Black Mirror: Bandersnatch (FILM TV)

2018, Drammatico

Recensione Black Mirror: Bandersnatch, l'episodio interattivo su Netflix

La recensione di Bandersnatch, l'episodio interattivo di Black Mirror disponibile su Netflix e lanciato come un evento speciale.

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Bandersnatch è un episodio interattivo speciale di Black Mirror, scritto dal creatore della serie Charlie Brooker e diretto da David Slade. È un evento interattivo disponibile su Netflix, con diverse variabili che incidono anche sulla durata (quella standard è 90 minuti, ma esiste anche una versione che ne dura appena 40). Lo spettatore ha la possibilità di scegliere tra due opzioni in diversi punti dell'episodio, tra scelte apparentemente banali (il tipo di cereali che il protagonista mangia a colazione) e decisioni che hanno un effetto considerevole sulla struttura narrativa (se accettare o meno un'offerta di lavoro). Per fare la scelta si ha a disposizione un tempo limitato, di dieci secondi, scaduto il quale la storia procede secondo un percorso predefinito. La natura del progetto è riflettuta nella trama, incentrata su un giovane che nell'estate del 1984 vuole sviluppare un videogioco basato su un libro dove è il lettore stesso a scegliere la propria avventura.

Da uno specchio all'altro

"Beware the Jabberwock, my son!/The jaws that bite, the claws that catch!/Beware the Jubjub bird, and shun/The frumious Bandersnatch!" Così scriveva Lewis Carroll nel romanzo Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, dove la protagonista si ritrova ad ascoltare la poesia Jabberwocky, una composizione basata sulla mancanza di senso. Non è certo un caso che Charlie Brooker abbia scelto un termine di quella poesia, Bandersnatch, come titolo del nuovo, insolito episodio di Black Mirror, lo "specchio nero" che mette in scena le sfumature peggiori della nostra realtà e della nostra relazione con la tecnologia. Un episodio che, come altre opere di fantascienza, si rifà esplicitamente a immagini e situazioni dei testi di Carroll (in questo caso specifico, c'è una scena dove il protagonista attraversa letteralmente uno specchio), ma è anche una meditazione sulla natura stessa del programma di Brooker e, a seconda dell'esito che si sceglie, su Netflix, la piattaforma di streaming che da due anni ospita i nuovi episodi dello show.

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Non si tratta, però, di un episodio tradizionale, e non inaugura l'attesa quinta stagione del programma (che inizierà più avanti). Difatti su Netflix è disponibile come prodotto a sé, un "evento di Black Mirror" come lo descrive il servizio nell'apposita scheda. Un prodotto ibrido, dalla durata flessibile (motivo per cui l'indicazione standard non appare sullo schermo, lasciando però l'opzione dell'andare avanti o indietro di dieci secondi), che interagisce con lo spettatore anche in modi inattesi o beffardi, talvolta prendendo in giro il concetto delle scelte multiple: in una sequenza che riflette sulla nozione dell'entertainment, si fa avanti la possibilità di aggiungere un po' di action alla storia, e le due opzioni sono "Yes" e "Fuck Yeah!". In altri casi, a prescindere dalla scelta, Brooker ci porta lungo un percorso prestabilito, rivolgendo a noi lo stesso messaggio che arriva al personaggio principale: non siamo noi ad avere il potere. La decisione di presentare il progetto separatamente dal resto della serie ha anche una funzione puramente pratica, legata alla fruizione di Netflix su diversi supporti: per ragioni tecniche, l'interattività non è disponibile su determinati dispositivi, come ad esempio Chromecast.

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Chi sceglie?

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La scelta di realizzare un episodio interattivo non è una semplice trovata commerciale, come temeva lo stesso Brooker quando inizialmente rifiutò la proposta di Netflix. L'autore ha infatti concepito un racconto che funziona solo ed esclusivamente in quel formato, partendo dal concetto di altre forme narrative a scelta multipla per elaborare un pensiero più complesso e stratificato sul concetto del libero arbitrio, con meditazioni su entità invisibili e dimensioni parallele, citando autori come Philip K. Dick e George Orwell. Siamo nel 1984, anno importante per ragioni pseudostoriche (il titolo dell'episodio è anche quello di un vero videogioco che doveva uscire all'epoca e non fu mai distribuito), ma anche e soprattutto tematiche. Ed è forse da quel punto di vista che la funzione interattiva, per gli appassionati di fantascienza, si rivela più appetibile: avendo in diversi punti la possibilità di tornare indietro (tenendo conto di tutte le variabili possibili, il regista David Slade ha girato 250 segmenti distinti), si ha modo di (ri)scoprire allusioni che la prima volta erano passate inosservate, e di trovarne altre. Per usare un'immagine alla Carroll, è una caduta potenzialmente infinita nella tana del coniglio bianco.

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Il fatto che un esperimento simile, su scala davvero grande, coinvolga il mondo, o meglio i mondi, di Brooker dà all'operazione un sapore molto particolare anche per quanto riguarda il rapporto con il pubblico. Come ben sa chi segue la serie dagli inizi, ma anche chi conosce il lavoro di Brooker in generale (pensiamo soprattutto all'attualmente sospeso Wipe of the Year, dove l'autore era solito meditare in modo sarcastico sull'anno in procinto di concludersi), l'ottimismo non è un ingrediente che si trova in quantità generose, escludendo quel piccolo gioiello che è San Junipero. Il futuro (prossimo) immaginato nello show non è mai stato particolarmente roseo, che si tratti di sistemi di sorveglianza insolitamente invasivi o di una comunità dove lo status socioeconomico dipende dai like (e lo speciale ce lo ricorda, con piccoli rimandi a una decina di episodi passati). Con la modalità interattiva, il pubblico diventa complice, contribuendo all'esito di scenari talvolta molto brutali e portando alle estreme conseguenze la riflessione sulla libertà di scegliere e sulla presunta onnipotenza di chi controlla le vite di Stefan Butler (Fionn Whitehead), Colin Ritman (Will Poulter, poco presente ma strepitoso) e compagnia bella. Un meraviglioso paradosso etico di cui Brooker si fa beffa sin dall'inizio, facendo iniziare il tutto con la canzone Relax, la cui frase più celebre è stata usata anche per il marketing dell'episodio sui social: "Don't do it." Noi però facciamo, arricchendo così in modo più o meno violento la galleria di momenti cupi che caratterizzano questo peculiare insieme di universi da quasi dieci anni.

Recensione Black Mirror: Bandersnatch, l'episodio...
Max Borg
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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