Seoul, dicembre 2023. Un terremoto senza precedenti colpisce la capitale, che si trasforma in un grigio palcoscenico di polvere e macerie. In una delle zone residenziali più esclusive della città rimane in piedi un unico edificio, il complesso Hwang Gung Apartments. All'interno un centinaio di abitanti si ritrovano intrappolati in quello che diventa simultaneamente sia potenziale rifugio che claustrofobica prigione.
In Concrete Utopia la mancanza di elettricità, le comunicazioni col mondo esterno interrotte e le risorse via via più limitate, spingono la comunità a cercare nuovi modi per garantirsi la sopravvivenza. La situazione prende una piega ulteriormente drammatica quando decine e decine di profughi, i cui palazzi non hanno avuto la stessa sorte e si sono sbriciolati, iniziano a cercare ospitalità lì. Ma come comportarsi? Lasciare le porte aperte e condividere le già scarse disponibilità con degli estranei, o trasformare il luogo in una sorta di fortezza, difendendo lo spazio vitale con ogni mezzo necessario?
Concrete Utopia: a che ora è la fine del mondo?
L'incipit sembra uscito da un romanzo di J. G. Ballard e a chi conosce le opere dello scrittore britannico non potrà che venire in mente un grande classico come Il condominio, già trasportato su grande schermo nel notevole High-Rise - La rivolta (2015) con Tom Hiddleston. Anche lì le dinamiche interne a un palazzo prendevano derive sempre più assurde e nichiliste in seguito a un evento chiave, seppur non provocato direttamente da cause esterne.
Cause esterne che invece infrangono l'oasi di serenità in Concrete Utopia, ovvero quel catastrofico terremoto che dalle premesse ci trasporta in un'atmosfera da disaster movie, atmosfera che innesca la miccia pronta ad esplodere in questo microcosmo di umanità allo sbando, impreparata a gestire da un momento all'altro una situazione inimmaginabile.
La trama del film: questione di concretezza
Il titolo - Concrete è traducibile in italiano come cemento / calcestruzzo - si riferisce al paesaggio urbano di Seoul, composto in molte zone da file infinite di caseggiati rettangolari. Che qui, sfaldatosi come castelli di carte per la potenza del sisma, lasciano spazio alle brutture che rendono gli uomini bestie, in un ciclo di violenze che rischia di trascinare la società negli abissi più profondi.
Su queste stesse pagine vi avevamo parlato di Badland Hunters (2023), sequel stand-alone di Concrete Utopia e molto diverso, dal punto di vista concettuale e di genere. Se lo spin-off era all'insegna dell'azione, con un contesto già profondamente distopico avente preso il sopravvento, qui nell'originale vengono poste le basi nell'ottica di un blockbuster melodrammatico, caricato spesso di retorica e poggiante molte delle sue carte narrative sul degradarsi delle relazioni tra le persone. Il cospicuo numero di comparse ed effetti speciali all'altezza garantiscono una messa in scena di tutto rispetto, anche se la sceneggiatura non sempre convince.
Cliché consolidati per un film che funziona
Come spesso accade in produzioni ad alto budget battenti bandiera sudcoreana, il rischio infatti è quello di eccedere nel sentimentalismo forzato, con legami che si disgregano o si rinforzano a seconda degli eventi. La scena del terremoto viene mostrata in flashback verso la mezzora, con il buon dispendio di soluzioni digitali a creare uno spettacolo distruttivo di ottimo livello, che ha poco da invidiare alle omologhe produzioni hollywoodiane.
Peccato che i personaggi soffrano di caratterizzazioni dalla qualità non omogenea, al punto che l'unico effettivamente interessante sia proprio il villain interpretato da Lee Byung-hun, ormai notissimo anche in Occidente grazie al ruolo di un altro cattivo, quello di Squid Game, ma star assoluta in patria, e per chi ama il cinema di tali latitudini, da ormai moltissimi anni. Riesce a infondere la giusta dose di ambiguità a una figura più complessa dell'anonimo contorno, alpha e omega di pulsioni fuori controllo in un mondo prossimo allo sfascio, dove a crollare non sono stati soltanto i palazzi ma le fondamenta stessa della convivenza civile.
Conclusioni
Un sisma devastante che colpisce Seoul riduce l'intera metropoli in cenere, ma un complesso residenziale di nuova generazione si salva incredibilmente dalla catastrofe. E naturalmente diventa santuario e auspicabile rifugio per chi invece ha perso tutto, salvo andare incontro alla scarsità di provviste e risorse che ben presto cominciano a scarseggiare per tutti, costringendo i proprietari di quegli appartamenti a prendere decisioni drastiche. Concrete Utopia possiede tutti i pregi ma anche tutti i difetti dei blockbuster coreani d'ultima generazione, con effetti speciali di prima qualità che vanno di pari passo con insistite soluzioni melodrammatiche, non sempre necessarie ai fini del racconto. Racconto che comunque, grazie alla sua premessa quasi ballardiana, possiede innegabili punti di forza e può contare sul carisma bucaschermo della star Lee Byung-hun, nelle vesti di un villain sui generis.
Perché ci piace
- Ottimi effetti speciali.
- Premessa distopica affascinante.
- Lee Byung-hun è magnetico e glaciale quanto basta.
Cosa non va
- Concessioni melodrammatiche a tratti troppo marcate.
- Qualche taglio qua e là avrebbe giovato.