Fosse/Verdon 1x08, la recensione del finale della serie: Bob, Gwen and all that jazz

Fosse/Verdon 1x08, la recensione del finale della serie: da All That Jazz al ritorno in palcoscenico, l'epilogo della parabola di Bob Fosse e Gwen Verdon.

RECENSIONE di 06/06/2019

Bye bye life, bye bye happiness/ Hello loneliness, I think I'm gonna die

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Fosse/Verdon: Sam Rockwell e Michelle Williams

Prima di aprire la nostra recensione di Fosse/Verdon 1x08, l'episodio finale della serie sviluppata da Steven Levenson e Thomas Kail per la FX, ecco un breve resoconto di quanto Fosse/Verdon ci ha offerto fino a questo punto: una panoramica dello straordinario percorso professionale di due figure leggendarie del teatro americano, il regista e coreografo Bob Fosse e l'attrice e ballerina Gwen Verdon. Due personaggi legati a doppio filo, tanto sul lavoro quanto nella vita privata (nonostante la loro separazione nel 1971): lui, Bob, l'artista geniale che avrebbe trasferito il proprio talento anche al cinema, combattendo nel frattempo contro eccessi e demoni interiori; lei, Gwen, diva del palcoscenico ma anche partner preziosissima, molto più abile nel cavalcare alti e bassi dello show business, ma non per questo invulnerabile.

La serie, come indicato nella recensione di Fosse/Verdon 1x01, si apriva con la realizzazione di Cabaret, il capolavoro cinematografico di Bob Fosse, tra flashback e flashforward che hanno caratterizzato anche le puntate a seguire; puntate nel corso delle quali gli autori hanno ricostruito altre tappe fondamentali delle carriere dei due. Dalle prime collaborazioni a Broadway negli anni Cinquanta si passa così ai loro progetti teatrali degli anni Settanta, ma anche al terzo film di Fosse, l'acclamato biopic Lenny; mentre nel penultimo, splendido episodio, Nowadays, abbiamo assistito ai dietro le quinte del musical Chicago, portato a Broadway da Bob e Gwen nel 1975, fra i loro maggiori trionfi ma causa pure di conflitti e risentimenti. E con Providence, eccoci infine agli "ultimi fuochi" del sodalizio tra Fosse e la Verdon.

All That Jazz e il vampirismo di Bob Fosse

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Fosse/Verdon: una scena della serie con Michelle Williams

Se Chicago era l'oggetto della narrazione di Nowadays, nei quasi sessanta minuti di Providence il focus dell'episodio è invece All That Jazz, film di matrice chiaramente autobiografica diretto da Bob Fosse nel 1979 (una notazione di rilievo: entrambe le puntate conclusive si avvalgono del contribuito di Joel Fields, il creatore di The Americans). La scena d'apertura dell'episodio, prima del cartello dei titoli, è un dialogo emblematico sul binomio tra finzione e realtà nella produzione di Fosse: uno scambio di battute fra Bob, interpretato da Sam Rockwell, e Paddy Chayefsky, il grande sceneggiatore di Quinto potere, che ha il volto di Norbert Leo Butz, in cui Chayefsky illustra la natura di un racconto ben riuscito e suggerisce a Bob come 'sistemare' il copione del suo film.

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Fosse/Verdon: Michelle Williams con Sam Rockwell in una scena della serie

Lo spettacolo come specchio della vita vissuta è uno dei temi alla radice dell'attività di Bob Fosse, della sua concezione stessa del cinema e del teatro, e All That Jazz, ritratto del regista e coreografo Joe Gideon (alter ego di Fosse), ne costituisce il massimo esempio. Un momento privato fra lui e la figlia Nicole (Juliet Brett), dolcissimo nella sua quotidiana genuinità, lo troveremo riprodotto nel dettaglio in una sequenza del film, sotto lo sguardo turbato di Nicole. Una dinamica simile, e probabilmente più dolorosa, si verificherà fra Bob e la sua compagna, la ballerina Ann Reinking (Margaret Qualley), durante il provino sostenuto da quest'ultima per la parte di Katie Jagger, vale a dire nel ruolo di se stessa in All That Jazz, con Fosse che la mette alle strette per far emergere la sofferenza della ragazza: è l'aspetto 'vampiristico' dell'artista, ma anche una delle ragioni della forza emotiva della sua opera.

