Edgar Wright, il Cinema in Piazza e il grande schermo come "atto di resistenza"

"Gli anni 2000 sono stati pazzeschi, c'era più libertà. Tuttavia ho speranza: ci sono tanti autori molto bravi che stanno avendo successo", spiega il regista cult ospite della rassegna estiva organizzata dal Cinema Troisi. La nostra intervista.

Edgar Wright. Foto di Emilia De Leonardis

Spalancata sulla Capitale, la vista da Monte Ciocci offre uno scorcio unico. Ancor più unico se, ad accenderla, c'è lo schermo de Il Cinema in Piazza. Appuntamento focale dell'estate, aggregatore di un pubblico attento, preciso, affamato. Sul palco, dopo un annuncio a sorpresa che ha anticipato la presenza, nientemeno che Edgar Wright. Sotto, come si dice a Roma, una fiumana di gente. C'era da aspettarselo. Il regista britannico ha accolto con estremo piacere la retrospettiva a lui dedicata, presentando uno dei suoi cult, Hot Fuzz.

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Edgar Wright a Monte Ciocci. Foto di Luca Dammicco

"Sono lusingato che questo festival mi abbia dedicato una retrospettiva, sono un grandissimo appassionato di cinema italiano e non mi capita spesso di venire in Italia per promuovere i miei film" ha detto il regista in dialogo con Alessandro Borghi e Matteo Tiberia. Poco prima, tra gli spazi sempre accesi del Cinema Troisi, abbiamo incontrato il regista parlando con lui di nuovi autori, di ispirazione e di quanto gli anni 2000 siano stati irripetibili dal punto di vista creativo.

Edgar Wright, la nostra intervista al regista

Il Cinema in piazza è un aggregatore sociale e culturale. Può anche essere una forma di resistenza?
"Ho sempre l'impressione che a molte persone piaccia dire che il cinema è morto. Penso che chi lo fa abbia a cuore solo i propri interessi, di solito di natura economica. Io non ci credo affatto. Amo guardare i film in sala: quando ne realizzo uno, lo faccio perché sia vissuto sul grande schermo e insieme a un pubblico. Anche se posso vederli a casa, preferisco di gran lunga l'esperienza collettiva della sala".

Gli amiconi Simon Pegg, Edgar Wright e Nick Frost
Gli amiconi Simon Pegg, Edgar Wright e Nick Frost

Oggi film come "Hot Fuzz" e "L'alba dei morti dementi" si potrebbero ancora produrre?
"È una domanda interessante. Durante la pandemia è successo qualcosa per cui, per qualche motivo, si è deciso che le commedie non dovessero più passare per le sale. Non so perché sia accaduto, ma non credo che sarà così per sempre. Mi piace pensare che film del genere si possano ancora realizzare. Certo, è innegabile che negli ultimi sei anni molti titoli comici siano stati distribuiti direttamente in streaming, ma io continuo a credere in questo genere e spero che si torni a produrli per il cinema".

La bellezza degli anni 2000

Gli anni 2000 erano effettivamente più fecondi per il cinema?
"Senza dubbio. Non è mai stato facile fare un film, ma credo che oggi ci siano molti più ostacoli. In parte dipende dalle aspettative del pubblico su ciò che vale la pena vedere sul grande schermo. Vent'anni fa non era una passeggiata - ogni film è un'impresa - ma oggi le questioni legate ai finanziamenti e alle location sono diventate molto più intricate. Ci sono complicazioni aggiuntive che spesso frenano le produzioni".

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Edgar Wright insieme a Valerio Carocci e Federica Zerbo del Cinema Troisi. Con loro la traduttrice Gioia Smargiassi. Foto di Emilia De Leonardis

Le cose possono cambiare?
"Tutto è ciclico, sia i modelli di finanziamento sia i gusti del pubblico. Già quest'estate, per esempio, stiamo assistendo a una svolta epocale: i film di registi più giovani stanno ottenendo risultati migliori al botteghino rispetto ai grandi blockbuster degli studios. Lo trovo straordinario e molto incoraggiante. Qualunque sia la crisi attuale, non è permanente. Ecco perché non concordo affatto con chi dà il cinema per morto".

Il futuro è dei giovani

A proposito, da grande cinefilo, c'è un giovane autore che stimi e segui?
"Assolutamente sì. Nelle ultime settimane ho visto al cinema sia Obsession di Curry Barker che Backrooms di Kane Parsons e li ho trovati entrambi estremamente fantasiosi ed emozionanti. Il fatto che stiano andando bene al botteghino è un segnale incoraggiante; film così meritano tutto il nostro sostegno. Sono sicuro che molti altri nuovi talenti si faranno strada. Sento inoltre una forte affinità con registi poco più giovani di me, come Robert Eggers o Ari Aster: adoro il loro lavoro. Ci sono davvero tantissimi autori fantastici in giro in questo momento".

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Edgar Wright sul palco con Matteo Tiberia e la traduttrice Gioia Smargiassi. Foto di Luca Dammicco

Come ci si sente a essere considerati un regista di culto?
"È bello, mi fa piacere. Essere un regista "cult" significa avere un pubblico fidelizzato, che ti segue e guarda qualsiasi cosa tu faccia. Ci sono film destinati al grande pubblico e altri che invece creano un legame più intimo e di nicchia. Alcuni dei miei lavori hanno avuto un grande successo internazionale, mentre altri sono diventati, appunto, dei cult. In ogni caso, avere una retrospettiva dedicata a me in questo festival è un onore incredibile. Ne sono davvero lusingato".

La foto in cover è di Emilia De Leonardis