Federico Fellini: da La dolce vita ad Amarcord, i suoi film da Oscar

A 25 anni dalla morte di Federico Fellini, celebrato con una retrospettiva su Infinity TV, ripercorriamo il rapporto fra il grande regista e i suoi film da Oscar.

Fellini Oscar Carriera

Il 31 ottobre scorso ha segnato il venticinquesimo anniversario dalla scomparsa di Federico Fellini, uno dei cineasti più importanti ed influenti di ogni epoca, un regista la cui filmografia resta tutt'oggi amatissima, nonché inesauribile fonte di ispirazione. Appena sette mesi prima, il 29 marzo 1993, Fellini riceveva il premio Oscar alla carriera alla sessantacinquesima edizione degli Academy Award, consegnatogli da due volti-simbolo del cinema italiano, Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

In questi giorni anche il servizio di streaming InfinityTV si è unito alle celebrazioni in ricordo di Federico Fellini, inserendo nel proprio catalogo alcuni dei film più noti del regista nato a Rimini, oltre che alcuni dei migliori film italiani di sempre: Lo sceicco bianco, I vitelloni, La dolce vita, 8½ e Giulietta degli spiriti, oltre alla pellicola a episodi Boccaccio '70, di cui Fellini diresse Le tentazioni del dottor Antonio. Titoli diventati dei classici, tanto che quasi tutti sono stati ricompensati in qualche misura dall'Academy, i cui membri non hanno tardato ad accorgersi del talento fuori categoria di Fellini. Prima ancora del suo debutto dietro la macchina da presa, Fellini aveva già ricevuto due nomination all'Oscar in qualità di co-sceneggiatore di due pietre miliari di Roberto Rossellini, Roma città aperta e Paisà. Ma l'idillio tra Fellini e l'Academy era solo all'inizio: di seguito, infatti, ripercorriamo la storia del rapporto tra Fellini e gli Oscar, con tutte le nomination e le statuette messe a segno dai suoi film.

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I primi successi: La strada e I vitelloni

La Strada

È La strada, del 1954, il film che ha consacrato a livello internazionale il nome di Federico Fellini: un racconto on the road incentrato sui vagabondaggi del rude saltimbanco Zampanò e della sua compagna di avventure, la giovane e ingenua Gelsomina, interpretati rispettivamente da Anthony Quinn e dalla moglie di Fellini, Giulietta Masina. Accolto con ammirazione dalla critica mondiale, La strada approda negli Stati Uniti nell'estate del 1956; all'edizione degli Oscar di quell'anno riceverà il premio per il miglior film straniero e una candidatura per la miglior sceneggiatura originale, firmata da Fellini insieme a Tullio Pinelli. Sull'onda del successo de La strada viene distribuito anche il precedente film di Fellini, I vitelloni, che approda in America con tre anni di ritardo: all'edizione degli Oscar del 1957, questo ironico e amaro ritratto della gioventù riminense ottiene la nomination per la sceneggiatura di Fellini, Pinelli ed Ennio Flaiano.

Le notti di Cabiria e il secondo Oscar

Fellini Cabiria

Alla stessa cerimonia degli Oscar che lo vede in concorso per I vitelloni, Federico Fellini si aggiudica anche la sua seconda statuetta per il miglior film straniero grazie al suo nuovo lavoro, che bissa il successo de La strada: Le notti di Cabiria. Giulietta Masina, ricompensata come miglior attrice al Festival di Cannes per uno dei personaggi-simbolo della propria carriera, costruisce il ritratto struggente e memorabile di Cabiria Ceccarelli, prostituta ingenua e dal cuore d'oro che si aggira nei sobborghi popolari di Roma, affrontando le concenti delusioni che la vita le riserva. Il film di Fellini costituirà l'ispirazione per un fortunato musical di Broadway, Sweet Charity, e per la sua trasposizione cinematografica diretta da Bob Fosse nel 1969.

Il fenomeno La dolce vita

Dolce Vita

A tre anni di distanza da Le notti di Cabiria, Federico Fellini firma il maggiore trionfo della sua produzione con La dolce vita, capolavoro desinato a rivelarsi da subito un autentico fenomeno di massa, scatenando polemiche feroci e registrando una strepitosa accoglienza di pubblico, sia in Europa che negli Stati Uniti (dove viene distribuito nell'aprile del 1961). La cronaca delle folli "notti romane" del giornalista Marcello Rubini, impersonato da Marcello Mastroianni, affascina anche l'America, inslusi i membri dell'Academy, e ottiene quattro nomination agli Oscar: miglior regia (la prima candidatura per Fellini in questa categoria), miglior sceneggiatura originale e una doppia candidatura a Piero Gherardi per la miglior scenografia e i migliori costumi in bianco e nero. La dolce vita non può concorrere però per l'Oscar al miglior film straniero, dal momento che l'anno precedente come rappresentante dell'Italia era stata selezionata un'altra pellicola, Kapò di Gillo Pontecorvo; in compenso, Gherardi si porterà a casa la statuetta per i migliori costumi.

