L'estate sembra essere il momento perfetto per godere di storie fantastiche ambientate al mare. Tra il caldo torrido e le città roventi, quale miglior balsamo per l'anima di una rinfrescante storia d'amore tra un essere umano e una principessa del mondo delle sirene? Stiamo parlando di ChaO, lungometraggio animato prodotto dallo Studio 4°C e distribuito da Toei Company.
Questo film è ideale per la stagione: creature marine, una storia d'amore bizzarra e fuori dagli schemi e un umorismo leggero permettono agli spettatori di godersi il racconto giusto al momento giusto. Va detto, però, che quest'opera si divide nettamente tra grandi pregi e vistosi difetti, prestandosi a un'analisi critica piuttosto ardua.
Un amore combinato tra terra e mare
Stephan vive in una piccola casa a Shanghai e lavora per una compagnia di costruzioni navali. Nonostante abbia presentato il promettente progetto per un nuovo motore più rispettoso della fauna marina, viene costantemente relegato a pulire il ponte delle imbarcazioni. Un giorno, tuttavia, dopo uno strano incidente che coinvolge il Re dei Mari in visita sulla terraferma, si ritrova improvvisamente fidanzato con la figlia del sovrano, convinta che il ragazzo le abbia dichiarato amore eterno.
Impossibilitato a chiarire il malinteso per non incrinare i delicati rapporti diplomatici tra gli umani e il popolo marino, Stephan è costretto a sposare la giovane sirena da lui ribattezzata ChaO. Dopo un inizio di convivenza comprensibilmente problematico, tra i due si instaura un sentimento di profondo affetto. Riusciranno, però, a comprendere e accettare fino in fondo le rispettive diversità ed esigenze?
Una scrittura che affoga negli stereotipi
Come accennavamo in apertura, ChaO è un lungometraggio ben lontano dalla perfezione, e il suo limite più grande risiede proprio nella sceneggiatura. Dopo un inizio piuttosto confuso, che liquida troppo in fretta le informazioni sul mondo in cui la storia è ambientata, il ritmo si fa incostante. A risentirne è l'intera narrazione, che diventa frettolosa in alcuni passaggi e fin troppo lenta in altri.
Questa mancanza di equilibrio impatta purtroppo sulla percezione delle vicende, allontanando lo spettatore da quello che dovrebbe essere il cuore pulsante del film: la possibilità di dialogo tra due popoli diversi, così come tra due persone con obiettivi differenti. La storia d'amore, pur centrale nell'economia del racconto, viene purtroppo sviscerata attraverso stereotipi e luoghi comuni, specialmente per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi femminili.
La meraviglia visiva dello Studio 4°C
A funzionare alla perfezione, invece, è l'intero comparto visivo, realizzato con un'impronta affascinante e fortemente ispirata. Ogni fotogramma presenta uno stile quasi pittorico che sembra uscito dalle pagine di una graphic novel, perfetto per tratteggiare i personaggi, le loro continue trasformazioni e la fluidità dell'acqua. Quello che la scrittura non riesce a trasmettere viene splendidamente raccontato attraverso intuizioni visive e registiche funzionali.
Alla direzione, Yasuhiro Aoki presta particolare attenzione alla costruzione delle immagini e ai movimenti di macchina, riuscendo a creare un forte dinamismo e a raccontare la vita frenetica e solitaria del protagonista, sconvolta dall'arrivo di una vera e propria tempesta di nome ChaO. Il film si rivela quindi un'opera dal dualismo evidente in grado di regalare però agli spettatori una favola estiva eccezionalmente suggestiva e visivamente indimenticabile.
Conclusioni
ChaO è vittima di un netto dualismo tra i difetti della scrittura e i prodigi del comparto visivo. Il limite principale del film risiede infatti in una sceneggiatura dal ritmo incostante e in una narrazione a tratti frettolosa, penalizzata da stereotipi e luoghi comuni. A salvare l'opera è lo straordinario stile pittorico dello Studio 4°C: grazie alla regia dinamica e ispirata di Yasuhiro Aoki, la pellicola compensa ogni debolezza strutturale, trasformandosi in una favola estiva visivamente memorabile e suggestiva.
Perché ci piace
- Le immagini dallo stile pittorico.
- La regia e i movimenti di macchina pienamente funzionali alla narrazione.
Cosa non va
- Una narrazione incostante.
- Personaggi un po' troppo vittime di stereotipi.