Terminator 2 - Il giorno del giudizio 3D

2017, Azione

Terminator 2: perché funziona ancora dopo 26 anni. Anche in 3D

Abbiamo visto a Berlino la versione rimasterizzata in tre dimensioni del sequel firmato da James Cameron e ci siamo stupiti di scoprirlo ancora efficace dopo 26 anni dalla sua realizzazione.

James Cameron e Arnold Schwarznegger sul set di Terminator 2

26 anni non sono pochi. Più di un quarto di secolo, un tempo sufficiente affinché un neonato diventi adulto a tutti gli effetti. Un lasso di tempo che pone la sua naturale patina di vissuto su ogni cosa, che rende molte cose vecchie al di là di ogni possibile sforzo nel giudicarle diversamente. Quando si parla di arte, il tempo che passa permette di porre il marchio del classico su un'opera, ma soprattutto quando ci si trova al cospetto di arti moderne come quella cinematografica, un cosiddetto classico mostra inevitabilmente i segni del passaggio del tempo.

Non ci siamo stupiti di scoprire che non è necessariamente così per Terminator 2 - il giorno del giudizio, uscito nelle sale americane nel 1991 (da noi abbiamo dovuto aspettare l'anno successivo) e pronto a tornare alla ribalta grazie ad una versione rimasterizzata in 3D curata dallo stesso suo regista di culto, James Cameron. Il film nella sua versione stereoscopica arriverà nelle nostre sale presto (non c'è ancora una data, ma si parla della primavera) e per ora è stato presentato in prima mondiale al Festival di Berlino, accompagnato da un collegamento in streaming con il suo autore.

Il giorno del giudizio

Terminator: Arnold Schwarzenegger nell'iconico ruolo

Tutti dovremmo conoscere il tema di Terminator 2, ma occorrerà ricordare rapidamente che il film riprende lo spunto del suo capostipite, quello di un futuro dominato dalle macchine, un 2029 in cui gli esseri umani finalmente riescono a rialzare la testa grazie alla forza di John Connor. Se nel primo film, le macchine mandavano un robot nel passato per uccidere la madre ed impedirne la nascita, nel sequel provano ad uccidere direttamente il futuro leader della resistenza umana, ancora ragazzo, mandando un altro terminator, un T-1000, più moderno e letale. A sua difesa, torna nel passato un T-800, lo stesso modello dell'avversario del primo film, ovvero lo stesso iconico attore, Arnold Schwarzenegger.

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Terminator 2: il temibile T-1000

Un punto che in passato abbiamo sottolineato, è la capacità di Cameron nel riprendere storie preesistenti, rielaborarle, darle nuova sorprendente vita. Lo aveva fatto con Aliens - Scontro finale, ha ripetuto l'impresa con Terminator 2, che riesce a superare la già brillante idea del primo film, completandola di altri spunti e temi, arricchendola visivamente facendo fare passi in avanti nettissimi alle tecnologie degli effetti visivi dell'epoca. Il film è infatti la prima applicazione massiccia del cosiddetto morphing, introdotto dallo stesso Cameron in Abyss, usato nel video di Black or White di Michael Jackson, ma glorificato dalla sua perfetta applicazione alle capacità mutevoli del nuovo terminator composto di metallo liquido.

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Un effetto, quello del morphing che mostra ovviamente i segni del tempo (siamo abituati oggi a vedere ben altro su schermo e lo stesso Cameron ha oltrepassato altri limiti con Avatar), ma non dà mai la sensazione di superato per il modo perfetto in cui è integrato nella storia. Vecchio, ma non obsoleto, per sfruttare una battuta dell'ultimo Terminator che ha visto la luce, una delle poche cose positive del film.

Il paradosso temporale

Terminator 2 - il giorno del giudizio: Linda Hamilton in una scena del film

Guardando nuovamente Terminator 2 su grande schermo, grazie alla proiezione alla Berlinale, ci sentiamo un po' all'interno dello stesso paradosso del film, torniamo indietro nel tempo così come i suoi protagonisti, riviviamo sensazioni, ammiriamo nuovamente il lavoro del regista di Avatar come se fosse la prima volta. Perché a 26 anni di distanza, 25 per noi Italiani, il sequel di Terminator ha ancora lo stesso identico sapore di allora. Merito di un autore capace di vivere al di fuori del tempo, di attingere al passato del cinema, renderlo moderno o, meglio ancora, fuori dal tempo. Lo stile di Cameron è infatti universale, non cavalca le mode e le tendenze, ma le fa sue, le rende utile strumento narrativo. Gli effetti visivi (il morphing di T2, la CGI e la terza dimensione di Avatar) sono talmente integrati nel racconto, così naturali e spontanei, così giustificati, da permetter loro di sfuggire alle trappole del tempo che passa.

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La visione (tridimensionale) di Cameron

Terminator 2, una foto dal set

Ancora più sorprendentemente, ha senso l'aggiunta della terza dimensione. Così come fatto per Titanic in 3D, Cameron ha curato la conversione stereoscopica di Terminator 2 per riportarlo in sala e permettere ad una nuova generazione, che ha conosciuto il film sugli schermi casalinghi, di guardarlo nuovamente su grande schermo. E come per Titanic, non appare un'operazione fine a sé stessa, perché il film sembra essere stato pensato per avvalersi della profondità data dal 3D. Anche qui, il merito è di una visione cinematografica di ampio respiro, che sfrutta la profondità di campo e che costruisce la scena in modo da portarci al suo interno. A differenza di tanti film usciti oggi direttamente in 3D senza che questa tridimensionalità aggiunga niente, Terminator 2 acquista corpo e spessore, e la terza dimensione non fa che sottolineare un aspetto che nel film di Cameron c'era già.

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Il limite del 3D oggi, quello che ha quasi del tutto smorzato gli entusiasmi del pubblico al riguardo, è un limite degli autori che non ne sanno sfruttare le potenzialità. Cameron lo ha fatto con Avatar per la prima volta, ma con le versioni rimasterizzate sia di Titanic che di Terminator 2 ha sottolineato come il suo cinema avesse già quell'anima ed era più avanti di tanti, troppi, suoi colleghi.

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Antonio Cuomo
Redattore
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