Cannes, Annecy, ora la nomination come Miglior film d'animazione agli Oscar 2026. Questo il cammino di Arco che finalmente arriva al cinema per I Wonder Pictures. Un percorso di visibilità e riconoscimenti internazionali meritato dal film e dal regista Ugo Bnienvenu, con cui abbiamo avuto l'onore di chiacchierare per farci raccontare presupposti e dietro le quinte del suo lavoro.
Personalità eclettica, artista completo e poliedrico, Bienvenu ci ha colpito subito per la chiarezza delle intenzioni, per una spinta artistica evidente che si è concretizzata in ambiti diversi ed è ora confluita in Arco, suo debutto in un lungometraggio. Un esordio non da poco, che mette al centro della storia il personaggio che dà il titolo al film, che ha dieci anni e viene da un lontano futuro. Un viaggiatore del tempo, quindi, che proprio durante il suo primo viaggio perde il controllo e finisce in un tempo diverso dal proprio, dove conosce Iris, una ragazza sua coetanea che l'ha visto cadere dal cielo e decide di aiutarlo a tornare a casa.
La genesi di Arco e un universo espanso
Uno degli aspetti che colpisce da subito di Arco - Un'amicizia per salvare il futuro è l'ambientazione, un mondo affascinante che può far da sfondo a diverse storie. E in effetti l'ha già fatto: "Ho realizzato circa dieci libri ambientati nello stesso universo di Arco. Molti dei miei cortometraggi e video musicali, come 'Fog' o 'Sphere of Existence', fanno parte di questo mondo, che è la nostra realtà ma spostata di un piccolo grado" ci ha spiegato Ugo Bienvenu sottolineando come sia il punto di arrivo di una ricerca tematica e visiva che lo accompagna da più di un decennio. "Arco è il culmine di tutto questo lavoro precedente."
Un lavoro di ricerca a cui è riuscito a dare ulteriore visibilità internazionale non solo con la partecipazione ai diversi eventi in giro per il mondo, ma anche grazie al cast americano del film, avvenuto grazie a un supporto d'eccezione che ha dato la spinta decisiva al film. _"In America volevamo divertirci e siamo stati fortunati perché avevamo Natalie Portman nel team. Ed è stata proprio lei a chiamare personalmente ogni attore che volevo, parlando direttamente con loro invece che con i loro agenti. Dopo aver visto il film in francese, hanno accettato tutti nel giro di un'ora, senza nemmeno parlare di soldi, perché credevano nel progetto."
Lo stile del film e di Bienvenu, nel nome di un'immaginazione da allenare
Un progetto che infatti colpisce in prima battuta, anche e soprattutto per lo stile visivo messo in campo da Ugo Bienvenu, che fonde tradizioni apparentemente distanti per creare un approccio personale. "Il mio stile è un mix mondiale" ci ha detto, "c'è l'influenza del design 'Streamline' americano anni '50 di Raymond Loewy, ma anche i colori che porto dentro dal Guatemala e dal Messico. In particolare il modo in cui disegno viene dal Giappone, da Akira Toriyama e Dragon Ball Z. È un cocktail tra linee americane, spirito giapponese e sensibilità europea."
Una summa di suggestioni diverse nel nome della creazione artistica e l'intenzione di preservare l'ingegno umano. Una posizione forte nell'era dell'Intelligenza Artificiale, verso il cui uso, o abuso, è critico. "L'IA dice: 'lascia a me l'immaginazione e le decisioni', ma questo è pericoloso. L'immaginazione è un muscolo e va allenato: è ciò che rende la vita vivibile e bella. Se smettiamo di usarla delegando tutto alle macchine, la nostra realtà diventerà piatta. È per questo che molti giovani oggi soffrono: i social media non allenano il muscolo dell'immaginazione."
La provocazione di Ugo Bienvenu
Un discorso che condividiamo e che sfocia in modo naturale in una provocazione nei confronti dei colleghi, accusati di leggere pochi libri. Errore che lui non commette: "Leggo molti più libri di quanti film guardi" ci ha infatti spiegato e fare il contrario "penso sia un limite delle nuove generazioni di registi: guardano solo cinema e così i film diventano solo 'cocktail' di altri film già visti". Una realtà che si autoalimenta, in modo in fondo non dissimile da quello che fanno le Intelligenze Artificiali, che rielaborano materiale già esistente. "Per fare cinema che abbia sostanza, bisogna guardare altrove, alla letteratura e alla vita vera." E guardando Arco capiamo quanto ha ragione.