Creatività, visione, pragmatismo. Un racconto che corre, a metà tra l'Italia e l'Inghilterra. Al centro di A Year in London di Flaminia Graziadei c'è Olivia (interpretata da Nina Pons), una giovane e talentuosa stilista che, partita dal Sud Italia, arriva a Londra per studiare in una delle più prestigiose università di moda. Per lei non sarà facile. Cercando un equilibrio, trova una guida in Nina Clark (Melanie Liburd), designer affermata, nota per il suo impegno nella moda inclusiva e sostenibile.
Tra le due nasce un rapporto che andrà oltre il lavoro. Del resto, A Year in London, è una riflessione profonda sulle contraddizioni del nostro tempo: dalla sostenibilità nel fashion alla ricerca di un'identità che non sia soffocata dalle etichette.
A Year in London: Melanie Liburd, Nina Pons e Flaminia Graziadei raccontano il film
In occasione dell'uscita del film, Movieplayer ha incontrato la regista Graziadei e le protagoniste Melanie Liburd e Nina Pons partendo proprio dal concetto di fast fashion. Una piaga ecologica, ma anche l'unico accesso alla moda per la maggioranza delle persone. Liburd spiega: "Sappiamo quanto la fast fashion stia danneggiando il mondo. Leggevo di cumuli di vestiti che finiscono nell'atmosfera e nel terreno per sempre. È fondamentale dare vita a nuove iniziative; dobbiamo rendere la moda accessibile e sostenibile, come una volta, quando i capi erano fatti per durare. Se investiamo tutti in questo, il cambiamento è possibile".
Sulla stessa linea l'autrice, che propone soluzioni concrete: "La fast fashion si distrugge velocemente e crea residui rapidi. Capisco il bisogno di vestirsi bene senza cifre astronomiche, ma ho due idee: che i grandi brand creino linee accessibili con la stessa cura dell'alto livello, e che si combatta la 'psicosi' del nuovo. Nel film ne parliamo: bisogna ridisegnare i capi esistenti con costi minori, rendendoli accessibili ma etici".
Nina Pons aggiunge: "Bisogna essere elastici: se continuiamo così, tra un po' non esisteremo più. O si trova una soluzione o è finita. Ognuno di noi deve fare uno sforzo quotidiano; è nell'insieme che si fa la differenza".
Sotto pressione. Come restare a galla
Lavorare nel cinema e nella moda significa convivere con lo stress da prestazione. Ma come si gestisce il peso delle aspettative? Per Nina Pons: "Bisogna sapersi separare dal lavoro. È difficile, ma necessario capire cosa ti tiene in vita oltre la professione. A volte tendiamo a dimenarci come in acqua, quando basterebbe stare fermi per non andare giù. Non salviamo vite umane, facciamo un lavoro meraviglioso che ha un elemento ludico estremo. Ridimensionare aiuta a vedere le cose per come sono".
Melanie Liburd sposta la luce sul valore sociale: "In questo business ricevi tanti 'no' e ci vogliono anni per farcela. Devi amarlo. Per me la parte più importante è l'impatto che posso avere: quando ero giovane e guardavo la TV, volevo vedere persone che mi somigliassero per orientamento o etnia. Far sentire le persone 'viste' è la realtà, anche se la rappresentazione manca ancora spesso".
Per la Graziadei, invece, la pressione è fondamentale: "Io amo la pressione, mi tiene viva, vivo di adrenalina. Quella creativa è fonte di vita. Certo, in questo film sono stata anche produttrice per la parte inglese e lì la pressione finanziaria l'ho sofferta fisicamente, ma la regia è un privilegio. Poter fare ciò che mi nutre intellettualmente ogni giorno è ciò che mi muove nella vita".
La ricerca di un posto nel mondo
Se la moda è il contesto, A Year in London parla essenzialmente della ricerca del proprio posto nel mondo. Un obiettivo che per le tre artiste non è un traguardo fermo, anzi. Riflette Melanie Liburd: "Non vorrei fare nient'altro, ma il mio lavoro non mi definisce. Cerco costantemente di essere la versione migliore di me stessa, cercando le cose che amo. È un'esplorazione divertente".
Flaminia Graziadei punta sulla sincronizzazione: "Ogni punto d'arrivo è una nuova partenza. Cerco di restare sintonizzata con la vita; a volte ciò che sembra andare storto è un passaggio necessario per arrivare dove non avresti mai pensato. Non ho un posto fisso, resto aperta a quell'energia che chiamo vita".
Infine, Nina Pons chiude con una riflessione che si sposta sulla connessione interiore: "La cosa fondamentale è trovare una centratura in un mondo pieno di distrazioni. Essere connessi non significa sapersi rapportare. Oggi mi sento felice della mia scelta, anche se dire 'felice' fa quasi paura. Sono giovane, magari domani mi sveglierò con un'altra idea, ma per ora resto aperta".