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La doppietta da Oscar di 8½

Federico Fellini E Julie Andrews

Se La dolce vita si impone come una pietra miliare nella storia del cinema, un'importanza altrettanto vasta, perlomeno a livello critico, è quella guadagnata dal successivo film di Federico Fellini, , ritratto semiautobiografico di un regista in crisi d'ispirazione, Guido Anselmi, con il volto di un indelebile Marcello Mastroianni. Ancora più bizzarro, grottesco, complesso e barocco de La dolce vita, è un'altra opera formidabile sotto ogni punto di vista, il cui impatto non passa inosservato neppure in America. All'edizione degli Academy Award del 1963, 8½ vince due premi Oscar: miglior film straniero e migliori costumi in bianco e nero per Piero Gherardi. La pellicola incassa in tutto cinque nomination, il risultato più alto mai conseguito da Fellini, con le candidature per la miglior regia, la miglior sceneggiatura originale e la miglior scenografia.

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Fellini a colori: Giulietta degli spiriti e Fellini Satyricon

Giulietta Degli Spiriti

Nella seconda metà degli anni Sessanta Federico Fellini firma altri due lungometraggi per il cinema: due opere in apparenza diversissime, ma accomunate dall'arditezza stilistica e narrativa e dal coraggio di sperimentare nuovi percorsi e nuovi linguaggi, incluso l'utilizzo del colore. Nel 1965 è la volta di Giulietta degli spiriti, incursione nelle angosce, nella solitudine e nei ricordi di una donna di mezza età, Giulietta Boldrini, nel corso di una vacanza estiva a Fregene, con protagonista una strepitosa Giulietta Masina. Ricompensato con il Golden Globe come miglior film in lingua straniera, Giulietta degli spiriti non potrà concorrere nell'analoga categoria agli Oscar (al suo posto l'Italia seleziona infatti Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica); in compenso, agli Academy Award del 1966 Piero Gherardi riceverà due candidature per la miglior scenografia e i migliori costumi.

Satyricon

Nel 1969 esce invece Fellini Satyricon, adattamento del romanzo dello scrittore latino Petronio, incentrato sulle peripezie dei giovani amanti Ascilto ed Encolpio nella Roma dell'Imperatore Nerone. La pellicola, che restituisce la stravaganza, le trasgressioni e il senso di decadenza della scrittura di Petronio, si lascia sfuggire la candidatura come miglior film straniero; ciò nonostante, un anno più tardi farà guadagnare a sorpresa a Federico Fellini la sua terza nomination come miglior regista.

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Gli anni Settanta: Amarcord e Casanova

Amarcord

Se nel 1972 il suo film più grottesco e sperimentale, Roma, non ce la fa ad entrare nella cinquina del miglior film straniero, all'edizione degli Academy Award del 1974 Federico Fellini stabilisce un record negli annali degli Oscar: per la quarta volta, infatti, una sua opera viene ricompensata con la statuetta come miglior film straniero. A riportare questo ennesimo successo è Amarcord, uscito in Italia l'anno precedente: una rievocazione ironica, onirica e profondamente corrosiva dell'adolescenza del regista nella provincia di Rimini, all'epoca del fascismo. Accolto come un altro capolavoro della produzione felliniana, Amarcord tornerà addirittura in concorso agli Academy Award del 1975, guadagnandosi altre due candidature per la miglior regia e la miglior sceneggiatura originale (scritta da Fellini con Tonino Guerra).

Casanova

Un anno più tardi, nel 1976, riscuote due nomination Il Casanova di Federico Fellini, personalissima rivisitazione della figura del celebre seduttore veneziano, che nel ritratto di Donald Sutherland e nella messa in scena del regista è rappresentato secondo un'ottica del tutto demistificante. Ancora una volta Fellini si ritrova candidato per la miglior sceneggiatura (in questo caso però nella categoria delle sceneggiature adattate), mentre Danilo Donati, già premiato nel 1968 per Romeo e Giulietta, otterrà l'Oscar per i migliori costumi.

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