Bob, Gwen e l'ultimo spettacolo

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Fosse/Verdon: Kelli Barrett è Liza Minnelli nella serie

Vampirismo, ma anche fascinazione egotistica e profonda riflessione su se stesso: è ciò a cui Bob Fosse medesimo si sottopone quando, su esortazione dell'attore Roy Scheider (la star di Hamilton Lin-Manuel Miranda), si produce nel numero di chiusura di All That Jazz: Bye Bye Life, ironico congedo dall'esistenza in un tripudio di luci e paillettes. Ma in Providence, con un'ellissi di otto anni (il successo di All That Jazz, il flop di Star 80) e con la struggente parentesi del tip tap al funerale di Paddy Chayefsky (stroncato da un cancro nel 1981), c'è ancora spazio per l'ultima collaborazione fra Bob e la Gwen Verdon di Michelle Williams. Entrambi oltre la soglia dei sessant'anni, Bob e Gwen si ritrovano per un nuovo allestimento di uno dei loro classici, Sweet Charity, ed è l'occasione di una delle scene più belle e toccanti dell'intera miniserie: quando Gwen, su invito di Bob, si produce nel numero musicale If My Friends Could See Me Now.

Più ancora dell'epilogo sull'improvvisa morte di Fosse, colpito da un infarto a Washington D.C. il 23 settembre 1987, mentre si recava alla prima di Sweet Charity insieme a Gwen, è forse questa la sequenza più rappresentativa dell'episodio: il connubio, sulle note di Cy Coleman, fra la malinconia per il tempo che scorre implacabile e l'amore viscerale per il palcoscenico, primaria ragion d'essere e linguaggio comune su cui Bob e Gwen avrebbero basato un rapporto durato per trent'anni. Ma i tre minuti di If My Friends Could See Me Now costituiscono anche un saggio magnifico del talento di Michelle Williams: dalla sorprendente riproduzione della voce di Gwen Verdon alla commozione impressa negli occhi della donna, in Fosse/Verdon la Williams ci consegna la sua miglior interpretazione fino ad oggi.

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Conclusioni

Nella recensione di Fosse/Verdon 1x08 abbiamo preso in esame soltanto l’ultima sezione di un racconto ben più ampio e sfaccettato. Providence, con il suo inesorabile approssimarsi alla fine (All That Jazz, in fondo, è pure un sarcastico memento mori), chiude in maniera superba questa doppia biografia di una coppia di personaggi che non hanno mai smesso di affascinarci. Il merito, al di là di un sapiente lavoro di scrittura, risiede anche e soprattutto in due protagonisti assolutamente all’altezza della sfida proposta: un Sam Rockwell che riproduce il peculiare carisma di Fosse e una Michelle Williams che in più occasioni strappa l’applauso, riconfermandosi fra le più dotate interpreti della sua generazione.

Movieplayer.it

4.5/5

Perché ci piace

  • La capacità di fondere vitalismo, malinconia e momenti struggenti nel ripercorrere l’ultimo decennio della vita di Bob Fosse.
  • Le interazioni fra i personaggi, caratterizzate da una profonda autenticità e da un’emozione palpabile.
  • Ancora una volta, il valore di due protagonisti del calibro di Sam Rockwell e Michelle Williams.
  • La toccante performance di Gwen Verdon sulle note di If My Friends Could See Me Now.

Cosa non va

  • Poco o nulla da obiettare di fronte a un episodio finale di tale livello.