Dear White People 4, la recensione: miei carissimi bianchi, questa serie non parla di voi ma a voi

La nostra recensione di Dear White People 4, l'ultimo capitolo della serie di Justin Simien con Logan Browning che parla di discriminazione razziale e questa volta lo fa... in musica, dal 22 settembre su Netflix.

Dear White People 4 01
Dear White People 4: Ashley Blaine Featherson in una scena della nuova stagione

È con una dedica che inizia la serie Dear White People, uno dei prodotti meno strombazzati su Netflix ma che meriterebbe ben altro clamore. Ed è sempre con una dedica - anzi con uno sguardo in camera, a rompere la quarta parete, e con un simil libro delle favole - che finisce, come spiegheremo in questa recensione di Dear White People 4, l'ultima stagione della creazione di Justin Simien, presentata come "un evento musicale ispirato agli anni '90".

Miei carissimi bianchi

Il serial Dear White People si basa sull'omonimo film del 2014, entrambi scritti e diretti da Justin Simien, spesso accostato a Spike Lee per comicità pungente, sagace e a volte cruda. Il titolo è quello della trasmissione radiofonica universitaria curata da Samantha White, una studentessa che insieme ai suoi compagni neri della Winchester University, scuola a maggioranza bianca, vorrebbe mettere in evidenza le disparità sociali e razziali adoperate dentro e fuori del campus, per cercare di migliorare la situazione per lei e i propri compagni. Tutto è ironico fin dal titolo per Simien e White: non parla dei bianchi privilegiati ma si rivolge a loro per scuoterne le coscienze e metterne in discussione il comportamento. Come scherzava uno dei poster della prima stagione "mica avrete pensato che la serie parli di voi?" riguardo al pubblico bianco e privilegiato.

Dear White People 4 02
Dear White People 4: una scena della nuova stagione

Dopo aver attraversato sempre con caustica ironia tematiche estremamente forti e legate all'attualità, come un blackface party, i troll su internet e l'odio che ne può derivare, e un'accusa di molestie che coinvolgeva un professore e una studentessa dell'università, l'idea di Justin Simien per chiudere il proprio show è davvero originale e, a tratti, geniale. Perché non fare un musical-nel-musical che omaggi gli anni '90 e allo stesso tempo faccia riflettere aspramente sulla condizione dei neri oggi, a scuola così come nella vita? Questa volta al centro c'è quindi un musical che la Varsity House permette di fare agli studenti neri. Una "concessione" vista da alcuni studenti come "contentino" e da altri come opportunità di far sentire la propria voce. La storia così diventa meta-narrativa e un nuovo pretesto per tensioni interne ed esterne, dato che Troy pensa di curarlo e dirigerlo e di affidare la sceneggiatura a Lionel, a cui poi si aggiunge Michael. Nella tensione narrativa che cresce di episodio in episodio ricorda l'atto finale di Tredici, altra serie Netflix che ha denunciato il comportamento liceale americano e la jock culture. Qui, però, più che per il mistery, c'è molta attenzione per la commedia, sempre tra le righe, sempre pungente e puntuale.

Senior year

Dear White People 4 05
Dear White People 4: Logan Browning in una scena della nuova stagione

