Domani interrogo, intervista ad Anna Ferzetti: "Ho imparato a vivere il presente"

"Sì, dovrebbe esserci un'età minima per i social. Il cinema italiano? Ruoli così mi fanno dire che le cose stanno cambiando". Mezz'ora d'intervista con la "prof", splendida protagonista del film di Umberto Carteni tratto dal libro di Gaja Cenciarelli.

Anna Ferzetti in Domani interrogo

Mica è facile superare se stessi, lavorare sulla sotto-recitazione, lasciare che sia il flusso e il contesto a dettare i tempi. Un'ostinazione professionale, dietro una cattedra che annulla i confini tra studente e insegnate. Che Anna Ferzetti fosse brava non è certo una notizia, ma in Domani interrogo di Umberto Carteni mostra quanto la preparazione umana sia propedeutica in un lavoro in cui l'ascolto - appunto - è la prima regola da seguire. Nel film, tratto dal libro della prof. Gaja Cenciarelli, l'attrice interpreta una professoressa alle prese con una classe di una scuola periferica, nella Roma dei palazzoni graffiati e delle notti brave.

Domani Interrogo Anna Ferzetti Primo Piano
Anna Ferzetti è la Prof di Domani Interrogo

"La periferia l'ho conosciuta tardi, perché sono stata una ragazza ribelle che ha deciso un giorno di non svegliarsi più per andare a scuola. L'ho finita dopo", dice Anna Ferzetti nella nostra intervista, parlando a un gruppo ristretto di giornalisti, a margine della conferenza. "Certe cose avvengono anche nelle scuole private, ma è stato un privilegio entrare dentro questa periferia, mi ha aiutato a viverla diversamente, a ascoltare in modo più ampio questi ragazzi".

A proposito di ragazzi, accanto alla protagonista un cast pazzesco, formato da esordienti o quasi: Zoe Massenti, Sara Silvestro, Fabio Bizzarro, Yothin Clavenzani, Paterne Sassaroli, Anita Serafini, Lorenzo Bagalà, Federico Micheli, Mounir Khlifi. Una collaborazione, la loro, divenuta confronto, libero ed empatico, in uno scambia generazionale di forte impatto. Del resto, secondo Ferzetti, "fare l'insegnate non è solo entrare in classe, o assegnare i compiti. Fare l'insegnate vuol dire guardare negli occhi, e aiutarli a scoprire i loro lati migliori".

Domani interrogo e il valore del fallimento secondo Anna Ferzetti

Anna, oggi gli errori sono demonizzati. Eppure sbagliare è fondamentale. Che ne pensa?
"Da ragazza ho vissuto la paura del fallimento. Tuttavia, oggi percepisco questa emozione nei ragazzi, nelle mie figlie. Quando parliamo hanno paura di non essere all'altezza. Hanno aspettative alte, non vogliono fallire. Per loro la performance è tutto. Questo mi mette ansia, perché nella vita bisogna affrontare i fallimenti. Gli errori ti aiutano a crescere. Lo dico da donna e da attrice: non sempre puoi interpretare grandi personaggi. Attraverso gli sbagli, però, capisci determinate cose".

Domani Interrogo Anna Ferzetti Sequenza
In classe con Anna Ferzetti

Quindi un genitore, un insegnante dovrebbero insegnare anche il valore dei fallimenti?
"Devono, ma cavolo, insegnare è un compito difficilissimo. Devi volerlo. Capisco i professori, la loro demotivazione, perché la nostra società non gli dà modo, non gli dà i mezzi giusti. È un momento disastroso. Credo che questa professoressa sia un personaggio pazzesco, una donna libera, una donna che ama quello che fa. A prescindere da chi sei, è una figura che ti aiuta, valorizzando i tuoi punti di forza".

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La potenza delle nuove generazioni

Lei è anche madre. Guarda con ansia al futuro?
"Ogni giorno se ne vede una nuova. Siamo in un momento molto critico. Non vorrei avere vent'anni. Da madre cerco di essere forte, di cercare di indirizzare le mie figlie, cerco di ascoltarle tanto. Io all'età di 13 o 18 anni non sentivo nulla di ciò che avevo intorno, vivevamo quel momento con gioia, con piacere. Ora con internet possiamo sentire tutto. Sono d'accordo quando si dice che ci dovrebbe essere un'età per i social, come in Spagna, o usarli in modo intelligente. Ma toglierli a una tredicenne, come mia figlia, capisco sia complicato. Vaglielo a spiegare, il motivo".

Non c'è soluzione?
"Bisogna ricominciare da capo. Avere qualcuno che ti insegna a usare gli strumenti. Invece ti lasciano commentare, enfatizzare la rabbia. Queste generazioni di adesso, questi ragazzi di vent'anni, sono potentissimi, hanno tante cose da dire. E quindi mettiamoci un attimo da parte. Lasciamoli andare, lasciamoli esprimere. Sono molto forti, molto intelligenti".

Il valore dell'ascolto e della condivisione

Manca la comunità? Eppure oggi molti giovani scendono in piazza.
"Da ragazzi ci andavamo tutti in piazza, era normale, ed è giusto. Lottano per un mondo migliore, lottano per quello che credono. Quando un ragazzo decide di intraprendere la carriera artistica non deve perdere l'umiltà, mantenendo la condivisione, deve imparare ad ascoltare chi hai davanti. Io ho avuto la fortuna di fare una scuola straniera, tedesca. Ti insegnano a stare insieme. Questa cosa si è persa nelle nostre scuole. Il giocare insieme, il passare la palla e saperla ricevere. Se non c'è ascolto è finita. E se vuoi fare l'attore devi saper ascoltare".

Domani Interrogo Al Bar
Una scena di Domani interrogo

Se l'ascolto viene meno, è perché forse viviamo in un mondo profondamente individualista?
"Siamo tutti piegati su questo telefono, non comunichiamo più tra di noi. Ci siamo chiusi tutti in una bolla. Manca la condivisione, il saper stare insieme. Come se ci fosse un disagio a stare con gli altri. Non c'è un attimo senza guardare il telefono, scorrendo le notizie che accadono nel mondo. Mi manca un po' quella roba di prima. In qualche modo ho imparato però a vivere il presente".

Lei in Domani Interrogo è una prof idealista. Quali sono stati i riferimenti?
"Penso a La Classe, ma soprattutto a L'attimo fuggente. Insieme a I Goonies è tra i miei film preferiti. Per me il professore migliore al cinema resta Robin Williams. Non a caso, il ruolo che mi è stato affidato l'ho vissuto come un onore, è un privilegio poter raccontare un personaggio così. Non sempre ci vengono proposti. Fortunatamente le cose stanno cambiando, anche per le donne. Diciamolo ogni tanto, altrimenti escono fuori sempre le cose che non vanno".