In un momento in cui i viaggi spaziali hanno ribadito tutto il loro fascino grazie alla missione Artemis II, a farci sognare lo spazio è Caparezza che, dopo il Lucca Comics, ha presentato anche al Comicon di Napoli il suo incredibile Orbit Orbit (edito da Sergio Bonelli Editore). Un'opera che è più di un fumetto, più di un album, ma un vero e proprio concept multimediale. Per fruire completamente della storia, infatti, è consigliabile sia ascoltare i brani dell'album che leggere il fumetto, poiché i due medium si completano e dialogano tra loro per offrire un'esperienza immersiva e intensa, qualcosa che di rado abbiamo visto sul mercato italiano.
Un viaggio onirico che parla di arte, di crisi dell'identità, di sindrome dell'impostore e che prende forma grazie alla penna di diversi fumettisti e artisti che si alternano per 14 capitoli, tanti quanti le tracce della componente musicale. Ad occuparsi della copertina è Matteo De Longis, autore di PRISM (edito da Bao Publishing) e illustratore per Marvel e Bonelli. Abbiamo avuto modo di fare qualche domanda a Caparezza per farci raccontare qualcosa in più su quest'opera e comprendere meglio l'enorme lavoro creativo e di ricerca che ha portato alla sua nascita.
Andare controcorrente nell'era della fruizione veloce
In un periodo in cui la comunicazione sta profondamente cambiando e il pubblico cerca sempre di più contenuti di rapido consumo, abbiamo chiesto a Caparezza come si collochi un'opera come Orbit Orbit, che va letta, ascoltata, sentita e vissuta: "Forse si mette un po' di traverso rispetto a questo flusso di cui parlavi. Perché, come tutte le cose che faccio io, è molto strutturata, nel senso che... è una questione mia, proprio mia personale. Così come a me piacciono le opere strutturate, per forza di cose nell'usare i vari linguaggi ho quell'attitudine. Non è però una prova muscolare, è semplicemente il mio modo di essere, di fare. Anche quando scelgo di vedere un film o di leggere un libro, cerco sempre qualcosa che possa aprirsi, piuttosto che rendere tutto sempre molto semplice."
Abbracciare la sindrome dell'impostore
Come abbiamo già accennato, nell'opera si affronta apertamente la sindrome dell'impostore: quella condizione per la quale non si riescono a riconoscere i propri meriti e della quale l'artista ha parlato in diverse occasioni pubbliche. "Io credo che la sindrome dell'impostore ce l'abbiano tutti. Non soltanto dal punto di vista artistico. 'Sarò capace di essere un buon amico? Sarò capace di essere un buon papà?' E credo sia qualcosa con cui bisogna convivere, ma che bisogna zittire a un certo punto. Questo rapporto, questo conflitto, credo che sia alla base di tutta l'arte tra l'altro, in generale. Soprattutto dal punto di vista formativo, perché se si riesce piano piano a tenere a bada questa voce, si fa un lavoro su di sé che ti fa crescere. E quindi ecco perché ieri, poi, idealmente l'ho abbracciata, la sindrome dell'impostore."
Le ispirazioni: l'importanza di Galaxy Express 999
Le citazioni a capisaldi del fumetto, del cinema e della musica sono onnipresenti, rendendo Orbit Orbit un enorme progetto di ricerca e sperimentazione. Quale titolo, però, è stato l'ispirazione fondante per la sua creazione? "Senza dubbio Galaxy Express, perché parla di un treno a vapore nello spazio, che io ho sostituito con un Airstream. Matsumoto riusciva a fare queste cose: sommergibile nello spazio, nave nello spazio. Il fatto di prendere qualcosa del quotidiano e scaricarla nell'altrove, nell'aldilà, nel fantastico, è sicuramente alla base di Orbit Orbit." Un immaginario vastissimo, insomma, che conferma ancora una volta la capacità di Michele Salvemini, in arte Caparezza, di guardare alle stelle restando, sempre e comunque, profondamente autentico.