L'uncanny valley è quel senso di disagio che si verifica quando ci troviamo di fronte a qualcosa che sembra umano, ma non lo è. Non del tutto. Una reazione di fastidio che istintivamente proviamo, per esempio, di fronte a un robot i cui movimenti e fattezze sono eccessivamente e artificiosamente "naturali".
Succede lo stesso quando facciamo la conoscenza di un essere che non è un animale, ma non è neanche umano. Lui è Charlie, è l'unico humanzee al mondo, ed è il protagonista di Darwin's Incident, serie anime che trovate in streaming su Prime Video con annesso doppiaggio in italiano diretto da Daniele Raffaeli.
La nascita dello humanzee
Un gruppo di ecoterroristi assalta un laboratorio di ricerca per liberare le cavie animali. L'attacco sfocia in un violento scontro al termine del quale i membri di questa organizzazione estremista, l'ALA, trovano una scimpanzé gravemente ferita e che sta per dare alla luce un piccolo. Ma il neonato non è uno scimpanzè comune, tutt'altro: è un ibrido creato da un folle esperimento genetico, incrociando il DNA umano con quello degli scimpanzè. Charlie, questo è il suo nome, è uno humanzee: il primo, e forse ultimo, esemplare di una nuova specie.
Anni dopo Charlie è cresciuto ed è ora un adolescente, allevato da una coppia umana che lo considera un figlio. Educato al rispetto di ogni forma di vita, Charlie si è già dimostrato un individuo formidabile: agile e forte più di uno scimpanzé, con un'intelligenza che sembra anche superiore a quella di un umano medio. Dopo aver vissuto isolato dagli umani, ora Charlie decide di frequentare un liceo assieme ai suoi coetanei, dove ovviamente non passa inosservato e fa la conoscenza di Lucy, una ragazza spigliata e intelligente che diventa la prima vera amica dello humanzee.
Ma l'ALA non ha intenzione di rinunciare a quello che, per loro, è uno strumento fondamentale per la loro battaglia ideologica. Deciso a far diventare Charlie il simbolo della lotta contro l'oppressione e lo sfruttamento degli animali, e facendo leva sulla diffidenza che in molti hanno nei confronti di questo strano e inquietante nuovo essere, il leader dell'ALA inizia a distruggere sistematicamente il guscio protettivo in cui Charlie ha vissuto fino a quel momento.
Dal manga all'anime
Darwin Jihen, questo il titolo originale, è un manga scritto e disegnato da Shun Umezawa e originariamente pubblicato dall'editore Kodansha sulla rivista Afternoon KC a partire dal 2020, mentre la versione italiana è edita da Dynit. Fin da subito ha attirato l'attenzione di pubblico e critica, vincendo numerosi riconoscimenti tra cui il Taisho Award, uno dei premi più ambiti per i mangaka giapponesi.
A suscitare tanto interesse e approvazione è una storia dalle premesse intriganti e dallo sviluppo ben bilanciato, che alterna momenti di riflessione etica a improvvise, e brutali, scene d'azione. Ad accompagnare lo sviluppo narrativo, oltre a una ricerca minuziosa delle fonti, c'è un tratto efficace, maturo ed equilibrato, in cui i personaggi umani sono tratteggiati con la giusta combinazione di realismo e caratterizzazione, e un design dello humanzee incredibilmente azzeccato.
La versione animata è stata affidata a uno studio relativamente giovane, Bellnox Films, con la regia generale di Katsuichi Nakayama (già regista di Evangelion 3.0, il character design di Shinpei Tomooka, che accompagna gli evidenti richiami ai lavori di Naoki Urasawa, e la direzione artistica, fatta di colori luminosi e tinte pastello, di Masanobu Nomura. Il risultato è un anime che magari non esalta per animazioni ipercinetiche e roboanti, ma che sceglie un approccio più misurato, compensando un budget evidentemente non stellare con sicurezza e mestiere. Segnaliamo anche, per onore di cronaca, la bella opening "Make me wonder", cantata dagli Official HIGE DANDism.
Incidente o esperimento?
Verrà un giorno in cui non saremo costretti a ribadire che l'animazione è un mezzo, non un "genere", e che con un anime si raccontano anche storie complesse, profonde e mature.
Non solo non è questo il giorno, ma ci sentiamo anche in dovere di specificare che Darwin's Incident è un titolo che richiede al suo pubblico un approccio molto... specifico, una notevole dose di spirito critico e la volontà di porsi domande, più che di ricevere confortevoli risposte.
Tutta la storia è incentrata sui complessi dilemmi etici che accompagnano l'esistenza di Charlie in un mondo che fa dello sfruttamento degli animali, o meglio della convinzione di buona parte dell'umanità di avere il diritto di farlo, uno dei suoi cardini.
Di più, non esiste un confine netto e indiscutibile tra torto e ragione, tra giusto e sbagliato. Le motivazioni dell'ALA potrebbero anche sembrare ragionevoli e condivisibili, ma i loro metodi sconfinano spesso nel fanatismo con risultati tragici e catastrofici. Dall'altra parte chi ha un atteggiamento più chiuso e "retrogrado" lo fa spesso solo per ignoranza o paura, più o meno legittima, e chi si prodiga per portare avanti nobili intenti lo fa sovente per secondi, e meschini, fini... insomma siamo di fronte a una rappresentazione di una (nostra?) realtà sfaccettata, complicata e contraddittoria, in un momento storico di polarizzazione assoluta.
Con tanto di messa in scena, in uno dei capitoli più controversi, di una tragedia che si ripete fin troppo spesso nelle scuole americane, senza spoilerare oltre.
Chi si pone come punto di vista esterno è, paradossalmente, proprio Charlie: un personaggio giustamente ambiguo e indecifrabile nella sua "diversità". Né animale, né tantomeno umano, lascia spesso interdetti i suoi interlocutori (e gli spettatori) assumendo un ruolo solo all'apparenza passivo, per poi dimostrare tutta la sua superiorità fisica, e intellettuale, solo in caso di necessità. Un alieno che osserva, e che giudica tutte le vite, indipendentemente dalla specie, allo stesso modo. Qualunque cosa questo comporti.
Cosa si cela davvero dietro quello sguardo vitreo, lucido e inquietante?
Conclusioni
Darwin's Incident richiede due considerazioni: non si tratta di una serie che si basa su effetti roboanti e giocolerie tecniche (anzi: da questo punto di vista è appena sufficiente), e i temi che affronta sono difficili, controversi e senza comode soluzioni. Ciò detto, e se queste premesse non vi scoraggiano, l'anime è avvincente e ben scritto, nonostante qualche passaggio non centratissimo, e resta un ottimo esempio di cosa significa fare buona animazione anche per un pubblico più adulto e consapevole.
Perché ci piace
- Una storia solida, con un giusto mix tra riflessioni filosofiche e azione.
- Charlie è uno splendido personaggio, ben descritto nella sua "unicità".
- Non se ne trovano molte, di serie del genere...
Cosa non va
- Dal punto di vista tecnico, si limita a fare il minimo indispensabile.
- Decisamente non è una serie "per tutti".