Father Mother Sister Brother, recensione: la famiglia secondo Jim Jarmusch, il poeta delle piccole cose

Il regista porta in Concorso a Venezia 82 una dramedy antologica che parla di legami familiari. Tra silenzi, bugie, tazze di tè e brindisi con l'acqua, che rappresenta l'essenza del suo cinema.

Una scena di Father Mother Sister Brother

Si può fare un brindisi con l'acqua? Secondo Jim Jarmusch sì. E di brindisi in Father Mother Sister Brother ce ne sono parecchi. Impacciati, di routine, dolorosi. A farli sono personaggi imparentati tra di loro da un legame di sangue. Di quelli che non sempre si traducono in rapporti profondi, complici, sinceri. L'abusato incipit di Anna Karenina suggeriva che "ogni famiglia felice si assomiglia, ma ogni famiglia è infelice a modo suo". Potremmo prendere in prestito le parole di Tolstoj e modificarle un po' per adattarle al film del regista dell'Ohio presentato in concorso a Venezia 82 e dire che ogni famiglia disfunzionale si assomiglia, ma ogni famiglia raccontata da Jim Jarmusch è disfunzionale a modo suo.

Father Mother Sister Brother e il trittico sulla famiglia

Father Mother Sister Brother Adam Driver
Father Mother Sister Brother: Adam Driver in un frame

A sei anni di distanza da I morti non muoiono - la commedia zombie che aveva aperto il festival di Cannes, lo stesso che ha deciso di non ospitare la sua nuova pellicola -, Jim Jarmusch torna con una storia familiare dove al suo interno racchiude una piccola summa del suo cinema. Un film antologico diviso in tre capitoli - Father, Mother, Brother Sister - con al centro storie diverse, ma che si somigliano tutte tra di loro grazie ad argomenti, oggetti, riflessioni e inquadrature che si ripetono. È come se Mystery Train - Martedì notte a Memphis e __Taxisti di notte_ si fondessero con Coffee and Cigarettes, Broken Flowers e Paterson. Il risultato è la quintessenza di una cinematografia che al "grande" ha sempre preferito il "piccolo", all'epicità la pacatezza della quotidianità e dei gesti sempre uguali, alla frenesia la tranquillità. Anche al costo di sfociare nella noia.

Father Mother Sister Brother Cate Blanchett Charlotte Rampling Vicky Krieps
Father Mother Sister Brother: Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps in una scena

Una parola che ha sempre più un'accezione negativa, specie in un'epoca in cui il tempo è tutto e va riempito fino all'eccesso. In cui la FOMO attanaglia i più e tutti deve essere postato e condiviso, altrimenti è come se non fosse mai accaduto. A Jarmusch, fortunatamente, tutto questo non interessa. C'è un che di ipnotico nella circolarità interna di Father, Mother, Brother Sister e nelle tre storie che lo animano. Tutte ambientate nel presente, ma in parti diverse del mondo. Father nel nord est degli Stati Uniti, Mother a Dublino mentre Sister Brother si svolge a Parigi.

Nel primo Tom Waits è un padre apparentemente indigente a cui vanno a fare visita i due figli interpretati da Adam Driver e Mayim Bialik, nel secondo Charlotte Rampling accoglie in casa le due figlie con i volti di Vicky Krieps e Cate Blanchett per il loro incontro annuale a base di tè e dolcetti. Nel terzo, infine, Indya Moore e Luka Sabbat tornano nell'appartamento ormai vuoto dei genitori scomparsi in un incidente aereo. Attraverso questo trittico di vite diverse, il regista parla di relazioni familiari fredde e rapporti tra fratelli, tra complicità e distanza. Come se il sangue che li accomuna non bastasse a farne davvero una famiglia.

Un Jim Jarmusch in purezza

Jarmusch accenna al passato, ci lascia immaginare cosa abbia portato questi personaggi lì in quel momento davanti ai nostri occhi. Ci mostra foto, mobili, disegni, libri e abiti (il film è co-prodotto da Saint Laurent Productions, casa di produzione cinematografica del celebre brand di moda) che raccontano chi sono i personaggi che vediamo muoversi sullo schermo. Lascia che la naturalezza dei dialoghi si intrecci con il bizzarro tipico del suo cinema, che i convenevoli si confondano con le bugie, i silenzi imbarazzati con la sincerità di uno slancio d'affetto.

Non c'è davvero niente di più semplice e complicato della famiglia, sembra suggerirci il regista. Una famiglia che non ti puoi scegliere, come viene detto nel primo episodio di Father Mother Sister Brother, ma che rappresenta le radici di chi siamo, nel bene e nel male. In poco meno di due ore Jarmusch, anche musicista, sceglie di limitare al minimo l'uso della musica. Solo due brani, l'apertura sule note di Spooky di Dusty Springfield e la chiusura su quelle di These Days, oltre a brevi passaggi di melodia scritta dallo stesso regista insieme ad Anika. Questo lascia che sia la parola - e la sua assenza - a venire a galla insieme all'imbarazzo, all'ironia, alla dolcezza.

Il montaggio di Affonso Gonçalves, qui alla quinta collaborazione con Jarmusch, indugia sulle inquadrature e parla la stessa lingua del suo regista di cui non fa che elevare la poetica tra Rolex veri e imitazioni, bicchieri d'acqua e tazze di tè, "desolandia" e skater che rallentano il tempo, potere del gemello e vestiti dello stesso colore. Diviso tra sequenze filmate in auto e altre delimitate tra le mura di casa, Father Mother Brother Sister è un Jim Jarmusch in purezza. Chi ama i suoi film e i suoi personaggi strampalati e malinconici non potrà che immergersi in un trittico familiare dolceamaro. Ma il suo stile così ben definito nel corso di quarant'anni di carriera è, per alcuni, anche il suo tallone d'Achille. Quello che rischia di lasciare alla porta chi non riesce ad abbandonarsi alla sua idea di cinema.

Conclusioni

Jim Jarmusch torna a sei anni di distanza da I morti non muoiono con una film che rappresenta la summa stessa della sua idea di cinema: Father Mother Brother Sister. Un pellicola antologica divisa in tre capitoli ambientati in altrettanti Paesi grazie ai quali parla di legami familiari, delle loro forza e distanza. Un film che viaggia a un ritmo tutto suo, fatto di piccoli momenti e dettagli attraverso i quali raccontare storie diverse eppure simili. C'è l'ironia e la stravaganza tipica dei suoi personaggi, così come la malinconia che da sempre accompagnano i film del regista. Quella che ha reso inconfondibile il suo sguardo.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La scelta di riportare elementi ricorrenti nei vari episodi.
  • La riflessione sulla famiglia, tra distanza e complicità.
  • Il montaggio di Affonso Gonçalves.
  • La sottile ironia e malinconia che pervade tutto il film.

Cosa non va

  • Lo stile e la poetica cinematografica di Jim Jarmusch possono lasciare tiepidi una fetta di pubblico.