Firefly

2002

Da Sense8 a Firefly: 10 serie TV cancellate troppo presto

Ricordiamo dieci serial che, per un motivo o l'altro, non sono arrivati alla giusta conclusione.

I segreti di Twin Peaks: Kyle MacLachlan in una scena

Capita abbastanza spesso di leggere lamentele, da parte di critici e fan, su serie televisive la cui durata supera quella considerata normale in termini di logica narrativa (vedi C'era una volta, che torna per la settima stagione pur avendo congedato quasi tutto il cast principale), ma sono altrettanto frequenti le sfuriate nei confronti di network e altre emittenti che eliminano serial prematuramente, il più delle volte a causa di ascolti deludenti. Un trend che, nonostante la recente moda di riesumare programmi defunti (Heroes, I segreti di Twin Peaks, Prison Break, Arrested Development, 24), continua a colpire anche luoghi in apparenza insospettabili come Netflix, aspramente criticato per la soppressione di The Get Down e Sense8 alcuni mesi fa.

In occasione del quindicesimo anniversario del debutto Firefly, spesso considerata l'emblema contemporaneo dei prodotti di qualità cancellati troppo presto, abbiamo voluto stilare una nostra classifica personale con dieci programmi che non hanno avuto la conclusione che meritavano. Per ragioni pratiche abbiamo omesso serial successivamente resuscitati (vedi sopra), e anche le produzioni britanniche, le cui durate brevi (due stagioni da sei episodi e uno speciale conclusivo nel caso di The Office e Extras) sono dettate dalla volontà dei creatori e non da ragioni aziendali.

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10. Star Trek: Enterprise (2001-2005)

Scott Bakula interpreta il ruolo di Jonathan Archer nella serie tv 'Enterprise', episodio: Sosta forzata

Sono passati dodici anni dalla fine di Enterprise, l'unico spin-off di Star Trek a non arrivare ad una conclusione naturale, e l'unico a durare meno di sette stagioni. Trattandosi di un prequel, il serial era forse inevitabilmente limitato sul piano narrativo, costringendo gli showrunner ad evitare determinate storyline per ragioni di continuity (con certe eccezioni notevoli come l'episodio in cui appaiono i Borg, senza mai essere nominati). Nelle prime due stagioni c'erano già degli indizi circa le possibili trame orizzontali in grado di dare al programma un'identità propria, principalmente tramite l'introduzione di una guerra portata avanti attraverso i viaggi nel tempo, e dalla terza in poi ci fu un netto miglioramento, mescolando materiale originale e omaggi alle incarnazioni precedenti del franchise (particolarmente riuscito è il doppio episodio ambientato nel Mirror Universe, nonché la spiegazione canonica della differenza estetica tra i Klingon della prima serie TV e quelli successivi). Sappiamo, tramite le dichiarazioni degli autori, che una quinta stagione avrebbe esplorato l'inizio della guerra tra la Federazione e i Romulani, evento che non abbiamo potuto vedere a causa degli ascolti che hanno decretato la fine delle avventure del capitano Archer al termine del quarto ciclo di episodi. Un ciclo che si è chiuso con una puntata di commiato che, col senno di poi, anche il co-creatore della serie, Brannon Braga, ritiene il modo sbagliato di congedarsi dal primo equipaggio dell'Enterprise.

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9. Millennium (1996-1999)

Lance Henriksen (di spalle) e Terry O'Quinn in Millennium

Forte del successo di X-Files, Chris Carter ebbe l'occasione di sviluppare un altro progetto in collaborazione con la Fox, con una non indifferente percentuale di libertà creativa. Il risultato fu Millennium, un programma parzialmente schizofrenico (a causa del cambio di showrunner tra una stagione e l'altra) ma estremamente affascinante, grazie soprattutto alla performance magistrale di Lance Henriksen nei panni di Frank Black, agente dell'FBI le cui capacità lo rendono imprescindibile per catturare i serial killer, ma incidono anche in negativo sul suo benessere spirituale e sulla vita di famiglia. Col passare del tempo ebbe molta più importanza il gruppo misterioso che dà il titolo alla serie, con un evidente intento da parte del team creativo di arrivare all'anno 2000 per esplorare approfonditamente le motivazioni dei presunti alleati di Frank. Così non fu, poiché lo show fu cancellato nella primavera del 1999, e Carter dovette ripiegare su un episodio della settima stagione di X-Files per chiudere parzialmente la storyline rimasta in sospeso. Un tentativo non del tutto riuscito a detta dello stesso Henriksen, che sarebbe comunque disposto a tornare nei panni di Frank in caso di revival.

