Quello di Noam Shuster-Eliassi non è un nome molto noto in Italia, ma le cose potrebbero cambiare con l'uscita del documentario Coexistence, My Ass!. Più attuale che mai, il documentario distribuito da Wanted e presentato in anteprima al Sundance e poi al Torino Film Festival, ricostruisce la genesi dello spettacolo di stand-up che dà il titolo al film offrendo un vivace ritratto della sua autrice.
Madre ebrea iraniana, padre ebreo rumeno, Noam Shuster-Eliassi è una comica e attivista ebrea cresciuta nella comunità di Neve Shalom, isola felice a nord di Gerusalemme in cui israeliani e arabi vivono insieme pacificamente per scelta. Nel film, Noam passa con disinvoltura dall'israeliano all'arabo e all'inglese per ricostruire le tappe che l'hanno portata a diventare un simbolo di pace e inclusione, ma anche ad attirarsi le critiche e l'odio degli ebrei radicali, nello spettacolo che - inevitabilmente - è uno specchio della situazione attuale in Israele.
Un documentario che nasce da un melting pot di culture e materiali
Diretto da Amber Fares, che ha tallonato da vicino Noam Shuster-Eliassi per mesi e mesi, raccontandone l'impegno costante nella quotidianità, Coexistence, My Ass! è prima di tutto un appassionante ritratto di una donna giovane, forte e indipendente che lotta per ciò in cui crede impegnandosi in prima persona per realizzare il cambiamento che auspica. Grazie a immagini di repertorio la vediamo, appena adolescente, porgere mazzi di fiori a Hilary Clinton e Jane Fonda durante le loro visite a Neve Shalom.
Tra borse di studio per Harvard, incontri col Dalai Lama e missioni di pace con l'ONU, a un certo punto Noam ha capito che la satira è un'arma più potente dei discorsi istituzionali e ha scelto la dura palestra della stand-up comedy, girando il mondo coi suoi spettacoli per parlare di uguaglianza, integrazione e diritti civili. Coexistence, My Ass! nasce da questo melting pot multiculturale e, proprio come l'one woman show che ha reso popolare Noam nel Medio Oriente e negli USA, anche il film di Amber Fares riunisce materiali diversi in un mix scoppiettante di spettacoli live, riprese private, materiali d'archivio, confessioni, incontri, tg e interventi in televisione. Inevitabilmente la cronaca fa irruzione nel percorso dell'attivista fino a deflagrare in un punto di non ritorno: gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
Un eccezionale ritratto femminile
Nonostante il peso dei temi affrontati, la forza di Coexistence, My Ass! sta soprattutto nell'esplosivo ritratto femminile che emerge. Noam Shuster-Eliassi si mette a nudo con la sua carica di energia ironizzando su se stessa, sulla sua famiglia, perfino sulla nonna iraniana che continua a chiederle quando troverà un marito. Nel frattempo Noam appare instancabile dividendosi tra Israele e gli Stati Uniti, tra le performance teatrali, la televisione e i social media. Alta, mediterranea, corpulenta, l'attivista passa da un festival della stand-up a una manifestazione di piazza a Tel Aviv contro e dai prati di Harvard alle passeggiate tra gli ulivi di Neve Shalom con instancabile energia.
La sua personalità carismatica, che la regista Amber Fares cattura con grande efficacia, emerge da ogni singola inquadratura. E quando il film svolta bruscamente, passando dalla risata alle lacrime dopo il 7 ottobre, Noam prosegue coraggiosamente nella sua campagna di sensibilizzazione perfino di fronte alle accuse di tradimento dei suoi stessi connazionali. Perché Coexistence, My Ass! va controcorrente, lasciandoci intravedere la possibilità di una pacifica convivenza tra ebrei e palestinesi in un clima politico determinato a separare e dividere le due culture a tutti i costi. Una goccia in un mare di lacrime e violenza, una speranza a cui aggrapparsi per tornare a credere in un cambiamento possibile.
Conclusioni
Un documentario sorprendente che si concentra sul conflitto tra Israele e Palestina da un punto di vista inedito, quello dell'attivista per i diritti umani e stand-up comedian Noam Shuster-Eliassi, che racconta la genesi del suo spettacolo Coexistence, My Ass! in un potente ritratto al femminile che riflette sulla possibilità di una pacifica convivenza tra arabi e israeliani.
Perché ci piace
- Il carisma sorprendente di Noam Shuster-Eliassi.
- Il coraggio di una donna forte e indipendente, che combatte per una causa in cui crede.
- La scelta di prendere posizione a favore della pacificazione tra israeliani e palestinesi.
Cosa non va
- La gravità della situazione politica attuale è tale da far sembrare certi atteggiamenti e ideologie di Noam Shuster-Eliassi quasi naive di fronte all'escalation bellica.