"Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (e sul cancro) ma non avete mai osato chiedere". Potremmo riassumere così, citando Woody Allen, Dying For Sex la nuova serie Disney+ che parte da una toccante e sorprendente storia vera: quella di una donna con una diagnosi di cancro in fase terminale e del viaggio che ne consegue.
Spesso si dice che alcuni argomenti siano tabù, tuttavia, la narrativa americana e/o inglese non ha paura di affrontarli, riuscendo a trovare l'equilibrio giusto - tra il dark e lo humour - adatto per parlare di determinati topic.
Dying For Sex: alla (ri)scoperta del sesso

Al centro della serie Disney+ c'è Molly Kochan, che ha raccontato la sua esperienza in un podcast di Wondery, creato insieme alla sua migliore amica Nikki Boyer. I loro corrispettivi sullo schermo (Michelle Williams e Jenny Slate) hanno dato vita alla storia divisa in otto episodi da mezz'ora, basandosi sulla sceneggiatura di Kim Rosenstock & Elizabeth Meriwether (proprio lei, la creatrice di New Girl, Single Parents e The Dropout).
Dopo aver saputo che il cancro al seno - che pensava di aver sconfitto due anni prima con tanto di mastoplastica - si fosse ripresentato al quarto stadio, la giovane Molly decide di fare tutto il contrario di quello che gli altri si aspettano da lei (ricordando un po' The Big C).

Lascia quindi il marito Steve (Jay Duplass), fin troppo a proprio agio nell'interpretare il ruolo di badante amorevole piuttosto che quello di marito appassionato, e inizia un viaggio insieme alla migliore amica Nikki, aspirante attrice disordinata e incasinata. L'obiettivo? Esplorare le proprie pulsioni e i propri desideri sessuali, per la prima volta nella sua vita, essendosi sempre accontentata.
Una serie senza peli sulla lingua

Ciò che manca alla protagonista di Dying for Sex sono il tempo e il controllo: cinque anni come speranza di vita. Mentre trascorrono i mesi, la vediamo andare contro tutti, e anche contro se stessa. Superare i propri istinti di conservazione per provare a mettersi in gioco e in discussione, perché non avrà altre occasioni per farlo. Lo stesso vale per la migliore amica, che rischia di perdere tutto pur di starle accanto, ma consapevole che quei momenti altrimenti non le verranno mai restituiti. Mentre prova ad affrontare l'altalena di sentimenti contrastanti tipici di questo tipo di diagnosi, Molly intraprende un vero e proprio romanzo di formazione sentimentale e sessuale per provare a sbloccare e risolvere una volta per tutte i traumi del proprio passato. Riuscire ad aprirsi alla scoperta del piacere e provare a vestire i panni di una donna sicura di sé, senza considerarsi solo come una "malata".

C'è grande onestà e trasparenza nella scrittura, nella regia, nella fotografia che sfrutta i colori caldi senza risultare enfatica, nell'interpretazione meravigliosa e sfaccettata che fornisce il cast, a partire da una straordinaria Michelle Williams già in odore di Emmy e dallo "sguardo magnetico" (per citare uno dei personaggi). Jenny Slate è il perfetto contraltare sulla bilancia, mentre i fratelli Duplass sono oramai abbonati a ruoli maschili semi-tossici, prendendosi volutamente in giro. Ciliegina sulla torta gli interpreti ricorrenti - come Rob Delaney - e le guest star - una fantastica Sissy Spacek per mettere in scena tutto il mondo che circonda la protagonista e che non sempre le è di aiuto nel suo viaggio alla (ri)scoperta di sé.

Kim Rosenstock & Elizabeth Meriwether riescono ad eliminare la retorica dalla scrittura, a far dire e compiere azioni ai personaggi ciò che non ti aspetteresti, celebrando tutto ciò che la vita offre (e toglie). È come vivere le cinque fasi del lutto prima del lutto stesso, ma senza miracoli o facili patetismi; piuttosto con il coraggio di parlare a cuore aperto - con il proprio medico come con i propri affetti - per chiedere davvero ciò che si desidera. Senza vergogna o pudore ma esprimendo il proprio bisogno di contatto e calore umano, che alla fine è ciò che bramiamo di più prima di lasciare questa strana Terra.
Conclusioni
Dying For Sex è uno spaccato ironicamente onesto e brutalmente sincero del cancro e del sesso, che non sono due elementi che si escludono necessariamente a vicenda. Michelle Williams, Jenny Slate e il resto del caso riescono a restituire una storia che profuma di verità e drammatica trasparenza, mescolando abilmente tutti i sentimenti che si provano in una situazione del genere. Nonché a mostrare i tragicomici siparietti in cu si ritrova coinvolta la giovane donna a cui è stato diagnosticato un cancro al quarto stadio, senza la possibilità di tornare indietro. Proprio sulla mancanza di tempo e controllo, e sul bisogno di risposte si concentra questa dramedy coraggiosa e coinvolgente.
Perché ci piace
- Il coraggio della storia (vera).
- Michelle Williams è brillante, insieme all’ottimo cast di contorno.
- L’ironia azzeccata e pungente su argomenti ritenuti tabù.
- Raccontare la malattia e il sesso senza freni e senza veli…
Cosa non va
- …che potrebbero urtare la sensibilità di qualcuno.
- Si tratta di una storia che lascia necessariamente con l’amaro in bocca.