligenza artificiale al declino di MTV
Ci sono delle sequenze ambientate nel 2008. Il filtro, generato con l'AI, è assolutamente credibile. Come ti approcci al tema dell'intelligenza artificiale?
"Sembra qualcosa che distruggerà il mondo, ma vediamo cosa accadrà. Nella vita di tutti i giorni non mi serve: amo ancora inventarmi le cose. Nel lavoro può aiutare, può permetterti di andare più veloce, ma non puoi lavorare solo attraverso l'AI. È uno strumento che aggiunge qualcosa all'essere umano, ma solo se lo si sa usare bene. Sul film: ci piaceva l'idea di un filmato vintage. Volevo dare l'idea che questi ragazzi fossero stati davvero compagni di classe. Li abbiamo truccati, vestiti e filtrati per ottenere la giusta sensazione. Tuttavia, senza AI il film sarebbe comunque esistito".
A chiudere: mi hai parlato di MTV... che effetto ti ha fatto quando ha cambiato volto, smettendo di trasmettere videoclip?
"Per me è stato meno luttuoso, perché mi ricorderò sempre la crisi del 2008. MTV era al suo picco? Forse sì. Lavoravamo in 400 persone, facevamo mille programmi. Ricordo che un giorno Antonio Campo Dall'Orto, all'epoca direttore, convocò i dipendenti, dal primo all'ultimo. Ci disse: 'da oggi comincia un periodo molto difficile per MTV'. Noi lo guardavamo pensando: 'ma com'è possibile? Guarda quanta abbondanza!'. Ecco, per me MTV è morta lì. C'è stata una lenta agonia, e l'ultimo respiro lo ha esalato in quel momento, almeno per la MTV che conoscevamo io e te, durata fino al 2012 circa. Era già cambiato tutto prima: TRL, le chart, i tour. E questo perché era arrivato YouTube, e poi sarebbe arrivato Spotify, modificando completamente il pomeriggio dei ragazzi".