BAC Nord, la recensione: la zona grigia della giustizia è su Netflix

La recensione di BAC Nord, film francese disponibile su Netflix e diretto da Cédric Jimenez che racconta la storia di tre agenti che agiscono ai confini della legalità.

RECENSIONE di 17/09/2021
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BAC Nord: un'immagine del film

Vogliamo iniziare questa nostra recensione di BAC Nord dalle tematiche che il film francese diretto da Cédric Jimenez e disponibile in catalogo su Netflix intende affrontare. Tratto da una storia vera, questo lungometraggio poliziesco racconta la storia di uno scandalo che ha colpito alcuni agenti della squadra anticrimine (la BAC, per l'appunto) di Marsiglia, rei di aver rubato e venduto droga. Nel raccontare una versione romanzata con protagonisti tre agenti, il film sceglie la via forse più facile e scontata proponendo prima un ritratto della routine quotidiana di queste persone che agiscono ai confini della legalità, consapevoli di essere dalla parte del potere e, in seguito, vederli nella situazione opposta, imprigionati e traditi dai loro stessi ideali. Non colpisce a fondo, eppure BAC Nord riesce a regalare un piacere della visione essenziale e, a tratti, pure coinvolgente.

Ascesa e caduta

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BAC Nord: una scena

Yass, Greg e Antoine sono tre agenti della BAC della zona settentrionale di Marsiglia, dove il tasso di criminalità è altissimo. I tre protagonisti sono spinti dal loro superiore a migliorare costantemente l'ordine per le strade e per i quartieri, confondendo la necessità di giustizia con la fame più burocratica a dimostrazione del loro operato. L'etica diventa numero e percentuale, anche al costo di rimanere incastrati in una zona grigia a cavallo tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Così, Antoine acquista la fiducia, promettendo di non svelarne l'identità, di un informatore anonimo del posto, capace di anticipare loro zone di incontro tra pusher e identità di spacciatori, al prezzo di una partita di droga da loro sequestrata. Il patto sembra funzionare a dovere e i tre iniziano una scalata al successo che culmina con un'importante soffiata di un incontro tra boss della malavita. Mesi dopo, però, la polizia fa irruzione nelle case dei tre agenti, li arresta con l'accusa di traffico di stupefacenti e li isola in prigione. Il caso diventa di interesse nazionale e per Yann, Greg e Antoine inizia una caduta professionale e personale. A meno che Antoine non rinunci alla propria etica da poliziotto e tradisca la fiducia dell'informatore.

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Tra giusto e sbagliato

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BAC Nord: una sequenza

Tema principale del film è il conflitto etico e morale sul comportamento degli agenti protagonisti. La domanda sembra essere una sola: è giusto assottigliare il confine tra tutore della legge e criminale pur di raggiungere il proprio obiettivo? In questo interessante scontro intellettuale si pongono sia i pregi che i difetti del film. Diviso in due parti ben definite dalla didascalia che descrive il momento temporale in cui è ambientata la storia, BAC Nord vuole troppo bene ai propri protagonisti per condannarli in tutto e per tutto. Allo stesso tempo ottimi agenti della squadra anticrimine, con una propria vita personale soddisfacente (Yass addirittura ha una moglie ed è appena diventato padre), ma arrivisti ai limiti della legge, i tre vengono infine trattati, nei minuti finali della pellicola, in maniera orgogliosa e nobile. Quasi a voler sottolineare che, per quanto fossero al limite della corruzione, non bisogna dimenticare che i veri criminali della strada sono peggiori di loro, tanto da giustificarne il loro operato fuori dai canoni della legittimità. Se inserito in un contesto di film di genere, BAC Nord avrebbe potuto essere supportato da una mancanza di esito morale per relegarsi al mero intrattenimento, ma così non è e il film fallisce in questa dimensione più civica.

Guizzi di intrattenimento

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BAC Nord: una foto del film

Va detto che, invece, quando il film decide di premere sull'acceleratore riesce a coinvolgere maggiormente lo spettatore. La lunga sequenza centrale funziona sul piano della tensione e sa catapultare il pubblico in un caos anarchico messo in scena alacremente dal regista. Sono i momenti più avvincenti del film, a cui è difficile rimanere indifferenti, in cui l'azione ha il sopravvento. Non ci si deve aspettare momenti davvero adrenalinici o spettacolarità: nel suo insieme, BAC Nord preferisce una certa semplicità sia nella messa in scena che nell'affrontare le tematiche principali. In questa schiettezza molto semplice si nasconde una certa superficialità che rende il film diretto e mai noioso, ma anche un depotenziamento che non lo rende memorabile. Caratteristiche che si riflettono nel cast d'insieme: Gilles Lellouche, François Civil e Karim Leklou funzionano attraverso il buon physique du rôle, ma non sanno dare interpretazioni memorabili. Anche i due personaggi femminili, uno dei due interpretato da Adèle Exarchopoulos, non riescono a ritagliarsi il giusto spazio risultando sin troppo accessori. La regia di Cédric Jimenez predilige quella semplicità di stampo realista senza ricercare l'inquadratura perfetta, se non nel finale, in cui la luce solare tende a modificare il punto di vista sui tre protagonisti, donando loro una caratura eroica, a loro volta vittime di un sistema corrotto.

Conclusioni

Concludiamo la nostra recensione di BAC Nord apprezzando a livello di mero intrattenimento il film, disponibile su Netflix, di Cédric Jimenez. Schietto e semplice (forse un po’ troppo viste le tematiche), il film si divide in due parti in cui trasforma degli agenti che operano in una zona grigia in vittime del sistema corrotto. Regia e scrittura si accontentano dell’essenziale e lo spettatore non può fare a meno di risultare intrattenuto per tutta la durata, anche se, evitando l’appartenenza a un genere ben preciso, il film tenta un messaggio sociale ed etico che non trova forza necessaria.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

4.4/5

Perché ci piace

  • Il film sa intrattenere per tutta la durata.
  • Molto buona la sequenza centrale più action.

Cosa non va

  • Nonostante le tematiche, il film è un po’ troppo superficiale e semplice nel rappresentare il dilemma morale.
  • Alcuni personaggi sono sin troppo accessori.