Scherma, judo e tiro a segno. Agon, l'esordio alla regia di Giulio Bertelli, mischia cinema e disciplina sportiva, in un racconto triangolare tutto al femminile, dove le atlete affrontano il sacrificio e l'allenamento in un racconto che fonde diversi linguaggi, calcando sull'influenza tracciata dai videogiochi.

Presentato alla SIC di Venezia 82 (e ora su MUBI), Agon vede protagoniste Yile Vianello, Sofjia Zobina e anche Alice Bellandi, judoka medaglia d'oro alle Olimpiadi di Parigi. "Il judo è il mio lavoro, e l'ho rappresentato in Agon", dice la campionessa durante la nostra intervista, "Solo attraverso la sofferenza possono arrivare i risultati. Per me è il motore, ti spinge a conoscere te stesso. Non sarei mai arrivata ad un oro senza le sconfitte e il dolore, guardandomi allo specchio".
Agon: intervista a Giulio Bertelli, Yile Vianello, Sofjia Zobina e Alice Bellandi
Nel corso del nostro incontro, Giulio Bertelli ha spiegato che oggi "si fatica a portare a termine le cose, esplorando in modo adeguato la nostra attività. Nel film ci confrontiamo con l'idea di non riuscire a fare ciò che vogliamo, declinando il tutto verso lo sport".
Del resto, cinema e sport è un binomio perfetto, capaci di coinvolgere su più livelli. _"Sono stato un atleta professionista, e navigando in mare aperto mi sono detto: 'cosa sto facendo?'. Lo sport potrebbe essere astratto per molte persone, ma come spettatori è più facile recepirlo. Una stranezza capace di arrivare al pubblico, senza che si ponga troppe domande. Con Agon ho reinterpretato il film sportivo, in maniera diversa".
Il tema del sacrificio
Il concetto del sacrificio e dell'impegno taglia a metà la sceneggiatura di Agon. Una sorta di cortocircuito, visto che oggi nessuno è più disposto a sacrificarsi. Secondo Yle Vianello adesso "abbiamo tutti pronto. Non vogliamo più aspettare, non vogliamo più fare le cose in cui bisogna impiegare del tempo". Dall'altra parte, Sofjia Zobina, confida che: "Non c'è nulla di più divertente del sacrificio. Alla fine non è divertente quando ti danno il premio, è divertente il percorso. Una volta che arrivi, ti chiedi qual è la prossima avventura. Se si vivesse il sacrificio come qualcosa di divertente, saremo tutti più contenti. Dovremmo lavorare su di noi".
Tra sconfitta e vittoria

Questione di vittoria e, soprattutto, di sconfitta. Un valore che, forse, si è dimenticato. Secondo Alice Bellandi, "Nello sport c'è la tendenza a vedere che la sconfitta come fallimento. Invece nella sconfitta ci sono le opportunità per capire che cosa deve essere curato, messo a posto e anche capire cosa tu vuoi nella vita. Pochi giorni prima dell'Olimpiade ho avuto davanti a me la più grande paura. In un giorno dovevo giocarmi 26 anni di vita. Nel momento in cui ho detto 'se va male non muoio e ricomincio' ho capito cosa fosse l'accettazione. La sconfitta non definisce quello che tu sei. Ti dà semplicemente una visione diversa e nuova. Un'opportunità per poterti reinventare".