Proprio come in un teen drama, l'ultimo anno per la maggior parte dei protagonisti (eccetto Joelle e Lionel) è il momento dei bilanci e del salto nel futuro, e infatti la premiere è tutta incentrata sul Career Day (ve li ricordate che incubo all'università?), dove tutti i sogni dovrebbero iniziare a realizzarsi e invece spesso si rimane delusi, si sbatte la faccia contro la dura realtà (soprattutto oggigiorno) e si rimane perplessi sul "cosa fare dopo". Con la caustica ironia e la satira sociale che ha sempre contraddistinto la serie, e che qui si fa ancora più acuta, Dear White People chiude con un escamotage che ancora una volta si riallaccia alla nostra contemporaneità, ma in modo diverso dagli altri. L'idea geniale di quest'ultimo ciclo di 10 episodi monografici, ognuno incentrato su uno dei protagonisti, è raccontare parallelamente il Senior Year dei personaggi e ogni tanto fare un salto nel Futuro, un futuro non ben definito ma prossimo in cui utilizzeremo delle mascherine tecnologiche perché ci saranno vari virus in giro costantemente (un chiaro richiamo a quanto sta accadendo nella realtà con la pandemia, ma non utilizzandola per una volta nella trama ma come meta-testo per parlare della condizione in cui la generazione precedente ha lasciato quella attuale, anche per gli anni che verranno). I personaggi sono tutti cresciuti e invecchiati (volutamente in modo quasi posticcio, con diverse acconciature e capelli bianchi) e quindi vediamo come le loro vite siano cambiate proprio a causa di quell'ultimo fatidico anno di università. Un anno ripercorso a ritroso da ognuno dei personaggi, per raccontare la realizzazione del musical e tutti gli ostacoli e le controversie a cui andarono incontro. Vari colpi di scena - anche toccanti e "forti" - aspettano i protagonisti in questo rush finale.

81 serie TV da guardare su Netflix - Lista aggiornata a luglio 2021

Musiche e contraddizioni

Dear White People 4 06
Dear White People 4: una foto di scena della nuova stagione

L'apparato musicale di quest'ultima stagione è meraviglioso, spazia tra black e white music scegliendo sempre molto accuratamente i brani da far cantare e coreografare ai personaggi, mai esageratamente lunghi, quasi fossero dei momenti di flusso di coscienza, delle parentesi al racconto, perfettamente inserite ma mai eccessive. È tutto (auto)ironico in Dear White People fin dagli esordi del resto. Non dimentichiamo che il cognome di Sam è White e che il suo più grande amore è un ragazzo bianco, Gabe, mettendoli in un continuo confronto sull'incontro di due culture e di possibili pregiudizi (come il doc girato da Gabe "Am I Racist?" nella scorsa stagione). È tutto anche (meta)narrativo soprattutto in quest'ultimo giro di boa. Sam è una giovane attivista come la sua interprete Logan Browning, un po' alter ego di Simien - studia cinema e vorrebbe fare la regista - per ricordarci di quanto sarebbe importante lottare fin dagli anni universitari, che dovrebbero essere attivamente ispirati e non passivamente accademici. La regia dinamica a metà tra documentario e videoclip rende ancora più "chirurgico" l'occhio della macchina da presa. La voce data agli altri personaggi è per non creare un solo punto di vista sul tema, e anzi una new entry metterà in discussione il metodo di Sam e la sua stessa trasmissione. Un climax narrativo che porterà a molte riflessioni terribilmente attuali nel finale.

Conclusioni

Come abbiamo cercato di spiegare in questa recensione di Dear White People 4, una delle serie purtroppo meno pubblicizzate di Netflix, arriva all’ultima stagione con un’idea geniale, ovvero quella di rendere (quasi) tutto meta-narrativo e ancora di più rivolto agli spettatori, soprattutto bianchi. Tematiche attualissime e forti affrontate con caustica e pungente ironia vedranno i protagonisti evolversi e trovare la propria strada, saltando dal Senior Year ad un Futuro indefinito fatto di virus e mascherine tecnologiche, con un climax narrativo che porta ad un esplosivo finale. L’idea poi di rendere tutto in musica con un’accuratissima scelta di brani, è la ciliegina sulla torta dell’originalità.

Movieplayer.it
4.5/5
Voto medio
4.5/5

Perché ci piace

  • L’aver scelto il musical-nel-musical come pretesto e tema portante della stagione, con un’accurata selezione di brani musicali tanto dalla black quanto dalla white music.
  • Gli episodi monografici per rendere variegato il punto di vista sul tema della discriminazione razziale.
  • Il climax narrativo dovuto al salto temporale tra Senior Year e Futuro non ben definito.
  • Il toccare ancora una volta tematiche forti e attuali ma sempre con caustica ironia…

Cosa non va

  • …che però potrebbe non piacere a tutti.
  • Anche la parte musicale potrebbe far storcere il naso ai fan più “puristi” della serie.
  • Qualcuno forse si sarebbe aspettato il Black Lives Matter come tema portante della stagione.