Correre, correre e poi correre. Nel panorama del cinema americano contemporaneo, in pochi hanno saputo trasformare i sogni (distrutti) e l'ansia (mortale) in grande linguaggio cinematografico. Parliamo di Josh e Benny Safdie. Nati e cresciuti a New York, legandosi al cinema fin da quando erano piccoli. Dalla casa di mamma a Manhattan a quella di papà a Brooklyn. Pensate un po': hanno studiato astrofisica prima di diventare i due fratelli più influenti del cinema indipendente americano. L'epifania? La visione de Il posto di Ermanno Olmi.
I loro film - in rassegna nel programma del Cinema in Piazza 2026 - non tendono solo a raccontare i margini, spesso mozzicati, dei personaggi. Bensì, li inseguono, li tallonano. I due fratelli, in feat. o in singolo, respirano al loro fianco. Dai furti di The Pleasure of Being Robbed fino alle recenti traiettorie separate di The Smashing Machine e Marty Supreme, il cinema dei Safdie ha costruito una delle più radicali rappresentazioni dell'America urbana del XXI secolo.
Gli inizi e l'apice di Good Time
Citiamo proprio The Pleasure of Being Robbed del 2008, primo lungometraggio di Josh Safdie. Emergeva già un'idea centrale della loro poetica: seguire un personaggio senza giudicarlo. Eleonore vaga per New York rubando portafogli, biciclette, identità. Non è una criminale tradizionale. Una cleptomane. La città, in pieno tumulto post-9/11, diventa un organismo vivente, osservato con la stessa curiosità che caratterizzerà tutta la filmografia successiva. Protagonista una splendida Eleonore Hendricks.
La tensione verso il reale - vibrazioni, colori, musica sono dirette conseguenze - esplode in Heaven Knows What, tratto dall'esperienza autobiografica di Arielle Holmes. Qui i Safdie abbandonano ogni rassicurazione. La dipendenza, la strada, l'amore tossico vengono osservati dall'interno. In qualche modo è stato il film del principio, tanto da stregare la Mostra del Cinema di Venezia 2014. Alla fotografia c'era Sean Price Williams, un maestro.
Cinema di corsa, sudato, unto, bisunto. Scomodo, verace, straziante. Come in Good Time. Il loro stile raggiunge una forma perfetta. La notte newyorkese attraversata da Connie Nikas, interpretato da Robert Pattinson, diventa una corsa senza tregua. Josh Safdie ha osservato che i suoi film funzionano soprattutto in sala perché "si può creare un'esperienza in tempo reale per lo spettatore" e perché "la tensione si trasmette da una persona all'altra". In Good Time questa intuizione trova la sua espressione più pura: lo spettatore corre insieme al protagonista, senza sapere cosa accadrà un minuto dopo.
Diamanti Grezzi e il capolavoro con Adam Sandler
Tuttavia, l'apice della collaborazione arriva con Diamanti Grezzi - Uncut Gems, nel 2019. Howard Ratner, gioielliere e giocatore compulsivo interpretato da Adam Sandler (rimarcando la bravura di un attore troppo spesso sottovalutato), incarna perfettamente l'universo morale dei Safdie: uomini incapaci di fermarsi, divorati dal desiderio dell'occasione da non perdere. Il sogno americano, quello putrido e pericoloso. Una rappresentazione precisa di una certa New York. "Pensiamo ogni film come se dovesse piacere a tutti", dichiarava Benny Safdie durante la promozione del film, seguito da Josh "Non abbiamo passato dieci anni a lavorarci per irritare il pubblico. Questo è il mondo in cui viviamo, ed è il mondo che amiamo".
Quella frase è forse la chiave per comprendere tutta la loro opera. Del resto il caos non è solo estetica: è una forma di amore verso la realtà. Persino il fragore sonoro di Uncut Gems nasce da un'ossessione per l'autenticità. "Ricreare una strada di New York non significa semplicemente aggiungere un rumore di fondo", diceva Benny Safdie. "Sono macchine, bambini che piangono, cantieri, sirene". Pazzesca la colonna sonora di Oneohtrix Point Never, che riesce a far ruggire la grana spessa della fotografia di Darius Khondji. La Midtown di Manhattan nella sua estrema sintesi narrativa.
Marty Supreme e The Smashing Machine
E poi? Negli ultimi anni i due fratelli hanno intrapreso percorsi autonomi, lo sappiamo. Con The Smashing Machine, Benny Safdie porta il proprio sguardo nel mondo delle arti marziali e della fragilità fisica regalando a Dwayne Johnson il ruolo della vita. Pur cambiando contesto, resta intatta la volontà di avvicinarsi ai personaggi fino a renderne percepibili le contraddizioni più intime. Lo stesso Benny ha descritto questa fase come una ricerca di maggiore libertà "creativa e personale".
Josh Safdie, invece, con Marty Supreme continua a esplorare figure ossessionate dal successo e dall'autoinvenzione, dichiarando la propria attrazione per personaggi che vivono costantemente sul bordo del precipizio. Guardiamo alla prova di Timothée Chalamet: l'altro lato di un sogno così gigante da consumare. La definizione di cosa voglia dire vertigine emotiva. Marty, che corre, mente, scommette, piange. L'estremità umana, il cinema, il rumore, il disordine. I personaggi disgraziati di Josh e Benny Safdie sono questo: il riflesso umano e la verità che viene fuori, ben oltre la disperazione.