Asako e la sua insostenibile leggerezza

Semplice, lineare, delicato, il film di Ryusuke Hamaguchi intrattiene ma si rivela fin troppo leggero per colpire nel contesto del concorso di Cannes, dove è stato presentato.

Asako I & II: un momento del film

In tanti conoscono la sensazione di vivere un'ossessione amorosa. Quel tipo di sentimento ingestibile e travolgente, che finisce per spingere gli individui a atti irrazionali o avventati, per quanto ci si sforzi di mantenere un atteggiamento saggio e maturo. Tsunami di emozioni che finiscono per travolgere tutto e tutti, che spesso finiscono per far del male a chi le prova e coloro che li circondano. È un po' quel che accade alla protagonista del film di Ryusuke Hamaguchi presentato in concorso a Cannes 2018: Asako I & II, lavoro successivo a quell'Happy Hour che con le sue cinque ore di durata aveva racimolato riconoscimenti e premi in giro per i festival cinematografici del mondo.

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Asako I & II: una scena del film

Gli amori di Asako

Ad Asako basta un incontro fortuito in quel di Osaka per innamorarsi perdutamente di Baku. Un primo incontro da colpo di fulmine, sottolineato dal regista con veri e propri fuochi d'artificio, che dà il via ad una storia folle. Un rapporto complicato, perché Baku non è un tipo facile, uno di quelli che sparisce per giorni senza ragione e senza avvertire, uno dal quale gli amici avevano messo in guardia la ragazza. Eppure a lei sta bene così, almeno finché le scintille iniziali non si affievoliscono e Baku sparisce una volta per tutte. Un paio d'anni dopo, però, Asako fa un altro incontro particolare, un ragazzo di nome Ryohei che è assolutamente identico a Baku. Se inizialmente ne è stupita, poco per volta inizia a frequentarlo e instaurare con lui un forte rapporto. Dopo cinque anni, i due parlano di matrimonio, programmano una vita insieme e figli, ma l'inaspettato accade: Asako si imbatte per caso in Baku, ormai un modello e star, e si ritrova confusa e divisa tra i due amori della sua vita.

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La leggerezza di una storia

Asako I & II: Erika Karata in una scena del film

Asako racconta i sentimenti e la storia della sua protagonista con tono lieve, delicato e lineare. Hamaguchi si muove con disinvoltura e tratteggia i personaggi con altrettanta leggerezza, senza perderne di vista motivazioni e sensazioni, muovendoli tra le situazioni che compongono lo script con senso del ritmo e del racconto. Si concentra sugli eccessi di una passione, sui conflitti interiori che crea, provando a riflettere sugli errori e le scelte sbagliate alle quali può condurre. Lo fa in modo convenzionale e poco incisivo, senza mai andare a fondo, senza indagare i possibili risvolti più intimi e delicati, le conseguenze e derive che le decisioni possono avere. Affidandosi forse un po' troppo ad un sottotesto implicito alla cultura nipponica che viene poco recepito da un pubblico internazionale.

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L'importanza del contesto

Asako I & II: Erika Karata in un'immagine tratta dal film

Non possiamo dire che Asako I & II sia un film brutto, non in senso assoluto. È più un film inconsistente, inadatto al contesto di un festival internazionale di cinema nel quale ci è stato proposto. Un contesto che inevitabilmente influenza il giudizio ed è un peccato perché il film di Hamaguchi può avere un suo pubblico di appassionati di cinema nipponico in senso più ampio, risultando gradevole per una visione leggera e senza impegno, nonostante le debolezze che abbiamo evidenziato. Manca al film di Hamaguchi quell'approfondimento che ci si sarebbe aspettati, ma scivola via con la fluidità ed eleganza della messa in scena, con la delicatezza dei suoi interpreti e la dolcezza di alcuni momenti che racconta. Leggero, ma non per questo sprovvisto di un'anima, e dimostra un calore tale da poter seguire le vicende dei suoi protagonisti con partecipazione e un pizzico di emozione.

Asako e la sua insostenibile leggerezza
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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