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8. Luck (2012)

Luck: Dustin Hoffman nel pilot della serie

Già segnato dalla cancellazione di John from Cincinnati, giudicato troppo impenetrabile dagli spettatori, David Milch ha comunque continuato a lavorare con la HBO firmando Luck, serial sul crimine organizzato nell'ambito delle corse equestri. Impreziosito dalla presenza di attori come Dustin Hoffman e Nick Nolte e dalla firma registica di Michael Mann, lo show aveva tutte le carte in regola per avere una vita lunga e felice. Peccato che le spese di produzione elevate, gli ascolti scarsi, le liti sul set tra Milch e Mann e la morte di tre dei cavalli usati per le riprese abbia portato alla sospensione definitiva, ma non prima che fosse già iniziata la lavorazione del secondo ciclo di episodi. Ora non resta che aspettare e vedere quale destino attende la prossima produzione targata Milch, il cui percorso in casa HBO non è mai stato particolarmente felice (come vedremo anche altrove nella classifica).

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7. Sense8 (2015-2017)

Sense8: una scena corale della stagione 2

Doveva capitare, prima o poi, che anche la presunta magnanimità di Netflix fosse messa in discussione. Così è stato quando il gigante dello streaming, di fronte alle spese di produzione piuttosto elevate e la fedeltà non abbastanza sostanziosa degli abbonati, ha deciso di portare a termine dopo solo due stagioni (su cinque previste) le storie dei protagonisti collegati al centro del racconto epico di fantascienza creato dalle sorelle Wachowski e da J. Michael Straczynski. A destare scalpore è stata soprattutto la presunta "correttezza politica" della società californiana, rea di aver cancellato un prodotto dal cast multietnico e pieno zeppo di momenti LBGT, senza concedere ai suoi personaggi un vero finale. O meglio, il finale ci sarà, poiché in seguito alle proteste dei fan Lana Wachowski, inizialmente restia alla proposta di Netflix di realizzare uno speciale di commiato, ha acconsentito all'offerta di chiudere la storia. Ma le due ore circa concesse dalla piattaforma saranno sufficienti per compensare tre stagioni di materiale mancante?

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6. Roma (2005-2007)

Roma: Ray Stevenson e Kevin McKidd in una foto della serie

Anche in questo caso ad averla vinta sulla prosecuzione del serial è stata una questione di costi: ai tempi la prima stagione di 12 episodi era considerata la serie televisiva più costosa di sempre, con le spese condivise da HBO e BBC. Un dettaglio che ha pesato sugli ascolti, inferiori rispetto alle attese (anche, in parte, a causa di controversie sul contenuto poco adatto a una messa in onda in chiaro in territorio britannico, tra termini scurrili, nudi espliciti e diversi litri di sangue). Durante la produzione del secondo ciclo è emerso che l'emittente inglese non avrebbe finanziato ulteriori stagioni, portando alla decisione di sospendere lo show e condensarne gli eventi (la seconda metà della seconda stagione contiene quello che avrebbe dovuto nutrire la terza e la quarta annata). Da allora si continua a vociferare di un lungometraggio cinematografico, ma è lecito interrogarsi sulla sua necessità poiché quasi tutti i personaggi più interessanti - Giulio Cesare e Marco Antonio su tutti - sono defunti nel corso della serie.

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5. Vinyl (2016)

Vinyl: Olivia Wilde e Bobby Cannavale in una foto del pilot

In questa sede l'eliminazione dello show ha un sapore ancora più amaro, poiché la seconda stagione era già stata annunciata. Ancora una volta i costi esorbitanti, uniti ad un passaggio di consegne ai vertici della HBO, hanno causato la sospensione di un programma che, nonostante il pedigree eccelso dietro la macchina da presa (Martin Scorsese e Terence Winter, reduci da Boardwalk Empire - L'impero del crimine, con la complicità di Mick Jagger), non ha saputo fare breccia nel cuore degli spettatori con la sua storia di sesso, droga e rock 'n' roll (e criminalità organizzata). La sua cancellazione ha rappresentato per certi versi l'apice di un decennio un po' nero per la HBO, il cui periodo di crisi è iniziato, secondo alcuni, con un'altra soppressione di un certo peso, anch'essa presente in questo articolo.

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4. Studio 60 on the Sunset Strip (2006-2007)

Steven Weber, Matthew Perry e Amanda Peet  in 'Studio 60'

Nell'autunno del 2006 due serie che trattavano lo stesso argomento - i retroscena di un varietà televisivo in stile Saturday Night Live - hanno debuttato sullo stesso canale, NBC: da un lato, 30 Rock, serie comica creata da Tina Fey, ex-sceneggiatrice e interprete di SNL; dall'altro, Studio 60 on the Sunset Strip, la nuova fatica di Aaron Sorkin, autore di Codice d'onore e soprattutto West Wing (nonché del bellissimo Sports Night, cancellato dopo due stagioni). La stessa Fey, intervistata sull'argomento, era sicura che 30 Rock avrebbe avuto la peggio, un'opinione condivisa all'epoca da molti esperti in materia. Solo che Studio 60, pur avendo ascolti leggermente più rispettabili, costava anche di più e non si fece veramente notare in sede di premi (escluso un Emmy post-cancellazione per l'ospitata di John Goodman), mentre 30 Rock si portò subito a casa un Golden Globe per la performance di Alec Baldwin. Di conseguenza il ritratto caustico e strepitoso dello show business firmato da Sorkin ha avuto vita breve, ma lo stesso autore l'ha presa con filosofia, prestandosi a un cameo autoironico nella serie "rivale" quattro anni dopo (vedi sotto).

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3. Deadwood (2004-2006)

Deadwood: Ian McShane in una scena della prima stagione della serie

Come accennato precedentemente, c'è chi fa risalire la "crisi" della HBO al 2006, e più esattamente alla cancellazione di Deadwood, western acclamato dalla critica e amato anche in sede di riconoscimenti (Golden Globe per Ian McShane, Emmy per la regia di Walter Hill). Anche in questa occasione furono tirati in ballo i costi di produzione, e la HBO chiese al creatore David Milch se fosse possibile concludere la storia con una quarta stagione accorciata, di 6 episodi anziché 12. Prima che potessero iniziare le trattative, l'autore aveva già informato parte del cast dicendo che lo show era giunto al termine. E così ci siamo congedati dal mondo violento di Al Swearengen con una puntata contraddittoria, il cui titolo Tell Him Something Pretty ("digli qualcosa di bello") si contrappone nettamente alla durezza di una comunità senza legge. Undici anni dopo si parla (ancora) di un film TV di due ore per chiudere la storia come si deve, e Milch ha consegnato la sceneggiatura alla HBO. Si dovrà fare, però, senza uno dei personaggi più intriganti della serie, Cy Tolliver, il cui interprete Powers Boothe è scomparso qualche mese fa.

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2. Freaks and Geeks (1999-2000)

Freak and Geeks: un'immagine promozionale con Seth Rogen, Linda Cardellini, James Franco e Jason Segel

Come ama sottolineare il diretto interessato, prima di essere un produttore e regista di successo al cinema Judd Apatow era noto soprattutto come creatore e/o produttore di serie televisive durate una sola stagione. L'esempio più famoso e degno di recuperi è Freaks and Geeks, dramedy liceale creato da Paul Feig dove caratterizzazioni alla John Hughes incontrano il mood più malinconico di Hal Ashby. 18 episodi in totale (l'ultimo terzo della serie andò in onda in America mesi dopo la cancellazione), per un ritratto toccante e spassoso della vita scolastica, con volti allora emergenti come Seth Rogen, James Franco e Jason Segel. Imprescindibile soprattutto il meraviglioso finale, che Feig concepì con una doppia funzione: poteva essere un epilogo definitivo in caso la serie venisse cancellata, ma anche un punto di partenza per nuove storie in caso di rinnovo. Una strategia che, stranamente, non tutti gli showrunner hanno ancora imparato ad adottare.

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1. Firefly (2002-2003)

Era il 20 settembre 2002 quando la Fox lanciò Firefly, nuova fatica televisiva di Joss Whedon, allora acclamato per Buffy - L'ammazzavampiri e Angel. Peccato che il network e lo sceneggiatore avessero idee completamente diverse su come realizzare un western fantascientifico: il primo episodio, Serenity, dove vengono presentati Malcolm Reynolds (Nathan Fillion) e il suo equipaggio, fu ritenuto troppo cervellotico, e così la seconda puntata dovette fungere da nuovo pilot, con più action. Se a questo aggiungiamo la strategia a dir poco suicida di trasmettere gli episodi nell'ordine sbagliato (2, 3, 6-8, 4, 5, 9, 10, 14, 1 e, mesi dopo la cancellazione, 11-13), è comprensibile che Whedon ritenga l'esperienza di Firefly il punto più basso della sua carriera, con tanto di promessa solenne di non lavorare mai più per la Fox televisiva (escludendo Dollhouse, che finì sul network per ragioni contrattuali). La storia è poi continuata sia al cinema (Serenity, uscito nel 2005) che in forma di fumetto, ma nulla potrà eguagliare quei primi quattordici appuntamenti con Mal e la sua squadra, ora visibili nell'ordine giusto grazie al mercato home video e a servizi come Netflix.

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